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Sparring

Sparring

Per sparring si intende una forma di allenamento comune a molti sport da combattimento dove i praticanti combattono con alcune limitazioni rispetto ad un incontro vero e proprio, per potersi esercitare o approfondire alcune tecniche. Viene effettuato in palestra sul ring, sul tatami o in gabbia.  Viene talvolta utilizzato come esibizione tra atleti noti durante eventi sportivi pubblici o come promozione di un atleta in previsione di un evento.

 

Nel Brazilian Jiu Jitsu viene spesso chiamato “rolling“; nella Capoeira viene chiamato “jogo” e si esegue nella “roda“. In molte arti marziali giapponesi viene chiamato “randori” mentre nel Karate viene chiamato anche Kumite. Nel Taekwondo lo sparring è chiamato kyorugi dalla World Taekwondo Federation e matsogi dalla International Taekwon-Do Federation. Nel Silat viene chiamato berpencak o bersilat. Nella Shastarvidya è praticato come gioco nella pratica dello Sonchi.

In Italia spesso viene usata la terminologia gergale “fare i guanti” per indicare una seduta di sparring in uno sport da combattimento che preveda lo striking, forma che viene utilizzata per estensione non solo nel Pugilato ma anche nella Kickboxing, nella Muay Thai, nella Savate ed altre discipline affini.


Esistono numerose forme di sparring:

  • sparring condizionato
  • sparring leggero
  • sparring pesante
  • sparring con handicap
  • sparring con più avversari

Lo sparring non viene arbitrato ma spesso, nel caso di atleti che si preparano ad un match o agonisti avanzati, viene seguito dall’insegnante per capire eventuali carenze in combattimento dell’allievo e per suggerirgli azioni da provare contro l’avversario.

Lo sparring è un momento di esercitazione dove provare tecniche studiate durante le lezioni: salvo accordi presi prima dell’inizio della seduta di sparring e solo in casi particolari (preparazione ad un match tra atleti esperti) si evita di infierire sull’avversario in caso di superiorità, si tenta di controllare il colpo per far capire l’errore e si evitano sottomissioni tenute a lungo e con forza. Nel caso di spazzate si tenta di evitare di far cadere l’avversario con violenza ed in generale si pensa più allo studio dell’aspetto tecnico che al prevalere sul compagno di allenamento.


Questo ovviamente non vale in caso di professionisti in preparazione agonistica, che possono essere d’accordo ad arrivare fino al KO in allenamenti che prendono il nome di “Aliveness” o “Alive Training“: Cus D’amato, Kevin Rooney, Floyd Mayweather Sr. hanno spesso sostenuto l’efficacia di allenamenti dove si dia il 100% durante lo sparring come in un match ed altri trainer contemporanei inseriscono delle sedute di sparring al limite nella preparazione di un titolo, nei mesi precedenti al match (particolarmente note le sedute di sparring alla Mike’s Gym di Mike Passanier, dove si sono viste sessioni di sparring infuocate con kickboxer come Badr Hari o Murthel Groenhart). Queste sessioni vengono chiamate “Wars in the Gym” o talvolta Philly Wars, da Philadelphia, il luogo di origine di tale pratica. Altri trainer famosi come Angelo Dundee preferiscono una via di mezzo tra lo sparring pesante e l’alive training. Tra i pugili noti che hanno sposato tale pratica ci sono Mike Tyson, Razor Ruddock, Lennox Lewis e Michael Moorer.

Lo sparring con più avversari si può intendere con più avversari contemporaneamente, normalmente relegato a discipline militari, di difesa personale o per controllare lo stress e solitamente svolto con protezioni pesanti, senza affondare i colpi, oppure con più avversari “freschi” ad ogni round o dopo un certo periodo prestabilito di tempo, per aumentarne la difficoltà. È possibile anche effettuare sparring nella stessa sessione con avversari che si avvicendano uno dopo l’altro e dalle caratteristiche differenti: altezza, peso, modo di combattere o anche stile misto (ad esempio alternando in una sessione di sparring di MMA un round di striking con un kickboxer ed uno di grappling con un judoka o un jiujiteiro). Per quanto i vari sport prevedano solitamente avversari unici, dello stesso peso e disciplina, capita a volte di vedere match “misti” anche in un contesto agonistico/professionale, come ad esempio il match al Lumpinee di Saenchai contro due avversari (Petchboonchu e Sagetdao Petpayathai).

L’utilizzo di protezioni nello sparring è generalmente consigliato, soprattutto nel caso di sport da combattimento a contatto pieno ed in particolare nello striking. Normalmente si utilizzano nel pugilato come minimo guantoni da 14 o 16 once, paradenti e protezioni inguinali mentre nella Muay Thai e nella Kickboxing si utilizzano anche paratibie, spesso ginocchiere e talvolta gomitiere. In Thailandia tuttavia è molto comune un light sparring “giocato” dove i praticanti mettono spesso solo il paratibie ed i guantoni senza nemmeno il paradenti. Le occasioni di infortunio in questo caso sono relativamente basse perché il colpo viene sempre controllato.


Esistono tuttavia posizioni controverse rispetto allo sparring pesante, soprattutto in discipline di striking e nell’MMA: l’ex fighter UFC Jamie Varner si ritirò precocemente dalla sua carriera di fighter a causa delle numerose commozioni cerebrali ottenute durante lo sparring pesante. Gli ex campioni UFC dei pesi welter Robbie Lawler e Johny Hendricks non fanno sparring a contatto pieno.

Normalmente si evita di effettuare sparring se non estremamente leggero per allenare i riflessi (in gergo “fare l’occhio“) l’ultima settimana prima di un match, per evitare infortuni.

L’attività di sparring partner può essere altamente remunerativa, se lo sparring è di livello: Oliver McCall ha guadagnato $ 2.000 a settimana lavorando come sparring partner per Mike Tyson nel periodo d’oro di Iron Mike, mentre Freddie Roach ha offerto un premio di 1000 dollari per chi fosse stato in grado di mandare al tappeto Manny Pacquiao in uno sparring durante la preparazione del suo match contro Errol Spence nel 2021. Per inciso, nessuno è stato in grado di riscuotere il premio.


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