cos'è il sinawali

Cos’è il SINAWALI?

Cos’è il SINAWALI?

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Il Sinawali, derivante dal termine sawali (intrecciare).

Il sinawali é uno dei tanti stili d’eskrima. Nelle scuole moderne dell’arte filippina viene usato come una serie di tecniche cicliche in cui si andranno ad utilizzare principalmente due bastoni, ma possono essere applicate con qualsiasi arma da percussione o taglio ed anche a mani nude.

Questa manovra consentirà di sviluppare praticamente una serie di attitudini tali da creare una risposta automatica sia in difesa che in attacco.

Il paradosso del tombino

Il paradosso del tombino

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Ciao a tutti ragazzi..

Un po’ di tempo fa, io e mia moglie Daniela ci siamo proprio un bel viaggio, Con destinazione Giappone e Malesia.

Abbiamo potuto ammirare i grattacieli, l’ordine e la spettacolare pulizia e gentilezza dei giapponesi e del loro territorio, in contrasto con la giungla della Malesia e come le tecnologie più evolute siano in contrapposizione con la tradizioni più antiche, tanto da lasciar a bocca aperta..

Detto ciò, una cosa che mi ha colpito in particolare e pure nel profondo, sono stati tombini del Giappone.

“I tombini del Giappone?”

Già.. Lo so è strano, ma lascia che ti spieghi…Leggi tutto l’articolo…

Perché imparare ad ATTACCARE?

Perché imparare ad ATTACCARE?

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Il motivo é molto semplice. Se non impari ad attaccare, non potrai difenderti da un’eventuale aggressione.

È paradossale, ma é la verità per due motivi:

1) non é possibile rimanere in difesa per sempre, dopo 2 parate (3 sono già troppe), un colpo sicuramente ti arriva;

2) se non impari ad attaccare e di conseguenza conoscere gli eventuali attacchi che l’aggressore potrebbe utilizzare, diventerai facile preda del tuo aguzzino.

Studiare l’attacco é fondamentale. Non si può sperare di conoscere due tecniche e risolvere in breve termine lo scontro. Ci vuole qualcosa in più e quel qualcosa in più è L’ATTACCO.

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Quale triangolo (maschio, femmina) é meglio utilizzare per l’attacco e la difesa?

Quale triangolo (maschio, femmina) é meglio utilizzare per l’attacco e la difesa?

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Entrambi vanno bene sia per attaccare che per difendersi, in modi completamente diversi.

Immagina per un attimo di avere un bastone in mano e di muoverti all’esterno in diagonale a + 45° (triangolo femmina), in questo caso puoi andare a colpire direttamente la mano armata avversaria oppure la testa.

Il +45° non é un errore, anzi, prendilo come un consiglio. Soprattutto se ti trovassi in mano un arma medio/lunga, più esci meglio è. Mai laterale, ma diagonale. Il triangolo lo devi comunque rispettare, sarà con angolazione maggiore, ma se non seguissi questa regola ti troveresti troppo lontano per riuscire a colpire il malintenzionato.

Nel caso del triangolo maschio è la stessa cosa solo che si angola indietro (l’ho spiegato bene nel post precedente). Ovviamente anche in questo caso, come scritto sopra, bisogna fare attenzione ad uscire correttamente.

Bisogna comunque affrontare in maniera approfondita la questione sul come incontrare e seguire la forza e le possibilità che si hanno utilizzando i due tipi di triangoli, i lati positivi e negativi di queste due manovre molto interessanti.

A.E.S. Advanced Eskrima System

A.E.S. Advanced Eskrima System

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Una scuola di nuova concezione nello studio e nell’insegnamento della lotta con armi da taglio, da percussione e a mani nude, in ambito non regolamentare.

Perché scegliere Advanced Eskrima System?
• Innovativa non nella creazione di nuove tecniche o figure (in tremila anni di storia marziale è stato oramai codificato di tutto e l’uomo continua ad avere due braccia e due gambe), ma nella realizzazione di un nuovo sistema didattico, di apprendimento e di scelta delle tecniche più consone ed efficaci al raggiungimento dell’obbiettivo;

• innovativa per l’approccio marziale tradizionale dell’insegnamento e il conseguente apprendimento delle tecniche selezionate, attraverso la ripetizione continua delle tecniche fondamentali, usando diverse formule;

• marziale perché si vogliono anche mantenere quei principi filosofici, mentali e spirituali che hanno contraddistinto le arti da combattimento per secoli;

 semplicità, efficacia e veridicità sono i pilastri fondamentali nella scelta ed applicazione delle tecniche utili allo scopo fondamentale, fronteggiare un’aggressione;

 obbiettivo ultimo dell’A.E.S. sarà creare competenze tali da far si che il praticante abbia un’ottima difesa a mani nude e con le armi, che siano da percussione o da taglio. Così facendo avrà buone possibilità di difendersi in diverse circostanze. Analisi e studio degli aspetti psicologici tattici sono parte integrante del Sistema.

Cosa vogliamo?
• formare istruttori a livello nazionale (per divulgare il nostro sistema), con almeno 3 anni nel settore marziale e/o nella difesa personale.

Cosa stiamo cercando?
• persone che vogliano apprendere non solo la difesa a mani nude, ma anche quella armata;

• persone serie, decise ed umili che abbiano una sana passione per le arti marziali e combattimento nella sua forma pura.

In questo primo modulo si effettuerà un’analisi di tutti gli elementi di base del combattimento allenati secondo diverse combinazioni. Lo studente verrà sempre stimolato a non creare sistemi fissi ma ad adattare logicamente questi elementi alle diverse situazioni.

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QUANDO IL COACH DICE: “NELLO SPARRING ANDATE PIANO E CONTROLLATI!!!” (Parte 2)

QUANDO IL COACH DICE: “NELLO SPARRING ANDATE PIANO E CONTROLLATI!!!” (Parte 2)

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Ciao a Tutti!
 
 
Se non lo hai ancora letto, ti consiglio caldamente di farlo subito…
 
Ciò detto, come preannunciato, adesso parleremo delle 5 cose da NON fare assolutamente durante lo Sparring, sei pronto?
 
Bene, cominciamo…

Leggi tutto l’articolo…

Condizione bianca – gialla – rossa

Condizione bianca – gialla – rossa

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Quando siete addormentati o ve ne andate in giro svagati e distratti, senza aspettarvi nulla di male, vi trovate al più basso livello possibile di prontezza. Io la chiamo “Condizione Bianca“: una zona in cui siete inermi, vulnerabili, in un atteggiamento di negazione del pericolo. La condizione bianca é quella delle pecore, delle prede.


Quando salite a livello basilare di allerta e prontezza, psicologicamente preparati al combattimento, entrate nella “Condizione Gialla“.  I cani, che sono predatori per natura, raramente escono dalla condizione gialla: sono sempre pronti a giocare, combattere, saltellare, accoppiarsi, correre. Sono totalmente orientati alla sopravvivenza. Anche i guerrieri devono sforzarsi di vivere in una perenne condizione gialla. Un guerriero cerca sempre di sedersi con le spalle alla parete.

Non c’è una specifica frequenza cardiaca associata alle condizioni bianca o gialla: la differenza è più psicologia che fisiologica. Man mano che il livello ti attivazione e di allerta cresce, è possibile associare alle varie condizione altrettanti livelli di frequenza cardiaca.

Nella zona compresa tra i 115 e i 145 battiti per minuto (bpm) si è nelle condizioni ottimali di performance per la sopravvivenza e il combattimento. Chiamiamola “Condizione Rossa“. Le abilità motorie complesse e i tempi di reazione visuale e cognitiva sono ai loro massimi livelli, ma si comincia a pagarne un prezzo: a partire dai 115 bpm, le abilità motorie fine cominciano a deteriorarsi.

Estratto del libro: On Combat (Dave Grossman).

Psicologia e fisiologia del combattimento in guerra e in pace.

Edizioni Libreria Militare

QUANDO IL COACH DICE: “NELLO SPARRING ANDATE PIANO E CONTROLLATI!!!” (Parte 1)

QUANDO IL COACH DICE: “NELLO SPARRING ANDATE PIANO E CONTROLLATI!!!” (Parte 1)

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Alla fine di ogni round di sparring ed il vostro coach vi dice di cambiare compagno, c’è sempre qualcuno che viene lasciato fuori. E quel qualcuno spesso e volentieri e uno di quelli che durante lo sparring combatte come se dovesse vincere il titolo mondiale..

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Stare nel centro

Stare nel centro

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Momento di studio su questo aspetto.

“Ci sarebbe moltissimo da dire a proposito del principio di stare nel centro; molto poco, però, può essere esposto a parole perchè, sebbene questo concetto sia in qualche maniera riconducibile a principi fisici, in realtà si tratta di un modo di essere…

Il vostro “centro” è il centro fisico di gravità, situato all’interno del corpo approssimativamente quattro dita sotto l’ombelico e a metà strada dalla spina dorsale.

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Corsi A.E.S.

Corsi A.E.S.

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L’A.E.S dispone una serie di corsi in base all’esperienza e all’obbiettivo della persona interessata.

  • Lezione privata: adatta per coloro che vogliono approfondire la propria conoscenza marziale in modo più preciso e diretto, proporzionale al proprio grado di preparazione e specifica alle richieste personali tecniche, adattandosi agli orari del richiedente.
  • Corso intensivo: questa tipologia di corso viene consigliata a coloro i quali vogliono effettuare almeno 4 ore di allenamento consecutive, con un minore costo economico. Si diversifica dalla lezione privata in quanto i partecipanti saranno più di uno ma con numero massimo di 6.
  • Corso istruttori: questo è esclusivo solo per coloro che hanno esperienza di almeno 3 anni in qualsiasi disciplina marziale, sportiva da contatto o di difesa personale. È impostato in quattro moduli che a loro volta sono suddividi in step, in cui si andrà a trattare un argomento specifico per almeno 5 ore. Ed è diretta alla formazione di istruttori su tutto il territorio nazionale.

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Tactical Stick

Tactical Stick

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Nell’A.E.S. hai la possibilità di specializzarti nell’uso esclusivo del bastone per la difesa personale, acquisendo le diverse dinamiche di utilizzo:

  • Attacco e difesa;
  • Disarmi con il bastone vs bastone;
  • Disarmi a mani nude vs bastone;
  • L’utilizzo dei due bastoni aumenta le capacità percettive dell’occhio a causa della maggiore velocità del bastone, nella sua parte avanzata, rispetto ad un qualsiasi pugno. Allo stesso tempo diventerai ambidestro nell’utilizzo di quest’arma. Il kali filippino lo prevede da programma;
  • Applicazioni a mani nude delle tecniche di bastone doppio;
  • Esercizi tradizionali basici e avanzati (quest’ultimi ideati da Raffaele Camerano) per aumentare la capacità di risposta d’azione ad un eventuale attacco.

A questa specializzazione si può accedere, per ovvi motivi, solo dopo aver completato i primi due moduli del corso istruttori.

Perché sapersi difendere?

Perché sapersi difendere?

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Preferirei vivere in una società in cui non sia necessario insegnare a donne o comunque a nessuno a difendersi da aggressioni di vario genere. Ma vivere in un sistema in cui non ci sia tale necessità perché ognuno ha imparato a rispettare l’altrui persona.

Purtroppo non è così. Oggi più che mai viviamo periodi di violenza dilagante e le cronache quotidiane ne danno continua testimonianza. Viviamo periodi in cui la violenza può sfociare da piccoli e banali incomprensioni, un semplice parcheggio o uno sguardo di troppo, e gli atti criminosi volti a ledere l’incolumità personale si fanno sempre più estremi.

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Bastone corto per la difesa abitativa

Bastone corto per la difesa abitativa

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Difesa abitativa

Il bastone corto (quello da eskrima di solito è di 70 cm) é un’ottima arma per la difesa abitativa.

In una camera molto spaziosa lo si può usare con una sola mano o con due nella stessa estremità (come una mazza da baseball).

Ovviamente, in casa, molto spesso si hanno spazi stretti, dove, in caso di aggressione sarebbe difficile se non impossibile (in alcuni casi) muovere il bastone con i tipi di impugnature sopra citate, dato che si andrebbe a sbattere contro i muri o altro e si potrebbe perdere momentaneamente il controllo del bastone o nei peggiori dei casi l’arma stessa.

Per questo tipo di difesa, l’impugnatura più consona da adottare sarà a due mani verso le due estremità del bastone, consiglio vivamente di lasciare dello spazio alle due estremità (punjo), perché quest’ultime serviranno anche per colpire l’avversario.
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Intervista ai TAOD Erwin e Sandro

Intervista ai TAOD

Intervista ai TAOD Erwin e Sandro

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Ciao ragazzi e grazie per la vostra disponibilità! 

Sandro – Io non parlo senza la presenza del mio avvocato…… Ah già, sono povero… niente avvocato… 😂 A parte gli scherzi per te sempre disponibili! 

Erwin –  Grazie a te Yuri, è sempre un piacere fare due chiacchiere con te!

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My Passion.. My Life…

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Ed eccomi qui allora, piacere di conoscerti, io sono Graziano Sciuto.
Vorrei parlarti un attimo di me in modo da darti le motivazioni necessarie a capire perché dovresti ascoltare ciò che dico.
Sono il più piccolo della famiglia, ero il classico bambino un po’ cicciottello (“perché la pancia è tutta altezza” cit.) e occhialuto cresciuto con in un’infanzia non tanto degna di essere ricordata.
Non ho mai avuto la possibilità di giocare con mio padre come facevano gli altri e, per via di svariati problemi economici, ho dovuto aspettare di poter lavorare per pagarmi la palestra per rimettermi in forma.
Durante le scuole a volte venivo deriso ed emarginato a causa della mia prestazione fisica alquanto scadente ed il tutto era incorniciato dall’avere una situazione economica e relazionale interfamiliare non proprio delle migliori. Stavo spesso da solo e non avevo molte amicizie.
Avevo quindi un bivio davanti:
  • Lasciarmi abbandonare alla situazione che c’era attorno e far sì che il destino decidesse per me
  • Ribellarmi, lottare e fare di tutto per ottenere qualcosa di meglio dalla mia vita
Grazie al sostegno della mia famiglia e delle poche persone a me vicine che mi hanno sempre accompagnato, scelsi la seconda.
Quindi a 14 anni iniziai finalmente a lavorare, prima in fabbrica dallo zio, poi in una camionetta dei panini nelle stagioni estive e nei fine settimana per mantenermi in autonomia senza dover chiedere nulla. Ero deciso e motivato a tutti i costi di cambiare il mio status.
Della mia adolescenza non ho molti bei ricordi: il sabato sera al posto di uscire con gli amici gli facevo il panino per cena dalla camionetta, ma questa esperienza come tante altre mi portarono per fortuna ad essere molto più responsabile e “adulto” dei miei coetanei.
Con l’intento di imparare a lottare e difendersi, iniziai a praticare il kung-fu, uno dei migliori sport che insegnano la disciplina, la dedizione ed il sacrificio.
Ero molto indietro rispetto a coloro che iniziavano a praticarlo a 5 o 7 anni, ma feci i salti mortali e raggiunsi in pochi anni la cintura nera 1° DUAN e l’attestato di allenatore. Nel corso di questi anni seguirono svariate gare, pagate con i miei sudati guadagni in parallelo agli studi.
A 18 anni arrivò il diploma come Perito Tecnico a pieni voti e, deluso dal kung-fu e da come si era diffuso nel mondo, decisi di praticare prima il sanda, meglio conosciuta come boxe cinese, poi la Muai Thay, la boxe thailandese, entrambi a livello agonistico.
Nel corso degli anni che praticavo con costanza diverse discipline, rimanevo però sempre più deluso da ciò che c’era all’interno del mondo degli sport da combattimento, sentivo che mancava qualcosa, anche se ancora non avevo capito cosa.
Gli allenatori altro non erano che ex atleti con 20 anni di esperienza sul campo, senza la minima conoscenza né dei criteri di allenamento, né tantomeno del motivo per cui determinati esercizi e sessioni di allenamento si facevano proprio in quel modo…
Nella mia testa quindi iniziava a farsi largo l’idea di diventare io stesso un maestro ed istruttore, ma con l’intento di essere molto più preparato di coloro che dicevano
“IO CON QUESTI ALLENAMENTI CI HO FATTO 15 ANNI DI CARRIERA DA PROFESSIONISTA!!!”
Bene, ma quanti di coloro che ti seguono hanno ottenuto gli stessi risultati con lo stesso allenamento? Che risultati agonistici hai ottenuto tu?
– queste sono domande di cui ancora attendo risposta –
Tornando a noi, da dove iniziare quindi? Ero perplesso e non sapevo a chi chiedere consiglio…
Quindi cominciai a strutturare l’idea di cosa volevo essere e diventare da grande e, come tutti i ragazzi ambiziosi e con la voglia di spaccare il mondo della mia età, la modestia non faceva per me tanto da pensare di diventare il miglior preparatore atletico specializzato in SdC di sempre.
Adesso che avevo ben chiaro cosa diventare però, bisognava partire da qualche parte, quindi misi da parte gli studi tecnici da perito e
“HO DECISO, VOGLIO ENTRARE ALL’UNIVERSITÀ, FACOLTÀ DI SCIENZE MOTORIE”
Primo anno, sono fuori dai primi 100 posti, non entro. Mi metto a lavorare come un pazzo, decido di guadagnare i soldi per andare un mese in Cina e conoscere il vero mondo del kung-fu, ci riesco. Parto a fine luglio del 2010 e rientro a fine agosto. Tutto un altro mondo, fantastico e stupendo, ma è un mondo che purtroppo non fa più per me.
Riprovo i test universitari, finalmente entro ed inizio gli studi. Passa qualche mese, mi do le prime materie, tutto procede per il meglio fino a che un bel giorno mio padre mi dice:
“Hanno indetto un concorso a livello nazionale per una borsa di studio di € 27000 per studiare e fare uno stage direttamente nella più grossa casa automobilistica italiana. Prendono solo 10 persone ed il bando è aperto ai Periti con voto sopra il 90/100 ed ai laureati e laureandi triennali in ingegneria e affini. Perché non partecipi?”
“Ma papà, come posso competere con dei futuri ingegneri? e poi ho deciso di chiudere con le materie tecniche”
“Ma che ti interessa?? Non hai nulla da perdere ed è una bella borsa che potrebbe aiutarti a mantenerti gli studi, inoltre il concorso lo fanno qui a Catania, quindi provaci. Alla meno peggio ritorni a studiare per come stai già facendo”
Un po’ indeciso e con la sfacciataggine di colui che già sa come andrà a finire, lo faccio.
Eravamo in 300 circa, di cui la maggior parte tutti ingegneri o aspiranti tali con la puzza sotto il naso. Il test scritto mi sembra estremamente difficile, ma mi concentro e completo tutto ciò che posso. Quel giorno me ne tornai tranquillo a casa, convinto di essermi tolto un peso di dosso e aver accontentato finalmente mio padre.
Inaspettatamente però rientro tra i primi venti, passando la prima selezione. Seguono poi test d’inglese, colloquio tecnico e motivazionale. E alla fine e contro tutte le aspettative che avevo, supero tutto.
Mi ritrovo infine ad essere l’unico diplomato in mezzo a 9 ingegneri che mi guardano in malo modo non appena gli dico di essere un laureando in scienze motorie.
Inizia così il corso di studi tecnico in parallelo a quelli universitari che, inevitabilmente, rallentano.
Salgo a Torino, lavoro per 8 mesi al Centro Ricerche, mi gestisco casa e lavoro in totale autonomia. Contemporaneamente lì scopro un mondo della lotta totalmente diverso da quello che c’è al sud: combattimenti ogni mese, preparazioni atletiche specifiche e generali, mega palestre e tanta voglia di vincere ed emergere. Mi innamoro anche del pugilato, la noble art, che inizio a praticare.
Il percorso della borsa di studio termina dopo un anno e mezzo, una bellissima esperienza che mi ha permesso di accrescere il mio senso del dovere, l’importanza del sapersi organizzare e la consapevolezza che:
NESSUNO MAI SI MUOVERÀ PER TE PER FARTI OTTENERE UN RISULTATO,
SE PRIMA DI TUTTO NON SEI TU STESSO A FARE IL PRIMO PASSO
Quindi ritorno a Catania e riprendo gli studi universitari e inizio a praticare anche la boxe. Siamo a Gennaio del 2014 e nel giro di un mese supero 4 materie dell’università e cerco di recuperare il tempo perduto.
A marzo vengo assunto in e-distribuzione come operaio, e un mese dopo l’assunzione mi richiamano dal Centro Ricerche per un contratto, ma rifiuto. Gli studi universitari rallentano nuovamente.
Nonostante tutto e tutti, continuo ad andare avanti, seguo le materie, passo gli esami, mi esercito e provo su me stesso nuovi modi e metodi di allenamento, ma sento che manca ancora qualcosa. Noto con amarezza che l’università è troppo accademica, c’è troppa teoria nel mezzo e pochissima applicazione pratica.
L’esempio lampante di tutto ciò, è avvenuto dopo aver passato l’esame di biomeccanica, voto 27/30.
Mi sono detto
“WOW posso dire di conoscere l’argomento”
ed ecco che, comprando per pura curiosità un libro di biomeccanica applicata alle alzate di potenza degli strongman, scopro con mio grande stupore e anche un po’ di amarezza che non ci avevo capito un C***O in ciò che c’era scritto, e non perché non ero del settore ma mi sentivo chissà chi, ma ero un laureando in Scienze Motorie che si era fatto un mazzo gigantesco per passare al meglio quella materia specifica.
Quel libro me lo sono dovuto leggere e studiare tre volte prima di iniziare a comprenderlo. Ed il bello è che quel libro lo aveva scritto un ingegnere con la passione per powerlifting!!! Non un dottore del movimento né tantomeno un Chinesiologo o un Fisiatra!!!
La scoperta di questo paradosso e la mia smania di voler sapere come si allenano i grandi campioni e cosa ci sta dietro alle loro preparazioni atletiche (che non è il classico “fai 3 serie da 10 ripetizioni per ogni esercizio”) mi porta a guardarmi in giro anche fuori dall’università, comprando svariati libri di noti preparatori atletici di fama internazionale e di prendere la decisione che dovevo intraprendere anche degli studi extrauniversitari, partecipando a diversi corsi di formazione e conseguendo nel tempo diversi attestati come:
  • Istruttore di Fitness Wellness 1° e 2° lv (ConfSportiva – Università di Catania)
  • Istruttore di Allenamento Funzionale 1° e 2° lv (Functional Training School)
  • Allenamento al Femminile (Functional Training School)
  • Dimagrimento e Alimentazione (Functional Training School)
  • Postural Basic (Functional Training School)
  • Tecnico FIPE 1° lv (Federazione Italiana Pesistica)
  • Istruttore di Kettlebell Training 1° lv (Functional Training School)
  • Cutman professionista (ICA – International Cutman Association)
  • Istruttore Certificato per lo Scrutinio del Movimento Funzionale 1° e 2° lv (Metodo FMS)
Il miglioramento delle mie prestazioni sportive, l’aumento della sicurezza in me stesso, il non aver paura a rispondere e chiedere il perché di una determinata cosa, sono solo alcuni dei risultati raggiunti grazie a tutto ciò che ho fatto e studiato oltre alle competenze e conoscenze acquisite in ambito di Preparazione Atletica per gli Sport da Combattimento.
Attualmente, a 28 anni compiuti, mi ritrovo ad essere il Dottore in Scienze Motorie con la capacità di applicare realmente ciò che studio su fighter che mi si pone davanti, ottimizzando il tutto grazie anche al confronto con altri esperti di diversi settori al fine di raggiungere l’unico obiettivo che mi sono posto negli anni:
DIFFONDERE IL METODO CORRETTO DI PREPARARE UN FIGHTER
Fabio Corelli per Kombatnet

Intervista a Fabio Corelli

Intervista a Fabio Corelli

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Ciao Fabio, grazie per la tua disponibilità! 

È sempre un piacere per gli amici di Kombatnet!

Partiamo subito da questa edizione del King of The Ring al Palasport Flaminio di Rimini, la nona, che si preannuncia ricca di incontri di altissimo livello, fino al Titolo Mondiale di Giuseppe De Domenico: cosa puoi raccontarci al riguardo?

Come sempre cercheremo di fare il massimo per dare un bello spettacolo, spaziando dalla Kickboxing, al K1 fino arrivare alle MMA: gli abbinamenti che negli anni abbiamo proposto non hanno mai deluso le attese.

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Il coltello non è un'arma

Il coltello non è un’arma

Il coltello non è un’arma

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Non è stato un errore, il coltello non è un’arma, ma dirò di più, nessun’arma paradossalmente lo è.

Perché?

Perché manca l’educazione alle armi in generale, dato che c’è un forte pregiudizio, esiste di conseguenza un erroneo pensiero su di esse.

Tutto quello che potrebbe tagliare o spaccare viene considerato un’arma, questo è comprensibile e vero. Ma ad un’analisi attenta si comprende che la vera arma è l’uomo. È l’uomo che fa “dell’oggetto” detenuto un’arma.

Alcune volte si dimentica che c’è L’ESSERE UMANO DIETRO AL COLTELLO,

Sopratutto, non esiste arma migliore o peggiore dipende sempre ed esclusivamente dall’utilizzo che ne fa la persona.

Potrebbero essere un’arma:

  • cacciavite;
  • martello;
  • biro;
  • … e diverse altre.

Difesa personale e sport da combattimento

Difesa personale e sport da combattimento

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… o anche “dietro una tastiera non si va KO“.

C’è un argomento che mi sta a cuore e che di recente è stato protagonista di alcune accese discussioni su Kombatnet (qui, qui e qui per chi fosse interessato a leggere le varie opinioni e dire la sua), ossia la differenza tra difesa personale in un contesto quotidiano e la pratica sportiva.

Si tratta di un argomento sul quale sono stati spesi fiumi di parole ed anche il nostro Alessio Sakara si è espresso in merito.

La domanda è: quanto conta la pratica sportiva nelle discipline da combattimento in uno scontro reale urbano tra persone? 

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Intervista a Roberto Gallo Cassarino

Intervista a Roberto Gallo Cassarino

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Ciao Roberto, grazie per la tua disponibilità! Partiamo dagli eventi recenti: tuo figlio Mathias Gallo Cassarino è stato nominato “Fighter of the Year” da Muay Thai Magazine! Un’altra vittoria, seppure non sul ring: che cosa pensi di questo riconoscimento?

Grazie a Voi! Sì, ‘Muay Thai Magazine’ ha montato su un teatrino con buone intenzioni che poi è finito in ‘novelas’, ma lasciamo stare. Prima di loro già Fighting Zone Italia aveva assegnato senza indugio il titolo di Kick Boxer dell’anno a Giorgio Petrosyan e di Nak Muay dell’anno a Mathias. Inoltre aveva anche scelto come match dell’anno Mathias Gallo Cassarino vs Inseethong (Campione di Thailandia in carica), dichiarando “ho iniziato a vederlo comodamente seduto sul divano e ho finito sbraitando in piedi davanti alla tv. Vuol dire che è stato speciale e qualcosa mi ha lasciato”.

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TUTTO EBBE INIZIO DA QUI…

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Vi è mai capitato di guardare un’atleta e pensare che potrebbe ottenere molti più risultati solo allenandosi con criterio? E quanti atleti in generale si sono visti loro stessi non raggiungere mai la performance desiderata a causa di blocchi funzionali, rigidità o semplicemente di una preparazione atletica lasciata al caso?
Io mi ci sono ritrovato personalmente e ho conosciuto anche molti atleti in questa stessa IDENTICA situazione.
Numerosi studi spiegano l’importanza di una preparazione atletica creata ad hoc per l’incremento della performance sportiva, dall’atleta d’élite al principiante, per diminuire ad esempio eventuali scompensi che potrebbero peggiorare il gesto atletico e portare ad infortuni.
Avendo praticato per molti anni diversi sport di lotta ho sempre riscontrato la mancanza di qualcosa, di un criterio, di un metodo;
Molto spesso gli allenamenti erano lasciati al caso o all’esperienza dell’allenatore di turno e i miglioramenti tardavano sempre ad arrivare e non trovavo nessuno che potesse dare risposta alle mie domande sul perché di determinati allenamenti e sui criteri da applicare.
Da qui nasce l’esigenza di studiare personalmente tutto ciò che poteva essermi utile nella preparazione atletica specifica, fino a trovare la maggior parte delle mie risposte nei principi dell’allenamento funzionale associati a quelli che sono i fondamenti dell’allenamento per la sua strutturazione ottimale.
Ne seguì un percorso di studi più specifico, fatto anche di libri extra – universitari, allenamenti specifici e corsi di formazione mirati, il tutto accompagnato da continue prove e riprove applicate su me stesso, definendo pian piano la rotta dell’obiettivo finale.
Con questo profilo che ho creato voglio pertanto mostrare cosa si può ottenere creando in modo opportuno una preparazione atletica specifica utilizzando i principi dell’allenamento funzionale… e non solo…
fare a vuoto con pesetti non serve a niente

FARE IL VUOTO NON SERVE A NULLA (se lo fai con i pesetti)

FARE IL VUOTO NON SERVE A NULLA (se lo fai con i pesetti)

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E’ lui, l’unico, il solo e l’irraggiungibile esercizio “fondamentale” inserito praticamente in qualsiasi sessione d’allenamento di un qualsiasi Striking Combat Sport.
 
Il “vuoto” (conosciuto anche come Shadow Boxing) con i pesetti.
Ciò che però nessuno si è mai chiesto è se questo esercizio, che viene comunque sfruttato fin dalla notte dei tempi nelle discipline come boxe, muay thai ecc, serve realmente a qualcosa.
 
Vi preannuncio la risposta:
 
NO, anzi in alcuni casi può anche influenzare negativamente la tecnica del gesto, ma cerchiamo di capire il perché.
 
Innanzitutto questo esercizio da cosa nasce? Questo gesto altro non è che un gesto atletico specifico sovraccaricato e nasce da una deduzione molto semplice:
 
Devo tirare un pugno il più veloce possibile –> mi abituo a tirarlo con un peso –> quando tolgo il peso sarò più veloce
 
Ciò che nel tempo ha poi dato fondamento a questa deduzione è il fatto che, SOLO nell’immediatezza in cui si posano i pesetti, il fighter sente effettivamente di essere più veloce, ma ciò è dovuto all’aver tolto i pesetti che rallentavano il movimento e non perché si diventa più veloci!!!
 
Inoltre il fatto di utilizzare un peso in un gesto atletico specifico, non solo non migliora le performance del gesto in sé ma può anche peggiorarlo perché con un peso viene modificata completamente quella che è la meccanica del gesto. andando a modificare la sinergia di contrazione muscolare e gli angoli di lavoro durante il movimento stesso.
 
Naturalmente tutto ciò non lo dico io, lo dicono gli svariati studi effettuati nel corso degli ultimi 40 anni di ricerche in ambito sportivo perché, se da noi ci si sta approcciando solo negli ultimi anni ad un approccio più scientifico nella preparazione atletica, all’estero (USA e Russia in primis) ci studiano già da generazioni.
 
Tutti questi studi effettuati in svariati sport dimostrarono appunto che eseguire il gesto atletico specifico con un sovraccarico determinavano un miglioramento pressoché nullo. In molti casi l’atleta preso in esame migliorava il gesto nell’esecuzione con il sovraccarico, ma poi peggiorava nell’eseguire il gesto con il peso da gara (nel nostro caso il guantone).
 
Quindi in sostanza, si migliorava uno schema motorio che era solo simile al gesto da gara, ma non perfettamente uguale.
 
Se vogliamo entrare più nello specifico riflettendo per bene sulla tecnica e mettiamo a confronto un diretto senza peso con un diretto eseguito con il peso, possiamo notare che:
 
  • La traiettoria dei due pugni sarà diversa in quanto il pesetto tenderà a far andare verso il basso il braccio;
  • Ci sarà un modificazione della coordinazione della contrazione muscolare con un coinvolgimento maggiore della muscolatura della spalla per sostenere un peso maggiore (maggior rischio infortunio alla spalla);
  • Nel lungo periodo il tenere in mano il pesetto tenderà a far lasciare la mano del pugile più aperta, provocando una prevedibilità maggiore dell’attacco (chiudo bene il pugno solo quando sto per attaccare) e un maggior rischio infortunio della mano (andare a colpire con un pugno chiuso male può avere conseguenze negative sulla mano stessa).
Tutti questi svantaggi che più o meno si possono presentare nell’esecuzione del vuoto con i pesetti, saranno tanto accentuati quanto più sarà il peso utilizzato, a maggior ragione se chi utilizza questa pratica di allenamento non è un fighter esperto che abbia già una affermata consapevolezza del gesto (un principiante andrebbe solo a peggiorare la tecnica e a prolungare enormemente l’acquisizione della tecnica corretta).
 
Ora se dobbiamo onesti, non si è mai sentito nessuno che sia morto o gli sia caduto un braccio a causa di questo esercizio, ma ciò che mi preme farvi comprendere è:
 
SERVE REALMENTE ESEGUIRE QUESTE ESERCITAZIONI?
 
Se poi consideriamo pure che per un fighter il tempo per allenarsi non è mai abbastanza, non si potrebbe utilizzare quel tempo per lavorare su qualcosa che abbia un maggior transfer sulla tecnica del pugno?
 
Comprovati studi dimostrano che eseguire Distensioni su Panca Piana in modo tecnico, l’utilizzo di palle mediche e lavori di spinta esplosiva con le kettlebell danno molto più transfer nell’aumento della velocità del pugno che non il semplice gesto sovraccaricato.
 
A tal proposito, nei prossimi giorni scriverò un mini articolo dove verrà esposta una proposta d’allenamento specifica al miglioramento della tecnica di pugno.
 
PER ASPERA AD ASTRA
 
Graziano

Ruiz vs Joshua 2

Si è appena svolto il match “Ruiz vs Joshua 2”, rivincita attesissima sopratutto dopo la precedente inaspettata vittoria del messicano nel match precedente, con la conseguente conquista dei titoli.

Francamente l’incontro intero NON L’HO ANCORA VISTO, ma non ho potuto fare a meno di leggere considerazioni sul web e sui vari gruppi che parlano di SDC.
Vi è una gran polemica in corso per quanto riguarda la vittoria di Joshua, su un cliché abbastanza comune per la verità. Ovvero che Joshua limita il contatto, mantiene la distanza, sfrutta l’incredibile allungo rispetto a quello dell’avversario, evita situazioni pericolose, mette dentro punti e porta a casa la vittoria ma annoia il pubblico e gli spettatori.

Sicuramente l’incontro aveva un certo rilievo, non solo a livello mondiale e mass mediatico ma anche per i singoli pugili. Ognuno di essi era motivato per vincere.
Pensateci: per Ruiz è l’occasione della vita, mentre per Joshua è l’ultima occasione.
Non che obbligatoriamente si sarebbe dovuto ritirare come molti dicono, ma avrebbe fatto quello scivolone da cui è difficile risalire.

Avendo in mente queste premesse è inutile lamentarsi dell’incontro, ognuno ha usato la strategia tattica migliore per cercare di vincere. Joshua dal suo punto di vista non ha sicuramente dato peso alla spettacolarità del match. L’obiettivo era vincere, riconquistare i titoli punto. Quello che lui ha messo in palio era di gran lunga maggiore rispetto a quello messo in palio da Ruiz.

Concludendo penso che Joshua non poteva veramente sbagliare in questo match, e nonostante sia uscito criticato negativamente e Ruiz sia uscito a testa alta, ha fatto il lavoro che doveva fare ed ha fatto bene.
I colpi del messicano sono potenti, scambiare sarebbe stato troppo rischioso per Joshua in un match il cui contesto non gli avrebbe permesso di assumersi questo rischio.
Per quanto possano essere poco spettacolari alcuni match non si vincono soltanto con la forza ma sopratutto di intelligenza.

intervista-mario-zanotti-kombatnet

Intervista a Mario Zanotti

Intervista al Maestro Mario Zanotti, istruttore di Muay Thai/K1/Kickboxing, promoter ed organizzatore di eventi sportivi

intervista cristian faustino yokkao fight night bologna 30 novembre 2019 kombatnet

Intervista a Cristian Faustino

In occasione dell’evento “Yokkao Fight Night” di sabato 30 novembre 2019 a San Lazzaro di Savena (BO) dove Kombatnet sarà presente, cogliamo l’occasione per intervistare il campione del mondo Cristian Faustino, che incrocerà guanti e tibie con il noto campione thailandese Singdam in un incontro che si preannuncia spettacolare!

Leggi tutto l’articolo…
Kombatnet - Social network per arti marziali e discipline da combattimento

21 motivi per iscriversi a Kombatnet

21 MOTIVI PER ISCRIVERSI A KOMBATNET

È una giusta domanda: perché iscriversi a Kombatnet?

In fondo, non c’è già FACEBOOK?

Giusto! Ecco allora un elenco (non esaustivo) di validi motivi per iscriversi al primo social network dedicato ai fighters, alle discipline da combattimento ed a tutte le attività correlate.

1. Troverete persone che parlano la stessa vostra lingua. “Jab”, “Gedan Barai”, “Tora Yop Chagi” e “Question Mark Kick” saranno termini compresi da tutti nella vostra cerchia di amici.

2. Amplierete le vostre conoscenze in altri ambiti marziali. Per quanto siate in contatto con il vostro mondo ci sarà sempre qualcuno che ancora non conoscete che pratica la vostra stessa disciplina: su Kombatnet avrete la possibilità di conoscerlo molto più facilmente.

3. Potrete promuovere al meglio la vostra figura di atleta. Immersi in un ambito qualificante e qualificato, in mezzo ad atleti, enti, federazioni, aziende e marchi noti, promoter e organizzatori di eventi, la vostra figura sarà messa in evidenza più che in ogni altro social network.

4. La vostra palestra sarà in vista in un sito specializzato. Non avrete una “generica pagina Facebook o Instagram” come una qualsiasi altra attività (un negozio di fiori come una concessionaria di automobili): sarete IN ELENCO SU KOMBATNET.

5. Avrete possibilità di trovare avversari per gli incontri: risolvere la tipica problematica situazione dove un fighter si infortuna una settimana prima del match sarà molto più semplice da risolvere.

6. Potrete aprire un negozio su Kombatnet e vendere i vostri prodotti online. Risparmierete in pubblicità contando su una utenza già targettizzata ed avrete la possibilità di gestire ogni fase della vendita in maniera automatica.

7. Potrete fare inserzioni a pagamento molto più efficaci rispetto ad altri social, dove la massa di utenti non consente un ROI (ritorno dell’investimento) conveniente. Ogni annuncio su Kombatnet sarà visto unicamente da fighters, enti ed aziende del settore, in numero quotidianamente crescente.

8. Su Kombatnet non esiste alcun tipo di visualizzazione “falsata” da un algoritmo che premia alcuni e danneggia altri. I post della community sono visibili a tutti in ordine cronologico e l’utente può scegliere chi e cosa visualizzare in piena autonomia.

9. Potete curare un vostro blog personale: su Kombatnet avete uno spazio per curare un vostro blog e pubblicare articoli sugli argomenti che vi interessano o ai quali volete dare risalto, siano essi vostri progetti o commenti ad attività altrui (match famosi, iniziative federali, scelte dei campioni e via dicendo).

10. Entrerete a contatto direttamente con i campioni: come già detto il flusso principale (“bacheca”) di Kombatnet è costituito da tutti i messaggi di tutti i partecipanti in maniera incondizionata, quindi non vi perderete mai i post dei vostri fighter preferiti.

11. Potrete pubblicare annunci pubblici (simili agli “Eventi” di Facebook ma molto più versatili), sia gratuitamente che sponsorizzati, per diffondere una notizia o una richiesta specifica.

12. Potrete creare gruppi pubblici, privati e segreti proprio come su Facebook, ma specifici per la vostra attività o disciplina: non ci sarà nessun disturbo o richiesta da parte di persone che non hanno nulla a che fare con il mondo dei fighters.

13. Non sarete inondati di pubblicità inutile! Come nelle riviste specializzate si predilige l’inserzione “tecnica”, su Kombatnet vedrete sempre dell’advertising legato alla vostra attività ed ai vostri interessi.

14. Visualizzerete foto e video più pertinenti ai vostri interessi: i contenuti postati dagli utenti saranno in linea con il tema trattato dal sito, ossia il fighting.

15. Potrete discutere di argomenti che vi interessano. Facebook ed altri social sono diventati, da luogo di discussione, una mera bacheca dove postare foto e meme. Instagram ne è la riprova. Foto e video sono il contenuto multimediale più diffuso, anche perché più semplici da capire da una utenza non specializzata. Su Kombatnet avrete la possibilità di trovare persone con le quali discutere di argomenti sullo stesso piano in tutta libertà.

16. È free! Non è richiesto alcun pagamento per partecipare a Kombatnet. Se lo si vuole, si può accedere a servizi a pagamento aggiuntivi e corollari come le inserzioni, ma l’utilizzo è al 100% gratuito e libero per ogni persona fisica o giuridica che sia nell’ambito del fighting.

17. È uno spazio dove i giornalisti possono trovare materiale quotidiano. Un conto è andare a cercare le notizie sportive sulle arti marziali e le discipline da combattimento nei vari siti web… ed un conto è avere un unico luogo dove le notizie vengono da te, con commenti e reazioni in tempo reale dei diretti interessati! Per un giornalista sportivo Kombatnet è una occasione ghiotta di partecipazione e di sviluppo della propria attività personale.

18. È uno spazio dove i blogger/vlogger e le testate online possono trovare utenza. Ogni sito web o canale social a tema fighting può riproporre i propri video ed i propri contenuti semplicemente ripostandoli in bacheca, con il conseguente vantaggio di raggiungere immediatamente una utenza selezionata! Un modo perfetto per attrarre utenti interessati.

19. Meglio pochi interessati che tanti disinteressati. In tanti hanno sperimentato l’inefficacia di campagne di marketing rivolte a grandi numeri di persone, che poi si rivelano assolutamente disinteressate al proprio prodotto. Sentir parlare di “9 milioni di utenti” è molto interessante per chi vuole creare una inserzione, ma se l’engagement reale coinvolge poche centinaia di persone il ROI cala rovinosamente e la campagna diventa inutile o, peggio, dannosa.

20. Non c’è “rumore di fondo”: i venti like che provengono dai parenti sono sicuramente piacevoli dal punto di vista umano ma quando si parla di engagement (persone realmente interessate al tuo stage, al tuo incontro, al tuo video commento) è meglio avere a che fare con numeri reali. In più in una discussione tendenzialmente interverranno persone competenti e solo raramente ci saranno commenti fuori luogo. Pochi, ma buoni.

21. Su Kombatnet si possono raggiungere tante persone interessate in poco tempo. Niente più campagne di marketing per mesi, nel tentativo di raggiungere quante più persone interessate possibile: su Kombatnet i fighter sono già tutti lì!

Che aspetti allora? Iscriviti ora!

Clicca qui: https://www.kombatnet.com/register

Perdere sul ring, vincere sui social

Perdere sul ring, vincere sui social

➡️ Segui Yuri Refolo su Kombatnet!

Leggo i resoconti dei vari match la mattina che si dividono equamente (per statistica) in sconfitte e vittorie e mi domando quanto i social network abbiano cambiato la gestione psicologica della sconfitta.

A mio avviso moltissimo.

Per iniziare, una volta c’era meno diffusione degli sport da combattimento e chi arrivava a comparire nelle pagine dei giornali era già un campione. Nessuno (o poco) spazio per i dilettanti ed i professionisti di primo pelo.

I più visibili quindi erano solo i professionisti famosi: chi vinceva era il dio assoluto e chi perdeva doveva fare i conti con solo sé stesso e la eco dei titoli che lo davano per “sconfitto“, “finito“, “da buttare”. Una pressione psicologica non da poco.

Oggi, volente o nolente, non è più così: esistono i social dove tutti, sia chi ha un curriculum sportivo enciclopedico sia chi ha tirato il primo calcio ieri l’altro, hanno la loro bella vetrina sul mondo ed il numero di follower che li segue fa di loro dei “campioni” (virgolette d’obbligo).

Effettivamente il numero di follower è un parametro di quanto interesse si riesce a generare ed è un numero che interessa moltissimo gli organizzatori di eventi: un bravissimo fighter che combatte in un palazzetto vuoto non dà da mangiare a nessuno.

Di contro, un brocco inguardabile con un grande seguito può paradossalmente “dar da mangiare” a molte persone: e questa cosa si rileva non solo nel mondo dei fighter ma in qualsiasi altro ambito dove si vendano immagine ed eventi. Le cifre esorbitanti date ai calciatori non sono certo funzioni delle loro capacità di dribblare o fare goal.

Ma non è tanto sul seguito e relativi introiti che voglio puntare il riflettore stavolta, quanto sull’aspetto psicologico della sconfitta. 

Oggi, giustamente, i maestri o gli stessi atleti scrivono ogni giorno il resoconto dei match del weekend sui social ed ogni singolo nome viene alla ribalta, correlato di immagini e video dell’incontro, anche se è un classe N di un paesello di provincia di mille anime.

E questo è bellissimo, giustissimo e doveroso, senza retorica alcuna. Ieri sera ero incollato allo schermo per sapere come fosse andato il match di un grandissimo fighter che seguo e stimo tantissimo, Davide Armanini. E non vedevo l’ora di leggere una sintesi dell’incontro, sua o del suo maestro. 

Com’è normale che sia ogni cambiamento tecnologico consistente provoca un terremoto sociale e psicologico che va compreso ed analizzato.

Nel caso dei fighter penso ci siano numerose declinazioni possibili di questo effetto, a seconda del contesto, dell’evento e delle reazioni pubbliche.

C’è la situazione dove la sconfitta viene vista come dura ma giusta e la situazione dove si accusano gli arbitri; c’è la situazione dove si presenta il risultato secco e senza commenti e la situazione dove si accendono discussioni infinite sull’incontro e su chi avrebbe dovuto fare cosa (Petrosyan – Petchmorakot o Mayweather – Pacquiao ne sono un esempio).

Comunque sia, alla fine di solito un perdente c’è sempre ed al netto delle discussioni è lui che sotto la doccia, finito l’incontro, è solo con sé stesso e deve fare i conti con l’accaduto.

Ecco, qui vedo la differenza con un fighter pre epoca web. All’epoca non c’erano migliaia di persone che la sera stessa ti facevano arrivare il loro supporto: ti facevi la doccia, andavi a casa e ti leccavi le ferite. Se la botta non era troppo grossa e se il tuo orgoglio te lo imponeva, quanto prima eri di nuovo al sacco.

Oggi già nello spogliatoio sei inondato di notifiche e messaggi:per me era vinto, fraté!”, “comunque sei il nostro campione!” e magari anche il commento di qualche fighter che stimi che ti dice “hai comunque fatto un buon incontro”. L’umore ne risente, le capacità di recupero anche, la fossa è lontana. 

C’è chi dice che questo sia pericoloso e porti alla desensibilizzazione: mi è capitato in effetti di vedere ragazzi che scendevano, avendo perso, e sembrava che non gliene fregasse niente. Un’ora dopo essere usciti dallo spogliatoio erano al bar che bevevano una birra, magari con l’avversario.

Per me non è un male in valore assoluto: è segno della mutazione dei tempi (Baricco sosterrebbe che stiano mettendo le branchie: sono d’accordo). Non credo che a questi ragazzi “bruci” meno di quanto avesse potuto bruciare senza il network di amici, virtuale o reale che fosse. Penso piuttosto che sia nato un nuovo modo di “stare vicini” alle persone ed un nuovo peso che si dà all’incontro: oggi, scesi dal ring, ci sono discussioni, analisi, prospettive una volta impensabili se non per profondità almeno per quantità. Non hai fisicamente il tempo di star male che devi subito rispondere alle interviste (i più famosi), rilasciare commenti, aggiornare il tuo status, parlare con i promoter e magari stringere contatti con atleti locali. Poi, solo dopo, ti fai la doccia, torni a casa e ripensi a quel low kick che potevi parare. Una volta c’era solo il pulsare della gamba a ricordarti che non avevi tu la coppa in mano.

Chiaramente bisogna bilanciare: un conto è dare spazio a tutti ed un conto è incensare i brocchi. Un conto è fare l’influencer ed un conto è fare il fighter. Un conto è sentirsi circondato dell’affetto dei sostenitori ed un conto è giustificare una sconfitta o accusare gli avversari o l’arbitraggio per nascondere i propri errori.

Però abbiamo anche avuto nel tempo dei validi atleti che hanno abbandonato la disciplina da combattimento perché privi di un supporto adeguato, vittime di insegnanti abusivi e scriteriati e magari anche di un sostegno familiare ai propri sforzi.

Al netto di questi distinguo, se i social sono usati con criterio a mio avviso possono solo che far bene all’atleta che perde ed al mondo sportivo che lo circonda. 

Ma mi raccomando, da fighter (amatore), da supporter dei miei amici agonisti e da informatico, di rispettare la netiquette! 😉

Palestra Sociale La Disperata

Ciao a tutti!

Il nostro progetto si chiama: Palestra Sociale “La Disperata Udine”. Ma abbiamo dei gruppi di allenamento anche a Gorizia e Pordenone, in fase di costituzione/radicamento e successiva trasformazione in altrettante ASD.

Perché Palestra “sociale”? La nostra è una realtà che non si ferma al solo aspetto sportivo dello studio di una disciplina da combattimento. Il nostro progetto nasce tra aderenti al movimento della Tartaruga frecciata. Abbiamo una meta ambiziosa: riformare le persone e la società attraverso il sudore e il sacrificio. Da noi non si imparano solo tecniche e non si bruciano solo calorie. Si costruiscono caratteri e si forgiano fisici che possano affrontare le sfide del domani col sorriso sicuro sulle labbra.

Il lato agonistico della pratica è previsto, promosso, ma non preponderante rispetto alle nostre finalità.

Sociale perché vogliamo offrire un’alternativa valida e formativa alla passività quotidiana di molti giovani che per varie ragioni, che non spetta a noi indagare “si lasciano vivere”.

Infine, sociale perché, attraverso l’abbattimento della retta, ridotta ad un prezzo politico ed i cui proventi vengono totalmente reinvestiti nella palestra, vogliamo dare a tutti la possibilità di attingere ai benefici dati dalla pratica di uno sport completo.

Anche chi ha comprovate ridotte possibilità economiche, ma dimostra impegno e di aderire alle nostre finalità sociali, viene agevolato nella frequenza ai corsi, attraverso la rimodulazione della retta mesile al ribasso.

Il nostro motto è: “SEGUI LA VIA DEL FASTIDIO”. Si capisce questo assunto solo calcando il nostro tatami.

La principale disciplina che si insegna alla “Disperata” è il Taekwon-Combat® (una variante di Kickboxing ibridata col Taekwondo), unita alle MMA.

Per qualunque info o curiosità siamo a disposizione. Grazie e buon lavoro a tutti!

#kickboxing #mma

Nascono oggi i blog di Kombatnet!

Da oggi nascono i post del blog di Kombatnet!

Qualsiasi utente può scrivere un post nel canale blog ufficiale di Kombatnet dal suo profilo utente, allegare una immagine ed utilizzando un editor stile Word!

I post verranno poi pubblicati in bacheca, indicizzati lato web e compariranno nel profilo personale dell’utente.

Si tratta di una nuova importante funzione che consente ad ogni utente (palestre, atleti, enti, aziende, professionisti) di creare un argomento di discussione e far conoscere le proprie attività senza i limiti di un messaggio tradizionale.

Fatene buon uso!

Kombatnet Staff