Le 12 domande più comuni di chi vuole iniziare a fare pugilato

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Le 12 domande più comuni di chi vuole iniziare a fare pugilato

  1. BOXE, BOXING, PUGILATO: CHE DIFFERENZA C’È?

    Nessuna.
    Il termine corretto è boxing, utilizzato in tutto il mondo. Talvolta si parla di “Western boxing” o “pugilism“, quest’ultimo italianizzato in “pugilato“. Anche se il termine si riferisce al pugilato occidentale con i soli arti superiori, in alcuni paesi la pratica di combattimento nazionale (come nella Muay Thai per la Thailandia, nel Sanda per la pratica sportiva del Kung Fu in Cina o nel Lethwei per la Birmania) viene chiamata “boxing” a prescindere dal fatto che si utilizzino anche le gambe, i gomiti o anche la testa per colpire.

    In Italia quasi tutti la chiamano “boxe“, termine di derivazione francese.

  2. È VERO CHE A BOXE TI ROMPONO IL NASO DI PROPOSITO?

    No, si tratta di una leggenda metropolitana. Sarebbe stupido, controproducente oltre che illegale. Un naso rotto male può anche segnare la fine di una carriera se continua a dare problemi all’atleta. Se lasciato storto può creare problemi respiratori quindi si tende a riallinearlo, anche manualmente: ma sistemare un naso rotto non è una pratica da lasciare a personale inesperto e va eseguita da un medico entro i 14 giorni dall’infortunio, prima che si calcifichi. In caso di complicazioni, come spesso accade, bisogna intervenire chirurgicamente. Come si può capire, NON ha senso creare tutto questo scompiglio per romperlo volontariamente. Ci sono pugili professionisti che non hanno mai rotto il naso durante tutta la loro attività.
  1. LA BOXE ROVINA LA FACCIA?

    Ai dilettanti, generalmente, no. Ad agonisti e professionisti negli anni può capitare di ricevere colpi importanti che lascino il segno sul volto. Se si combatte regolarmente può capitare di dover suturare una ferita con dei punti, specialmente a causa di colpi involontari o non consentiti, come una testata o una gomitata. Tuttavia il praticante amatoriale non deve preoccuparsi: è estremamente improbabile avere la faccia segnata indelebilmente a meno che non si faccia sparring senza caschetto o non si combatta. Certo, può capitare un occhio nero o qualche taglio anche durante lo studio delle tecniche, ma di solito si tratta di leggere contusioni, o comunque niente di più grave rispetto ad altre discipline come calcio o rugby. Bisogna solo stare attenti agli avversari inesperti durante l’allenamento (o alle “teste calde“, che dovrebbero sempre essere gestite dal maestro). Diverso il fatto se siete agonisti o professionisti: in quel caso le possibilità di cicatrici aumentano, soprattutto al naso, agli zigomi e all’orbita oculare. Molte persone che per lavoro non possono mostrare cicatrici o lividi si esercitano con il caschetto con la barra paranaso: limita la visuale ma protegge quasi totalmente dagli infortuni. Il caschetto con griglia (anche di plastica) tutto chiuso limita enormemente la visuale ed a volte toglie anche il fiato, quindi il suo utilizzo è da valutare assieme all’insegnante.
Canelo dimostra le sue capacità tecniche nello sparring
  1. QUANTO COSTA UNA LEZIONE DI PUGILATO?

    Le lezioni private hanno prezzi estremamente variabili che dipendono da tanti fattori: la popolarità e competenza dell’insegnante, il luogo, la città dove sono svolte, eccetera. Per quanto riguarda i pacchetti di lezioni mensili, una media nazionale sta nel range tra le 50 e le 150 euro al mese per più lezioni settimanali, tipicamente 2 o 3. Come è comprensibile, i costi sono variabili da palestra a palestra. 
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  1. QUANTO TEMPO DURA UNA LEZIONE DI PUGILATO?

    Tipicamente un’ora, un’ora e mezza alla quale va aggiunto il tempo per la doccia e per cambiarsi, in spogliatoio. Se stai cercando uno spazio nell’agenda della tua giornata, a meno che tu non abiti sopra la palestra, considera circa due ore più gli spostamenti. Di solito un allenamento include il riscaldamento, lo studio delle tecniche al sacco o in coppia con i colpitori, la preparazione atletica ed un eventuale sparring. Se il tuo scopo è fare l’agonista o il professionista, le cose cambiano radicalmente: è normale fare più allenamenti al giorno, dove si curano i differenti aspetti (preparazione atletica a corpo libero, con i pesi e con le macchine, sparring, preparazione tecnica) in allenamenti differenti, della durata di varie ore l’uno.
  1. DA CHE ETÀ POSSO COMINCIARE A FARE PUGILATO?

    Il pugilato è consigliato per tutte le età, con le dovute attenzioni per i più giovani ed i più anziani (ed in caso di situazioni fisiologiche particolari). Tuttavia la FPI, con l’emissione del “Comunicato n. 15 del 08.02.2019 – Età minima e massima per l’attività sportiva del pugilato” pubblicato in accordo con il CONI indica le età minime e massime per la pratica sportiva del pugilato: gli agonisti devono avere tra i 13 ed i 40 anni; i pro devono avere 18 anni compiuti ed è loro consentito proseguire l’attività oltre i 40 anni mentre la “Gym boxe” (amatoriale) si può praticare tra i 13 ed i 65 anni. Si rimanda alla documentazione ufficiale della FPI per dettagli.
  1. CHI PRATICA BOXE È UNA PERSONA VIOLENTA?

    Esattamente il contrario. La pratica del pugilato obbliga ad un autocontrollo ed una disciplina incredibile: ci vuole freddezza per gestire l’emotività sul ring e chiunque si lasci andare alla rabbia è destinato a fallire miseramente. I media riportano quotidianamente fatti di cronaca nera che coinvolgono praticanti di arti marziali o discipline da combattimento a scopo di ottenere maggiori click e quindi maggiori guadagni: se si passa oltre il titolo sensazionalistico e si ragiona un attimo si può notare che:

    il numero di pugili che commette violenza è una percentuale risibile rispetto alla totalità dei pugili esistenti sul pianeta
    il numero di pugili che commette violenza è identico o spesso inferiore rispetto alle altre professioni (sarebbe curioso stimare quanti ingegneri, parrucchiere, idraulici o badanti siano stati coinvolti in casi di violenza)

    La statistica e i numeri ufficiali quindi non confermano la teoria che il pugile sia più “violento” della media, anzi. Al contrario, il pugile sa bene che in caso di rissa o di colluttazione può infliggere danni pesanti quindi tendenzialmente evita ogni tipo di situazione potenzialmente esplosiva anche per evitare contraccolpi legali (oltre che problematiche morali).
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  1. È PERICOLOSO FARE PUGILATO?

    Il numero di infortuni in una palestra di pugilato è incredibilmente più basso, in percentuale, di quello relativo ad altri sport come rugby, calcio o pallanuoto. Innanzitutto lo scopo ultimo del pugilato è proprio il combattimento, quindi la prima cosa che si insegna ad un pugile novizio è parare e schivare. In secondo luogo il livello di attenzione è massimo: mentre quando si cerca di inseguire una palla l’ultimo pensiero è per i tacchetti di metallo che possono finire in faccia durante una caduta (e non si insegna nessuna tecnica per schivarli, ovviamente), il pugile che pratica sparring o tecniche all’uomo ha la soglia dell’attenzione ai massimi livelli sui pugni dell’avversario: ne consegue che i traumi sono estremamente limitati. Le protezioni come caschetti, conchiglie e paradenti fanno poi il resto del lavoro. Questo ovviamente non toglie che possano accadere infortuni, anche gravi, in una palestra di pugilato: ma se il maestro è attento, la scuola è seria e non ci sono teste calde lasciate allo sbaraglio, il rischio di farsi male è molto più basso di altre discipline sportive considerate più sicure.
  1. QUANTO SI GUADAGNA A FARE IL PUGILE?

    Da dilettante la risposta è semplice: assolutamente nulla. Passati al professionismo, tutto è legato a quanto si riesce a far crescere la propria immagine: si va da cifre attorno alle poche centinaia di euro per chi inizia fino ad arrivare ai compensi stratosferici di nomi come Floyd Mayweather Jr., Canelo, Mike Tyson o Tyson Fury, che incassano quantità enormi di denaro grazie ad un mix di entrate, tra botteghino, Pay-per-view, sponsor e borsa.

  2. POSSO INIZIARE A FARE BOXE SENZA AVERE I GUANTONI?

    La risposta è ovviamente no. Dall’introduzione delle Queensberry Marquee Rules il pugilato prevede l’utilizzo dei guantoni, sia per allenamento che per lo sparring (ed ovviamente anche per i match, qualora non si tratti di bare-knuckle boxing).
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La boxe è adatta alle donne e tante donne hanno scritto la storia del pugilato
  1. LA BOXE È ADATTA ALLE DONNE?

    Ovviamente sì, non sarebbe nemmeno una domanda da porre. Esistono numerosissime donne che praticano pugilato e che hanno fatto la storia stessa del ring, partendo per Laila Ali (figlia di Muhammad Ali) e passando per Irma Testa, Holly Holm, Angela Carini, Simona Galassi, Claressa Shields, Katie Taylor, Amanda Serrano, Lucia Rijker e tantissime altre ancora.

    Ogni pregiudizio riguardo le donne ed il pugilato non ha motivo di esistere ai giorni nostri. Tralasciando gli aspetti legati all’autodifesa che costituiscono un mondo a parte, il pugilato femminile ha raggiunto vette di tecnica and intensità per la qualità delle sue protagoniste comparabili a quello maschile, che vanta livelli più alti solo grazie al numero dei praticanti.

    Tip: una donna che pratica pugilato deve obbligatoriamente utilizzare un paraseno oltre alla conchiglia, i paradenti ed i guantoni. Una donna deve inoltre tener conto di eventuali problematiche legate al ciclo durante gli allenamenti ed i match, che possono interferire con il peso e la prestazione atletica. In gravidanza ovviamente lo sparring (ha senso specificarlo?) è rigorosamente vietato, ma allenamenti leggeri e sotto stretto controllo medico possono talvolta essere praticati con numerosi benefici.
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  1. LA BOXE FA DIMAGRIRE?

    È il rapporto fra calorie introdotte con l’alimentazione e calorie spese durante il movimento che fa dimagrire o ingrassare, punto. Non esistono “sport che facciano dimagrire”: ogni attività fisica fa dimagrire se si spende più energia di quella che si introduce col cibo.

    Detto ciò, ovviamente la pratica sportiva pugilistica richiede una preparazione atletica intensa unita ad un intenso studio della tecnica: questo generalmente porta a dimagrire. I pugili hanno spesso un fisico asciutto e “tirato” con addominali in vista, ma per quanto sia una consuetudine questo non è una regola: alcuni grandi campioni dei pesi massimi come Andy Ruiz Jr. e Tyson Fury hanno spesso mostrato, a dispetto delle loro capacità, una certa quantità di grasso corporeo. Va considerato ovviamente che in caso di pugilato agonistico il rientrare nela propria categoria di peso è fondamentale per non trovarsi di fronte avversari più grossi, il che porta, soprattutto nel professionismo, a voler ottimizzare al massimo il rapporto massa magra/massa grassa arrivando anche a disidratarsi drasticamente prima di salire sulla bilancia (il famoso “taglio del peso“), per poi reintegrare nelle 24 ore successive prima del match.

    Ma si tratta di problemi che toccano il pugile avanzato e non il novizio che deve ancora indossare i guantoni per la prima volta.

Per ogni domanda o dubbio potete rivolgervi ai numerosi maestri e praticanti di pugilato presenti nella Community di Kombatnet

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