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La boxe ha un unico re: Usyk compie il miracolo, batte Fury ed unifica le cinture

Se vincesse sempre il più grosso, l’elefante sarebbe il re della foresta“: queste le profetiche parole di Oleksandr Usyk, che il giorno 18 maggio 2024 ha compiuto l’impresa a Riyadh, in Arabia Saudita, sconfiggendo per split decision Tyson Fury e riunificando dopo un quarto di secolo le quattro principali cinture mondiali dei pesi massimi di pugilato (WBC, WBA, IBF e WBO) a 25 anni dall’ultima unificazione di Lennox Lewis. L’ucraino, bilanciando cuore e tecnica, ha conquistato tutti i titoli e coronato il sogno di una vita infiammando l’arena e scuotendo tutto il mondo del pugilato.

L’ucraino non bucherà lo schermo come un Muhammad Ali o un Mike Tyson, non avrà la potenza di Goerge Foreman né di Joe Louis, ma ha dato prova di coraggio, cuore e tecnica da vendere, unita ad un approccio pulito e rispettoso alla boxe ed ai suoi avversari, mantenendosi lontano da stupidi dissing e trash talking (a differenza di Fury, maestro del settore) e concentrandosi sullo sport più che sulle parole.

Usyk alza al cielo la cintura di campione del mondo unificato - Kombatnet
Usyk alza al cielo la cintura di campione del mondo unificato – Kombatnet

L’incontro, tenutosi il 18 maggio 2024 alla Kingdom Arena di Riyadh, non ha deluso le attese. A bordo ring un Anthony Joshua, possibile sfidante lineare, guardava attento la situazione, studiando entrambi i colleghi e commentando con Cristiano Ronaldo seduto al suo fianco. Anche Wladimir Klitschko tra il pubblico, ora lontano dalla sua madrepatria, era lì a supportare il compatriota ed ha colto l’occasione per un assist politico al fratello, sindaco di Kiev.


Sin dal gong iniziale si è capito che il match sarebbe stato un evento fuori dal comune. Il fuoriclasse ucraino si è dimostrato subito particolarmente aggressivo sorprendendo Fury, 2,06 metri di altezza per 120 kg, che ha provato a dettare il ritmo usando il maggiore allungo per tenere lontano l’avversario.

La terribile potenza di Fury contro Oleksandr Usyk - Kombatnet
La terribile potenza di Fury contro Oleksandr Usyk – Kombatnet

Dopo un breve inizio di studio, Fury ha preso le misure ed è stato capace di annullare con la sua stazza, i movimenti di tronco ed il suo jab, l’assalto del più piccolo Usyk (1,91 metri per 100 kg). Per varie riprese infatti il “Gypsy King” è stato il padrone del ring, arrivando persino a scuotere con un paio di diretti l’avversario.

I pronostici più accreditati vedevano un Usyk saltellante per il ring che fuggiva dalle bordate di Fury: ma l’ucraino ha deciso di cambiare le carte in tavola, andando al corpo di Fury per sfiancarlo ed accumulare punti mentre evitava colpi pericolosissimi con l’agilità di un peso leggero.


Tyson Fury showman vs Oleksandr Usyk - Kombatnet
Tyson Fury showman vs Oleksandr Usyk – Kombatnet

Fury sembrava comunque particolarmente sicuro di sé: si è permesso di scimmiottare Ali andando a bordo ring richiamando l’attacco dell’ucraino con le braccia appoggiate al ring, ha incitato il pubblico con le solite smorfie ed ha messo in piedi tutta la sua “showmanship“. Ma “The Cat” non ha mai mollato la presa, continuando a muoversi e cercare la misura per affondare i suoi colpi al corpo delRe Tzigano“.

Il punto di svolta è arrivato nell’ottava ripresa, quando un terribile gancio sinistro di Usyk ha centrato il naso del britannico. Fury ha accusato il colpo ed ha capito “che anche un dio-re può sanguinare“, tornando all’angolo con meno spavalderia.

Usyk colpisce duramente al volto Tyson Fury - Kombatnet
Usyk colpisce duramente al volto Tyson Fury – Kombatnet

Il nono round ha fatto alzare in piedi gli spettatori presenti ed anche quelli che in tutto il mondo stavano guardando l’evento in streaming. Tre cannonate di Fury subito il suono della campana iniziale hanno fatto pensare ad un cambio di ritmo per il britannico, ma Usyk non si è scomposto e ha cercato ancora la corta distanza, trovata in tre ganci sinistri che resteranno scolpiti nella storia della nobile arte.


Fury accusa, barcolla e crolla sulle corde. Usyk vede aprirsi uno spiraglio nel velo della storia che gli fa sentire l’odore delle cinture: avanza, attacca, Fury è in balia dell’avversario, lo sguardo perso ed il volto tumefatto. In molti credono che il match sarebbe dovuto essere interrotto: Fury è stato salvato dalla campana e soprattutto dall’arbitro Mark Nelson, che ha interrotto l’assalto dell’ucraino per contare il britannico, appeso alle corde e palesemente scosso.

Tyson Fury crolla sulle corde e rischia il TKO - Kombatnet
Tyson Fury crolla sulle corde e rischia il TKO – Kombatnet

Se non fosse stato un match per l’unificazione delle cinture, in qualsiasi altro contesto sarebbe stato un KOT. Ma la posta in gioco era troppo alta e la prudenza dell’arbitro ha fatto allungare il tempo e lo spazio fino a modificare il corso della storia.

Nonostante l’assist divino, da quel momento Fury non ha più avuto il controllo dell’incontro ed ha dovuto difendersi con esperienza e cuore dalle imbeccate micidiali dell’ucraino, ora padrone assoluto del centro del ring. Usyk ha dovuto cambiare stile, la guardia alta, il footwork ed i movimenti di tronco più rigidi e lenti mentre le costole venivano continuamente messe alla prova dai guanti verdi di Fury, fermamente deciso a non scendere dal trono.


Ma nonostante i terribili colpi al corpo ed i pericolosi jab di Fury, Usyk è riuscito a non fornire con la sua testa un bersaglio diretto a Fury, riuscendo ad annullarne la forza grazie ad un uso intelligente della distanza. Si ipotizzava che Fury, se in difficoltà, avrebbe tentato di legare per usare il peso come elemento sfiancante; ma non solo non c’è riuscito, addirittura ne è caduto vittima, finendo incredibilmente più volte sotto l’ascella di Usyk, capace di legare al momento giusto ed usando le tecniche del gigante a suo favore.

Il dodicesimo round è stato un capolavoro del quadrato: Fury ormai stanco si affidava ai suoi montanti che però scivolavano via sull’imprendibile Usyk, ormai deciso a salire sul gradino più alto della storia del pugilato arrampicandosi con il suo gancio sinistro, ma senza mai scoprirsi: la posta in gioco era troppo alta.

Al termine delle 12 riprese il giudice Manuel Oliver Palomo ha segnato 115112 e Craig Metcalfe 114113 per Usyk mentre Mike Fitzgerald ha segnato 114113 per Fury. Il verdetto ha così incoronato il trentasettenne di Simferopol come nuovo campione indiscusso dei pesi massimi dopo il regno di Lennox Lewis del lontano 1999.


Aspettavo questo momento da tutta la vita” ha esultato Usyk dedicando la vittoria all’Ucraina. “Gli ucraini sanno colpire duro” ha commentato con orgoglio il presidente Zelensky.

Fury si è detto sicuro di aver vinto pur accettando il verdetto ed ha invocato subito la rivincita già prevista da contratto per il prossimo 12 ottobre: tuttavia ha reso onore all’avversario, come di consueto risolvendo tutte le diatribe pre matcha tarallucci e vino” (chi è convinto che il dissing ed il trash talking pre match non siano recite che seguono copioni già scritti, dovrebbe fare un bagno di realtà). Il presidente del Ministero dell’Intrattenimento dell’Arabia Saudita ha confermato la data per la rivincita: tuttavia il match non sarà valevole per tutte le cinture ed il titolo, almeno per ora, rimarrà a Usyk.

Usyk, che è dovuto ricorrere alle cure mediche per una mandibola fratturata, ha dichiarato nell’intervista post-match di non voler pensare alla boxe ora, dopo sette mesi di camp nei quali ha mancato la nascita di sua figlia, i compleanni di suo figlio e della sua famiglia per prepararsi al match.


Non voglio pensare alla boxe ora” ha risposto, interrogato su un possibile rematch. “Non faccio boxe perché non ho soldi. Faccio boxe perché mi piace. Tra pochi mesi compirò 36 anni e pratico la boxe da quando ero bambino. Tutto ok, ma quando finisce? Con 100 match, danni cerebrali e una sedia a rotelle? Non credo. Per ora so che mi sto divertendo, davvero, quindi continuerò a farlo. Quando non potrò più farlo, allora farò le valigie“. Usyk ha concluso poi l’intervista parlando di suo padre scomparso nel 2012 e commuovendosi al suo ricordo.

Ha lasciato poi la sala con il suo ormai storicopayoff” in broken english: alla domanda “How do you feel?” ha risposto “I am feel, I am very feel“, ormai diventato un suo motto stampato su magliette e gadget in tutto il mondo.

Usyk a casa con la cintura di campione del mondo unificato dei pesi massimi - Kombatnet
Usyk a casa con la cintura di campione del mondo unificato dei pesi massimi – Kombatnet

Ora il campione può godersi un meritato riposo: ha compiuto l’impresa ed è entrato nell’olimpo dei più grandi di sempre. Non per molto, però: i nemici si ammassano rapidamente attorno al castello ed in molti verranno presto a reclamare la corona del re.


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