Sugar Neekz Johnson seminuda per OnlyFans al weigh-in contro Ellie Scotney - Kombatnet

Sugar Neekz Johnson (semi)nuda per OnlyFans al weigh-in contro Ellie Scotney

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Sugar Neekz Johnson (semi)nuda per OnlyFans al weigh-in contro Ellie Scotney

La campionessa mondiale di pugilato IBF Cherneka Johnson, conosciuta dai più come “Sugar Neekz“, stringe una partnership con OnlyFans e si presenta sostanzialmente nuda alla cerimonia del peso , coperta solo di pittura bianca sul seno con un disegno a forma di canottiera, con la scritta ed il logo di OnlyFans in bella vista.

Cherneka, 15 vittorie ed una sconfitta, metterà in palio la sua cintura mondiale sabato 10 giugno 2023 contro la britannica Ellie Scotney alla Wembley Arena.

La neozelandese segue così le orme dell’altra campionessa del mondo IBF, la giunonica Ebanie Bridges, già sponsorizzata da OnlyFans e nota per le sue controverse ed esplosive forme, ampiamente pubblicizzate sui suoi canali social.


Welcome to the dark side 😈😘 collab asap” ha scritto la Bridges, preannunciando una possibile partnership tra le due campionesse; nel frattempo la Johnson annuncia una possibile collaborazione con un’altra pugile sponsorizzata da OnlyFans, Elle Brooke (3-0).

Ellie Scotney, sei vittorie e nessuna sconfitta, non si è mostrata particolarmente intimidita: il ring sfornerà la sentenza.

Nel frattempo il mondo del pugilato è diviso tra chi depreca certe ostentazioni e chi invece sostiene che servano a qualcosa, che sia il mantenere l’interesse per una disciplina in difficoltà o semplicemente far girare denaro, che dovrebbe portare ad atleti più preparati ed un livello qualitativo più alto sul ring.


Senza falsi moralismi: il sesso e l’erotismo attirano utenti e convertono in vendite, punto. La domanda è: il vero scopo del pugilato è fare soldi? O vincere un match?

Inutile negarlo, servono soldi per mettere in piedi show come quelli di Canelo o di Lomachenko: la qualità si paga.

Sono sproporzionati rispetto a quello che serve per avere un match di qualità? Può darsi, ma le regole del business non sono scritte da allenatori e fighter, che giustamente pensano ad altro e spesso non capiscono nulla di marketing e promozione. Le palestre italiane sono piene di giovani talenti incapaci di autopromuoversi, che non parlano una parola d’inglese, che non sanno disegnare una locandina decente o gestire un canale social come si deve. All’estero non si pongono nemmeno il problema, qui in Italia a parte poche illuminate eccezioni, la situazione è desolante.


Ma anche all’estero qualcosa deve essere andato storto, se per fare in modo che qualcuno guardi un match dobbiamo ritrovarci ragazze siliconate e seminude alla cerimonia del peso (che già è un controsenso in termini). Ed in ogni caso, tra “promuoversi” e “posare nudi” la differenza passa, eccome.

Assolutamente senza alcun giudizio morale, s’intende: è un lavoro come un altro. Ma così come “fare il pugile dopo il lavoro” non paga, alla stessa maniera “fare l’influencer con l’hobby del pugilato” non può essere messo sullo stesso piano del “fare il pugile a tempo pieno“. D’altra parte va considerato che, soprattutto in Italia, lavorare con gli sport da combattimento è quasi impossibile.

E allora, di fronte alla prospettiva di fare 8 ore in fabbrica e poi andare a fare sparring, alcune scelgono la via dell’ostentazione online, che porta via meno tempo e fa guadagnare molto di più. OnlyFans batte lavoro in fabbrica su tutti i cartellini.


Intendiamoci: nessuno ce l’ha con OnlyFans. Meglio OnlyFans di una multinazionale del tabacco o del petrolio. E nessuno ce l’ha con le atlete: pecunia non olet. Tra delle atlete mezze nude per promuoversi ed il ridicolo dissing e trash talking di pugilato and MMA, meglio le prime centomila volte.

Avoglia parlare di “arte” e di Muhammad Ali: dissing e trash talking non dovrebbero esistere e dovrebbero essere sanzionati dagli organismi competenti.

L’esempio per i ragazzini che erigono ad idoli i loro beniamini è deprecabile; è più finto di un match di WWE, come riprovano i soliti abbracci e baci che concludono il match a tarallucci e vino (tanto ormai la borsa è assegnata); è fastidioso and inutile per chi conosce le dinamiche sottostanti.


Il punto è che se si necessità di una copiosa attività di promozione al di fuori della propria disciplina per poter fare in modo che la gente la segua ed entrino soldi, arrivando ad apparire più che essere si è rotto qualcosa. “Parlare di musica è come ballare di architettura“, diceva Frank Zappa.

I soldi che entrano nel circuito dovrebbero essere spesi per far conoscere la propria disciplina nelle scuole, in TV, sui media (social e non), facendo capire la differenza tra un influencer che mette su i guantoni per due volte ed un pugile che sputa sangue in palestra per anni.

Attenzione: non si parla di seguito sui social contrapposto all’attività su ring, gabbia o tatami. Bruce Lee o Mike Tyson non sarebbero stati nessuno senza una doverosa attività promozionale e non avrebbero avuto modo di influenzare milioni di persone delle generazioni contemporanee e future. Il punto è la diseguaglianza tra qualità nella propria disciplina e promozione al di fuori del combattimento.


Nessuno si sognerebbe di contestare un Mike Tyson dei primi tempi o un Muhammad Ali, ma nemmeno un Prince Naseem, per i propri eccessi, per dissing e trash talking. Sul ring erano dei fenomeni, e questo bastava a compensare comportamenti discutibili. Ora però la situazione è cambiata e dobbiamo assistere a match penosi come Eddie Hall vs. Hafþór Björnsson o Conor McGregor vs Floyd Mayweather Jr., che nonostante la qualità infima della loro prestazione sportiva fanno girare milioni di dollari grazie al lavoro di promozione.

Ma “anche una scarpa è buona, se è fritta“, si dice in Italia.

Se i Jake Paul e gli AnEsonGib tirano più di un Naoya Inoue e fanno girare più soldi, il sistema è rotto: e la soluzione non è spogliarsi di più, fare più dissing, trash talking o più reel su Instagram.


Bisogna ripartire dalle palestre, dalla qualità, dall’emozione che ti suscitano i match. E per farlo bisogna creare atleti che ci credano, spingendoli verso i loro limiti e dando loro delle speranze di rivalsa, obiettivi interiori ed esteriori, che magari passano anche per il jet privato, lo yacht e la villa con piscina, ma che non possono essere sostituiti da essi. Sono valori ben più grandi di un conto in banca.

Un ragazzino sarà sicuramente solleticato dai seni prorompenti di una Bridges, ma difficilmente inizierà a praticare pugilato o guardare match di MMA grazie ad un pruriginoso weigh-in.

Fategli guardare la trilogia di Gatti-Ward e forse non diventerà un pugile, ma se la ricorderà per tutta la vita, diventando così un supporter della nobile arte e contribuendo così a far crescere il mondo degli sport da combattimento.


Ciò detto, che vinca la migliore tra Cherneka Johnson and Ellie Scotney, sperando di assistere ad un altro bello spettacolo di pugilato dopo quello hot che hanno inscenato.

Ne abbiamo bisogno.

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