Ruiz vs Joshua 2

Si è appena svolto il match “Ruiz vs Joshua 2”, rivincita attesissima sopratutto dopo la precedente inaspettata vittoria del messicano nel match precedente, con la conseguente conquista dei titoli.

Francamente l’incontro intero NON L’HO ANCORA VISTO, ma non ho potuto fare a meno di leggere considerazioni sul web e sui vari gruppi che parlano di SDC.
Vi è una gran polemica in corso per quanto riguarda la vittoria di Joshua, su un cliché abbastanza comune per la verità. Ovvero che Joshua limita il contatto, mantiene la distanza, sfrutta l’incredibile allungo rispetto a quello dell’avversario, evita situazioni pericolose, mette dentro punti e porta a casa la vittoria ma annoia il pubblico e gli spettatori.

Sicuramente l’incontro aveva un certo rilievo, non solo a livello mondiale e mass mediatico ma anche per i singoli pugili. Ognuno di essi era motivato per vincere.
Pensateci: per Ruiz è l’occasione della vita, mentre per Joshua è l’ultima occasione.
Non che obbligatoriamente si sarebbe dovuto ritirare come molti dicono, ma avrebbe fatto quello scivolone da cui è difficile risalire.

Avendo in mente queste premesse è inutile lamentarsi dell’incontro, ognuno ha usato la strategia tattica migliore per cercare di vincere. Joshua dal suo punto di vista non ha sicuramente dato peso alla spettacolarità del match. L’obiettivo era vincere, riconquistare i titoli punto. Quello che lui ha messo in palio era di gran lunga maggiore rispetto a quello messo in palio da Ruiz.

Concludendo penso che Joshua non poteva veramente sbagliare in questo match, e nonostante sia uscito criticato negativamente e Ruiz sia uscito a testa alta, ha fatto il lavoro che doveva fare ed ha fatto bene.
I colpi del messicano sono potenti, scambiare sarebbe stato troppo rischioso per Joshua in un match il cui contesto non gli avrebbe permesso di assumersi questo rischio.
Per quanto possano essere poco spettacolari alcuni match non si vincono soltanto con la forza ma sopratutto di intelligenza.

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Intervista a Mario Zanotti

Intervista al Maestro Mario Zanotti, istruttore di Muay Thai/K1/Kickboxing, promoter ed organizzatore di eventi sportivi

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Intervista a Cristian Faustino

In occasione dell’evento “Yokkao Fight Night” di sabato 30 novembre 2019 a San Lazzaro di Savena (BO) dove Kombatnet sarà presente, cogliamo l’occasione per intervistare il campione del mondo Cristian Faustino, che incrocerà guanti e tibie con il noto campione thailandese Singdam in un incontro che si preannuncia spettacolare!

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Kombatnet - Social network per arti marziali e discipline da combattimento

21 motivi per iscriversi a Kombatnet

21 MOTIVI PER ISCRIVERSI A KOMBATNET

È una giusta domanda: perché iscriversi a Kombatnet?

In fondo, non c’è già FACEBOOK?

Giusto! Ecco allora un elenco (non esaustivo) di validi motivi per iscriversi al primo social network dedicato ai fighters, alle discipline da combattimento ed a tutte le attività correlate.

1. Troverete persone che parlano la stessa vostra lingua. “Jab”, “Gedan Barai”, “Tora Yop Chagi” e “Question Mark Kick” saranno termini compresi da tutti nella vostra cerchia di amici.

2. Amplierete le vostre conoscenze in altri ambiti marziali. Per quanto siate in contatto con il vostro mondo ci sarà sempre qualcuno che ancora non conoscete che pratica la vostra stessa disciplina: su Kombatnet avrete la possibilità di conoscerlo molto più facilmente.

3. Potrete promuovere al meglio la vostra figura di atleta. Immersi in un ambito qualificante e qualificato, in mezzo ad atleti, enti, federazioni, aziende e marchi noti, promoter e organizzatori di eventi, la vostra figura sarà messa in evidenza più che in ogni altro social network.

4. La vostra palestra sarà in vista in un sito specializzato. Non avrete una “generica pagina Facebook o Instagram” come una qualsiasi altra attività (un negozio di fiori come una concessionaria di automobili): sarete IN ELENCO SU KOMBATNET.

5. Avrete possibilità di trovare avversari per gli incontri: risolvere la tipica problematica situazione dove un fighter si infortuna una settimana prima del match sarà molto più semplice da risolvere.

6. Potrete aprire un negozio su Kombatnet e vendere i vostri prodotti online. Risparmierete in pubblicità contando su una utenza già targettizzata ed avrete la possibilità di gestire ogni fase della vendita in maniera automatica.

7. Potrete fare inserzioni a pagamento molto più efficaci rispetto ad altri social, dove la massa di utenti non consente un ROI (ritorno dell’investimento) conveniente. Ogni annuncio su Kombatnet sarà visto unicamente da fighters, enti ed aziende del settore, in numero quotidianamente crescente.

8. Su Kombatnet non esiste alcun tipo di visualizzazione “falsata” da un algoritmo che premia alcuni e danneggia altri. I post della community sono visibili a tutti in ordine cronologico e l’utente può scegliere chi e cosa visualizzare in piena autonomia.

9. Potete curare un vostro blog personale: su Kombatnet avete uno spazio per curare un vostro blog e pubblicare articoli sugli argomenti che vi interessano o ai quali volete dare risalto, siano essi vostri progetti o commenti ad attività altrui (match famosi, iniziative federali, scelte dei campioni e via dicendo).

10. Entrerete a contatto direttamente con i campioni: come già detto il flusso principale (“bacheca”) di Kombatnet è costituito da tutti i messaggi di tutti i partecipanti in maniera incondizionata, quindi non vi perderete mai i post dei vostri fighter preferiti.

11. Potrete pubblicare annunci pubblici (simili agli “Eventi” di Facebook ma molto più versatili), sia gratuitamente che sponsorizzati, per diffondere una notizia o una richiesta specifica.

12. Potrete creare gruppi pubblici, privati e segreti proprio come su Facebook, ma specifici per la vostra attività o disciplina: non ci sarà nessun disturbo o richiesta da parte di persone che non hanno nulla a che fare con il mondo dei fighters.

13. Non sarete inondati di pubblicità inutile! Come nelle riviste specializzate si predilige l’inserzione “tecnica”, su Kombatnet vedrete sempre dell’advertising legato alla vostra attività ed ai vostri interessi.

14. Visualizzerete foto e video più pertinenti ai vostri interessi: i contenuti postati dagli utenti saranno in linea con il tema trattato dal sito, ossia il fighting.

15. Potrete discutere di argomenti che vi interessano. Facebook ed altri social sono diventati, da luogo di discussione, una mera bacheca dove postare foto e meme. Instagram ne è la riprova. Foto e video sono il contenuto multimediale più diffuso, anche perché più semplici da capire da una utenza non specializzata. Su Kombatnet avrete la possibilità di trovare persone con le quali discutere di argomenti sullo stesso piano in tutta libertà.

16. È free! Non è richiesto alcun pagamento per partecipare a Kombatnet. Se lo si vuole, si può accedere a servizi a pagamento aggiuntivi e corollari come le inserzioni, ma l’utilizzo è al 100% gratuito e libero per ogni persona fisica o giuridica che sia nell’ambito del fighting.

17. È uno spazio dove i giornalisti possono trovare materiale quotidiano. Un conto è andare a cercare le notizie sportive sulle arti marziali e le discipline da combattimento nei vari siti web… ed un conto è avere un unico luogo dove le notizie vengono da te, con commenti e reazioni in tempo reale dei diretti interessati! Per un giornalista sportivo Kombatnet è una occasione ghiotta di partecipazione e di sviluppo della propria attività personale.

18. È uno spazio dove i blogger/vlogger e le testate online possono trovare utenza. Ogni sito web o canale social a tema fighting può riproporre i propri video ed i propri contenuti semplicemente ripostandoli in bacheca, con il conseguente vantaggio di raggiungere immediatamente una utenza selezionata! Un modo perfetto per attrarre utenti interessati.

19. Meglio pochi interessati che tanti disinteressati. In tanti hanno sperimentato l’inefficacia di campagne di marketing rivolte a grandi numeri di persone, che poi si rivelano assolutamente disinteressate al proprio prodotto. Sentir parlare di “9 milioni di utenti” è molto interessante per chi vuole creare una inserzione, ma se l’engagement reale coinvolge poche centinaia di persone il ROI cala rovinosamente e la campagna diventa inutile o, peggio, dannosa.

20. Non c’è “rumore di fondo”: i venti like che provengono dai parenti sono sicuramente piacevoli dal punto di vista umano ma quando si parla di engagement (persone realmente interessate al tuo stage, al tuo incontro, al tuo video commento) è meglio avere a che fare con numeri reali. In più in una discussione tendenzialmente interverranno persone competenti e solo raramente ci saranno commenti fuori luogo. Pochi, ma buoni.

21. Su Kombatnet si possono raggiungere tante persone interessate in poco tempo. Niente più campagne di marketing per mesi, nel tentativo di raggiungere quante più persone interessate possibile: su Kombatnet i fighter sono già tutti lì!

Che aspetti allora? Iscriviti ora!

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Perdere sul ring, vincere sui social

Perdere sul ring, vincere sui social

Leggo i resoconti dei vari match la mattina che si dividono equamente (per statistica) in sconfitte e vittorie e mi domando quanto i social network abbiano cambiato la gestione psicologica della sconfitta.

A mio avviso moltissimo.

Per iniziare, una volta c’era meno diffusione degli sport da combattimento e chi arrivava a comparire nelle pagine dei giornali era già un campione. Nessuno (o poco) spazio per i dilettanti ed i professionisti di primo pelo.

I più visibili quindi erano solo i professionisti famosi: chi vinceva era il dio assoluto e chi perdeva doveva fare i conti con solo sé stesso e la eco dei titoli che lo davano per “sconfitto“, “finito“, “da buttare”. Una pressione psicologica non da poco.

Oggi, volente o nolente, non è più così: esistono i social dove tutti, sia chi ha un curriculum sportivo enciclopedico sia chi ha tirato il primo calcio ieri l’altro, hanno la loro bella vetrina sul mondo ed il numero di follower che li segue fa di loro dei “campioni” (virgolette d’obbligo).

Effettivamente il numero di follower è un parametro di quanto interesse si riesce a generare ed è un numero che interessa moltissimo gli organizzatori di eventi: un bravissimo fighter che combatte in un palazzetto vuoto non dà da mangiare a nessuno.

Di contro, un brocco inguardabile con un grande seguito può paradossalmente “dar da mangiare” a molte persone: e questa cosa si rileva non solo nel mondo dei fighter ma in qualsiasi altro ambito dove si vendano immagine ed eventi. Le cifre esorbitanti date ai calciatori non sono certo funzioni delle loro capacità di dribblare o fare goal.

Ma non è tanto sul seguito e relativi introiti che voglio puntare il riflettore stavolta, quanto sull’aspetto psicologico della sconfitta. 

Oggi, giustamente, i maestri o gli stessi atleti scrivono ogni giorno il resoconto dei match del weekend sui social ed ogni singolo nome viene alla ribalta, correlato di immagini e video dell’incontro, anche se è un classe N di un paesello di provincia di mille anime.

E questo è bellissimo, giustissimo e doveroso, senza retorica alcuna. Ieri sera ero incollato allo schermo per sapere come fosse andato il match di un grandissimo fighter che seguo e stimo tantissimo, Davide Armanini. E non vedevo l’ora di leggere una sintesi dell’incontro, sua o del suo maestro. 

Com’è normale che sia ogni cambiamento tecnologico consistente provoca un terremoto sociale e psicologico che va compreso ed analizzato.

Nel caso dei fighter penso ci siano numerose declinazioni possibili di questo effetto, a seconda del contesto, dell’evento e delle reazioni pubbliche.

C’è la situazione dove la sconfitta viene vista come dura ma giusta e la situazione dove si accusano gli arbitri; c’è la situazione dove si presenta il risultato secco e senza commenti e la situazione dove si accendono discussioni infinite sull’incontro e su chi avrebbe dovuto fare cosa (Petrosyan – Petchmorakot o Mayweather – Pacquiao ne sono un esempio).

Comunque sia, alla fine di solito un perdente c’è sempre ed al netto delle discussioni è lui che sotto la doccia, finito l’incontro, è solo con sé stesso e deve fare i conti con l’accaduto.

Ecco, qui vedo la differenza con un fighter pre epoca web. All’epoca non c’erano migliaia di persone che la sera stessa ti facevano arrivare il loro supporto: ti facevi la doccia, andavi a casa e ti leccavi le ferite. Se la botta non era troppo grossa e se il tuo orgoglio te lo imponeva, quanto prima eri di nuovo al sacco.

Oggi già nello spogliatoio sei inondato di notifiche e messaggi:per me era vinto, fraté!”, “comunque sei il nostro campione!” e magari anche il commento di qualche fighter che stimi che ti dice “hai comunque fatto un buon incontro”. L’umore ne risente, le capacità di recupero anche, la fossa è lontana. 

C’è chi dice che questo sia pericoloso e porti alla desensibilizzazione: mi è capitato in effetti di vedere ragazzi che scendevano, avendo perso, e sembrava che non gliene fregasse niente. Un’ora dopo essere usciti dallo spogliatoio erano al bar che bevevano una birra, magari con l’avversario.

Per me non è un male in valore assoluto: è segno della mutazione dei tempi (Baricco sosterrebbe che stiano mettendo le branchie: sono d’accordo). Non credo che a questi ragazzi “bruci” meno di quanto avesse potuto bruciare senza il network di amici, virtuale o reale che fosse. Penso piuttosto che sia nato un nuovo modo di “stare vicini” alle persone ed un nuovo peso che si dà all’incontro: oggi, scesi dal ring, ci sono discussioni, analisi, prospettive una volta impensabili se non per profondità almeno per quantità. Non hai fisicamente il tempo di star male che devi subito rispondere alle interviste (i più famosi), rilasciare commenti, aggiornare il tuo status, parlare con i promoter e magari stringere contatti con atleti locali. Poi, solo dopo, ti fai la doccia, torni a casa e ripensi a quel low kick che potevi parare. Una volta c’era solo il pulsare della gamba a ricordarti che non avevi tu la coppa in mano.

Chiaramente bisogna bilanciare: un conto è dare spazio a tutti ed un conto è incensare i brocchi. Un conto è fare l’influencer ed un conto è fare il fighter. Un conto è sentirsi circondato dell’affetto dei sostenitori ed un conto è giustificare una sconfitta o accusare gli avversari o l’arbitraggio per nascondere i propri errori.

Però abbiamo anche avuto nel tempo dei validi atleti che hanno abbandonato la disciplina da combattimento perché privi di un supporto adeguato, vittime di insegnanti abusivi e scriteriati e magari anche di un sostegno familiare ai propri sforzi.

Al netto di questi distinguo, se i social sono usati con criterio a mio avviso possono solo che far bene all’atleta che perde ed al mondo sportivo che lo circonda. 

Ma mi raccomando, da fighter (amatore), da supporter dei miei amici agonisti e da informatico, di rispettare la netiquette! 😉

Palestra Sociale La Disperata

Ciao a tutti!

Il nostro progetto si chiama: Palestra Sociale “La Disperata Udine”. Ma abbiamo dei gruppi di allenamento anche a Gorizia e Pordenone, in fase di costituzione/radicamento e successiva trasformazione in altrettante ASD.

Perché Palestra “sociale”? La nostra è una realtà che non si ferma al solo aspetto sportivo dello studio di una disciplina da combattimento. Il nostro progetto nasce tra aderenti al movimento della Tartaruga frecciata. Abbiamo una meta ambiziosa: riformare le persone e la società attraverso il sudore e il sacrificio. Da noi non si imparano solo tecniche e non si bruciano solo calorie. Si costruiscono caratteri e si forgiano fisici che possano affrontare le sfide del domani col sorriso sicuro sulle labbra.

Il lato agonistico della pratica è previsto, promosso, ma non preponderante rispetto alle nostre finalità.

Sociale perché vogliamo offrire un’alternativa valida e formativa alla passività quotidiana di molti giovani che per varie ragioni, che non spetta a noi indagare “si lasciano vivere”.

Infine, sociale perché, attraverso l’abbattimento della retta, ridotta ad un prezzo politico ed i cui proventi vengono totalmente reinvestiti nella palestra, vogliamo dare a tutti la possibilità di attingere ai benefici dati dalla pratica di uno sport completo.

Anche chi ha comprovate ridotte possibilità economiche, ma dimostra impegno e di aderire alle nostre finalità sociali, viene agevolato nella frequenza ai corsi, attraverso la rimodulazione della retta mesile al ribasso.

Il nostro motto è: “SEGUI LA VIA DEL FASTIDIO”. Si capisce questo assunto solo calcando il nostro tatami.

La principale disciplina che si insegna alla “Disperata” è il Taekwon-Combat® (una variante di Kickboxing ibridata col Taekwondo), unita alle MMA.

Per qualunque info o curiosità siamo a disposizione. Grazie e buon lavoro a tutti!

#kickboxing #mma

Nascono oggi i blog di Kombatnet!

Da oggi nascono i post del blog di Kombatnet!

Qualsiasi utente può scrivere un post nel canale blog ufficiale di Kombatnet dal suo profilo utente, allegare una immagine ed utilizzando un editor stile Word!

I post verranno poi pubblicati in bacheca, indicizzati lato web e compariranno nel profilo personale dell’utente.

Si tratta di una nuova importante funzione che consente ad ogni utente (palestre, atleti, enti, aziende, professionisti) di creare un argomento di discussione e far conoscere le proprie attività senza i limiti di un messaggio tradizionale.

Fatene buon uso!

Kombatnet Staff

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