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Le differenze tra Muay Thai, Kickboxing, K1

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Le differenze tra Muay Thai, Kickboxing, K1

La Muay Thai, o Boxe Thailandese è una disciplina molto diversa dalla Kickboxing: analizziamone insieme differenze e strategie di combattimento utilizzate dagli atleti sul ring e durante la preparazione in palestra.

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Partiamo dal concetto di
Kickboxing: si tratta di un termine “cappello” per definire una serie di discipline regolamentate diversamente, accomunate dall’utilizzo prevalente di calci e pugni (“Kick”, calcio e “Boxing”, pugilato), talvolta anche di ginocchiate e proiezioni.

Nasce storicamente come fusione, appunto, tra il Karate ed il pugilato in Giappone negli anni ‘50 e viene praticato, allora come ora, sia come sistema di difesa che come sport: si diffonde rapidamente anche negli USA e nel 1974 la PKA crea il primo torneo mondiale, facendo così nascere la disciplina in maniera formale.



Alcuni pensano che la Kickboxing corrisponda al primo tentativo di fusione di arti marziali diverse ma non è così: storicamente
ogni arte marziale si è evoluta includendo tecniche di altre arti e nonostante la rigidità mentale di alcuni praticanti si può dire che il confine tra tutte discipline sia sempre stato labile. D’altra parte, ovviamente, le differenze che possono apparire minime tra le varie arti portano a tattiche, strategie e metodologie di allenamento completamente diversi.

Esistono oggi numerose organizzazioni e federazioni che regolamentano i vari tornei e definiscono i parametri entro i quali si possa considerare “kickboxing” ciò che si pratica in palestra, sul tatami o sul ring.

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L’American Kickboxing


Il termine “Kickboxing” è storicamente associato ad un certo tipo di combattimento a contatto pieno, svolto su tatami o su ring, a torso nudo e con pantaloni lunghi, protezioni per i piedi e guantoni, oltre che le classiche protezioni inguinali, paradenti ed in alcuni casi caschetto e paratibie (e paraseno per le atlete). L’iconografia del kickboxer è strettamente legata alla filmografia anni ‘80 che ha lanciato lo sport su scala mondiale grazie a validi atleti che intrapresero la carriera di attori come Don “The Dragon” Wilson e Benny Urquidez.

Le regole di questo primo periodo storico della Kickboxing sono confuse ed estremamente variabili, dovute alla fusione di numerose pratiche marziali da tutto il globo: trovare un comune denominatore al di fuori dei parametri elencati sopra è complicato e fuorviante.

La K-1

K-1”, spesso abbreviata in K1 è una organizzazione ed un brand che promuove eventi marziali dal 1993, ora gestito dalla Global Holdings Limited, con sede ad Hong Kong. Ad oggi il termine “K1” è diventato quasi sinonimo di Kickboxing (definizione osteggiata dai puristi) e costituisce un “superset” di regole comunemente accettate nelle varie federazioni che condizionano, ovviamente, gli allenamenti e le strategie scelte da atleti e maestri per affrontare gli incontri sportivi.



Qualcuno sostiene che la
K sia un termine per accomunare varie discipline sotto un’unica egida (Karate, Kickboxing, Kung Fu); qualcuno vuole che sia una abbreviazione per Kempo o Kakutougi (termini generici che in giapponese indicano varie discipline marziali, sportive o meno), altri ancora vogliono includerci il Tae Kwon Do: in tanti sono convinti che il numero “1” nella sigla indichi “unificazione”, ma pochi sanno che dal 1993 al 1995 sono stati tenuti tornei con il nome K-2 e K-3.

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Ora, quale che sia l’etimologia del termine, bisogna dire che il K-1, soprattutto nelle sue forme
K-1 Grand Prix e K-1 World MAX ha fatto la storia delle discipline da combattimento sportive a contatto pieno ed effettivamente ha portato all’attenzione del mondo intero atleti poi diventati leggenda, tra i quali Buakaw Banchamek, Artur Kyshenko, Masato, Nieky Holzken, Badr Hari, Yoshihiro Sato, Mike Zambidis, Murthel Groenhart, Andy Souwer e soprattutto e sopra tutti il nostro “The Doctor”, Giorgio Petrosyan, che ha portato l’Italia in cima all’Olimpo dei combattenti.

La K-1 prevede che gli atleti si incontrino su un ring di sei o più metri quadri, in match da 3 minuti inframmezzati da pause della durata di 1 minuto, utilizzando pugni (anche girati), calci, ginocchiate (senza trattenere l’avversario in clinch per più di un colpo). Le spazzate sono fortemente regolamentate mentre proiezioni, testate e gomitate sono proibite. 


Le differenze con la Muay Thai

La Muay Thai si differenzia fortemente dalla Kickboxing per l’utilizzo dei gomiti ed il clinch dalla durata “illimitata” (fino allo stallo, interrotto dall’arbitro), elevato a forma d’arte dai thaiboxer, nella kick solo parzialmente consentito per poter portare una ginocchiata e comunque solo per pochi secondi.

Rick Roufus (USA) vs Changpuek Kietsongrit (THA), Las-Vegas, USA. 1988


Tipicamente gli incontri di Muay Thai si sviluppano sempre su
5 riprese da 3 minuti l’una contro le 3 della Kickboxing (5 per i titoli). Queste durate in occidente sono variabili da federazione a federazione, da regolamento a regolamento e tra “classi” che definiscono la preparazione dell’atleta.


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Nella Muay Thai tradizionale non esistono “classi” ma negli anni ‘90 sono stati introdotti da alcune federazioni i “Khan” (o “KAN”), che possono essere assimilati a livelli di apprendimento simili ai colori delle cinture in molte altre discipline marziali. 

Nella Kickboxing e nella Muay Thai praticata in occidente è obbligatorio l’utilizzo di alcune protezioni come paratibie, talvolta ginocchierecaschetto ed ovviamente guantoni: a seconda del livello, a partire dal basso vengono gradualmente tolte alcune di queste protezioni fino ad arrivare all’utilizzo dei soli guantoni (e paradenti, chiaramente) per gli atleti più avanzati. Nella Muay Thai thailandese questa cosa non esiste e si combatte sin da subito senza protezioni (“a tibie nude”); in occidente talvolta viene chiesto di utilizzare le gomitiere per evitare danni eccessivi al volto.



Alcune forme di Muay Thai chiamate
Kard Chuek prevedono l’utilizzo di corde di canapa al posto dei guantoni, in onore ad una tradizione antecedente la loro introduzione in Thailandia: alcune promotion come la THAI FIGHT ne consentono l’utilizzo nei match.

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Nella Muay Thai inoltre è
consentito afferrare gli arti dell’avversario, specialmente le gambe, per poterlo spazzare, sbilanciare o colpire (anche mentre sta cadendo): nella Kickboxing è possibile solo tenere la gamba per un breve periodo per poi lasciarla andare e replicare.

Chiaramente queste differenze portano, come scritto sopra, a differenze strategiche e tattiche and allenamenti completamente differenti: il solo fatto di dover impiegare tanta energia nel clinch per una durata maggiore implica una maggiore attenzione al risparmio delle energie ed al recupero e porta ad allenamenti storicamente estenuanti, per forgiare la resistenza psicofisica ed il condizionamento osseo e muscolare dell’atleta.


Il condizionamento delle tibie è considerato fondamentale per un atleta di thai, che provvede ad “affilare le sue lame” su colpitori, sacchi pesanti e durante lo sparring. Contrariamente a quanto suggerisce la leggenda, nessun thai si allena calciando banani, che comunque sono molto meno duri di altri alberi. Approfondiremo in un articolo ad hoc l’argomento.

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Non ultimo bisogna riconoscere che la Muay Thai è una disciplina, per definizione,
legata alla Thailandia: è molto difficile scorporare la pratica della Muay Thai dall’appartenenza a quel mondo e non basta urlare “OWEE” mentre si tira un calcio per poter dire di allenarsi come un vero thaiboxer. L’aspetto spirituale della Muay Thai si incontra in tutti gli aspetti della pratica marziale e sportiva: dalla “Wai khru ram muay”, una danza rituale praticata prima della competizione, all’utilizzo del Mongkhon, un copricapo al quale si attribuiscono poteri propiziatori, ai bracciali (“Pra Jiads”) che si possono vedere addosso ai combattenti durante i match per finire a vari amuleti indossati in allenamento o durante i match.

Sarama, la musica tradizionale che accompagna la Ram Muay

Questo per vari motivi: innanzitutto perché la Muay Thai si evolve dalla Muay Boran (chiamata anche Toi Muay), a sua volta termine cappello per numerose pratiche marziali antecedenti l’avvento della disciplina sportiva e con caratteristiche proprie legate alla storia marziale, spirituale e politica del territorio (analizzeremo in un articolo a parte le differenze tra le due versioni della “Muay”, termine al quale è stato aggiunta la parola “Thai” proprio per differenziarla dal pugilato occidentale dei primi del ‘900).



In secondo luogo perché alcune pratiche consentite solo in Thailandia costringono allenatori ed atleti ad una
diversa strategia a seconda di dove si trovino e dell’atleta contro il quale combattano: parliamo della controversa pratica delle scommesse, che trasformano i 5 round in una liturgia nota (primo round di “conoscenza”, quarto e quinto gomiti e clinch… eccetera); oppure del punteggio, assegnato anche sulla base dell’atteggiamento con il quale si combatte e di quella che viene erroneamente scambiata per “strafottenza” dai non addetti ai lavori.


Basta confrontare un match di Muay Thai occidentale tra europei con i match tra thailandesi al
Rajadamnern stadium o al Lumpinee stadium per accorgersi dell’enorme differenza e del riflesso che la cultura thai ha sui combattenti.

La differenza è fatta dalle regole

Come potete capire se siete arrivati a leggere fino qui le terminologie tendono a confondersi notevolmente: se come termine “cappello” possiamo tranquillamente usare il termine “kickboxer” per chiunque si alleni in una disciplina che preveda calci e pugni, bisogna sempre tener presente le differenze quando si va più nello specifico.



Un
Thaiboxer è sicuramente un Kickboxer, anche se potrebbe trovarsi in difficoltà a combattere in un circuito dove clinch e gomitate sono vietate; un Kickboxer è molto diverso da un karateka full-contact, spesso per quanto riguarda la pugilistica. Sanda, Shoot Boxing, Boxe Birmana e tante altre discipline ruotano attorno al mondo della Kickboxing differenziandosi notevolmente da essa, sia in allenamento che in combattimento, per varie regole non incluse nella kick (dalle testate, alle proiezioni, all’assegnazione dei punteggi, alle pause di recupero). 

Superbon vs Marat Grigorian, ONE Championship

Come sempre le regole definiscono i limiti entro i quali si possa parlare di una disciplina: si parla quindi di “Muay Thai rules”, “Thai Fight rules” (con pause da 2 minuti tra round da 3), “Dutch rules”, “Oriental rules” (chiamate anche “K-1 Rules” o “Unified rules”). 

Sanda (chiamata anche “Shanshou”, o “Boxe Cinese”), Shootboxing (chiamata anche “Standing Vale Tudo”) e Lethwei (“Boxe Birmana”) normalmente hanno circuiti e regole propri. 


Essere un kickboxer, oggi

La globalizzazione e la fusione delle culture hanno fatto in modo che la figura del kickboxer sia oggi estremamente più dettagliata e sfaccettata rispetto anche solo a 50 anni fa. Attenzione: non si parla di “meglio” o “peggio”. La bravura ed il successo di un atleta dipendono da tantissimi fattori, incluso il periodo storico, la prevalenza di altri talenti nella stessa categoria, il fatto che una disciplina trovi il giusto sostegno economico e via dicendo.


Quello che è certo è che oggi i thaiboxer hanno più preparazione pugilistica, sono più abituati a combattere contro i “
Farang” (combattenti stranieri) e sono più propensi ad accettare ritmi e tecniche nel match che mai avrebbero pensato possibili negli anni ‘50, come il taglio degli angoli. Di contro, il kickboxer sa bene che (generalizzando, ovvio) a parità di livello un thaiboxer è sempre un avversario temibile, abituato ad “ingranare la marcia” sul finale, difficile da tirar giù a tibiate e dalle ginocchiate pericolosissime.


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Una volta si diceva che i kickboxerandassero via zoppi” dalla Thailandia mentre i thaiboxer tornassero a casa dall’occidente inevitabilmente col naso rotto. Questo non è più vero e non è raro vedere in leggende della K-1 un approccio “thai” al combattimento (quando vuole, il nostro Petrosyan combatte impeccabilmente “alla thai“) mentre i thai sono sempre più lontani dalla vecchia Muay Thai “statica e lenta” del dopoguerra, ora capaci di tagliare angoli e boxare “alla occidentale”.

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Il consiglio per chiunque decida di iniziare una disciplina che ricada sotto il termine “kickboxing” è di approfondire il più possibile la rosa di possibilità che il mondo degli sport da contatto con calci e pugni fornisce, per poi scegliere la disciplina che più si adatta alla propria fisicità ed ai propri gusti.

Per ogni domanda o chiarimento è possibile consultare il parere degli esperti presenti nella
Community di Kombatnet, che saranno felici di rispondere ad ogni quesito al riguardo.

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Autore: Yuri Refolo Account verificato
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Commenti

@peepso_user_672(RICCARDO CAROSSIA)
Una spiegazione chiara e pertinente.
@peepso_user_3(Yuri Refolo)
@peepso_user_672(RICCARDO CAROSSIA) Grazie mille!
2 years ago

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