I disarmi sono possibili oppure no?

I disarmi sono possibili oppure no?

Presupposto di base di questo argomento è che, a prescindere dalla valenza o meno dei disarmi in un contesto reale e civile, questi non andrebbero mai insegnati ai principianti. Per motivi che ritengo siano ovvi: innanzitutto il neofita manca di tutte quelle funzionalità necessarie al disarmo, ma più grave è che l’insegnamento di tali tecniche potrebbe creare l’illusione che sia relativamente facile eseguirle in un contesto da strada. Sarà comunque necessario che sia il praticante stesso ad acquisire quell’esperienza formativa attraverso la quale comprenderà la fattibilità dei disarmi in un contesto reale.

La questione sui disarmi va come sempre analizzata da diversi punti di vista. I disarmi sono efficaci? Si, se sono eseguiti da personale qualificato e specializzato in ambito Militare. Attenzione non stiamo parlando di semplici forze dell’ordine.

Qui si parla di forze speciali che si addestrano a contesti di guerra e operazioni in cui il rischio di trovarsi difronte ad un arma da sottrarre è elevatissimo. Allora si, li dove non hai scelta, devi addestrarti a provare di tutto pur di sopravvivere.

Viene da sè che se allora ho la possibilità di scelta tra un porta foglio ed un grosso taglio alla gola, scelgo di cedere il vil denaro.

Detto questo i disarmi sono fattibili???? Dipende!!

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Pocket stick o Kubotan?

Pocket stick o Kubotan?

Il pocket stick (olisi palad, dos puntas, tabak malit, dulo dulo, nell’eskrima ha diversi nomi) é un’arma originaria delle filippine, utilissima nel combattimento a corta distanza per colpire le parti vulnerabili del corpo.

Il kubotan è un’arma ideata da un maestro giapponese nel metà 900 che deriva a sua volta dallo yawara, arma giapponese molto simile al pocket stick filippino.

La differenza tra pocket stick e kubotan sta esclusivamente nell’impugnatura. Sembrerebbe una cosa da poco, ma non lo é.

Il pocket stick si impugna al centro invece il kubotan da un lato, cosa che permette di ridurre in modo particolare gli angoli d’attacco e contrattacco. Quando si va a colpire con il pocket stick si può dare un colpo di ritorno senza ruotare la mano.
Però devo riconoscere che alcune scuole di difesa personale utilizzano il kubotan come un pocket stick e questo é molto positivo.

In ambito legale, il kubotan in Italia si può portare e ne fanno anche dei portachiavi. Però a mio modesto parere dipende dalla struttura di quest’ultimo. Se avesse un punteruolo da un lato potresti (in caso le forze dell’ordine ti fermassero) avere dei problemi.

Il lato positivo di entrambe le armi é che vanno a creare un metodo di lavoro molto efficace per la difesa personale, poiché è possibile adattare le tecniche di quest’ultime ad una semplice biro.

Intervista ad Antonino Graziano Sciuto preparatore atletico - Kombatnet

Intervista a Graziano Sciuto – Combattraining.it

Intervista a Graziano Sciuto – Combattraining.it

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Ciao Graziano, grazie per il tuo tempo e la tua disponibilità!

Ciao Yuri, macchè!!! Grazie a te per la preziosa opportunità che mi hai dato!! Al giorno d’oggi è raro trovare persone che mettono prima di tutto la propria passione in ciò che fanno come fai tu!!

Raccontaci come nasce il progetto Combat Training.

Allora, molto brevemente, il progetto Combat Training nasce da un’esigenza che, nel tempo, ho riscontrato non essere solo mia, bensì della maggior dei praticanti di SdC. Questa esigenza era (ed è tuttora) quella di avere una preparazione atletica che sia adatta e adattata alle esigenze della propria disciplina praticata.

A differenza degli altri sport dove viene creata una programmazione dell’allenamento specifica per la disciplina, nella maggior parte delle palestre di SdC questo non avviene e ci si affida semplicemente alle conoscenze dell’istruttore tecnico che, per quanto bravo e competente possa essere, è pur sempre un tecnico con tanta esperienza sul campo, ma poco background in termini di principi dell’allenamento sportivo.

Ne risulta dunque che i fighter, una volta che accrescono le proprie conoscenze, comprendono che manca qualcosa, quel qualcosa in più in termini prestazionali che alla fine vanno a ricercare nelle sale pesi, nel crossfit, in piscina ecc ecc

Ecco perchè nasce il Combat Training, proprio per fornire un aiuto concreto, una programmazione dell’allenamento specifica per gli SdC, che viene cucita su misura al fighter al fine di renderlo più performante, incrementando enormemente la possibilità di infliggere colpi da KO ed aumentare resistenza fisica e lucidità mentale all’ennesima potenza.

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Paradenti personalizzati Bad Wolf

Cerchiamo di capirne qualcosa di più in merito alla sicurezza della nostra quando parliamo di arti marziali e sport da combattimento. Come ben sai ho già scritto diverse guide per darti dei consigli sui paradenti sportivi e cercare di darti delle informazioni di base per aiutarti a capire a cosa serve, come si usa e come fare a sceglierne uno. Oggi invece ho deciso, giustamente di approfondire questi concetti andando a scambiare quattro chiacchiere con uno dei principali professionisti del settore sul territorio italiano. Ho intervistato, l’ odontotecnico Rossano Pusineri, titolare del laboratorio Errepi Lab e insieme a lui ho scoperto qualcosa in più riguardo al suo lavoro e ai paradenti personalizzati Bad Wolf.

Siamo andati un po per punti, per capire i concetti fondamentali di questo argomento e cercare di sensibilizzare sul concetto della sicurezza. Il fatto di allenarsi con le protezioni adatte, sicuramente influisce, sia a breve che a lungo termine, sulla salute di ogni singolo atleta, a prescindere dal livello agonistico o dal tipo di sport praticato.

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Reazione psicofisica alla paura

Ecco cosa accade al tuo corpo in una situazione di pericolo

Iniziamo con il dire che siamo sempre nell’ambito della difesa personale,  e in questo articolo vorrei andare a parlarti di quello che succede al tuo corpo nel momento in cui ti senti in pericolo. Sembra incredibile come il cervello reagisca a tale situazione e quali meccanismi si mettono in moto nel momento in cui, il nostro istinto di sopravvivenza si accende improvvisamente. Tante volte sentiamo dei racconti di persone che hanno subito dei traumi e non riusciamo a comprendere perché non si ricordini nulla, nemmeno un dettaglio oppure di come sia possibile che non siano stati in grado di reagire. Quello che sto per dirti, vale per tutti, chi più e chi meno, abbiamo tutti questo genere di reazione alla paura, poi l’esperienza e l’allenamento, ci aiutano a gestirla meglio e alle volte anche a trarne vantaggio.

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Intervista a Gabriele Caglio di Fight Town Store

Intervista a Gabriele Caglio di Fight Town Store

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Buongiorno Gabriele, grazie mille per la tua disponibilità!

Buongiorno a te e a tutti i lettori. Grazie a voi dell’invito e dell’opportunità che ci state dando.

Fight Town Store è uno dei più importanti store online di attrezzature ed abbigliamento per arti marziali e sport da combattimento. Puoi raccontarci come è iniziato il progetto?

Il progetto di Fight Town è decisamente ambizioso, iniziamo a dire questo… ma fino ad ora ci siamo già tolti molte soddisfazioni. Ci sono dei pilastri fondamentali, che poi sono le sezioni dello store,  su cui si sviluppa poi il tutto: cerco di esprimerli chiaramente e brevemente uno alla volta. Uno è il classico e-commerce dove si possono trovare protezioni e abbigliamento di vario genere e su qui non credo ci sia molto da approfondire.

Il secondo pilastro è quello delle personalizzazioni, magari lo approfondiamo dopo, ma in poche parole abbiamo voluto sdoganare il concetto di “custom” e renderlo disponibile sia alle palestre che agli utenti singoli. Possiamo creare i prodotti per tutta una palestra dando uno stile specifico, creando delle grafiche appositamente per loro e via dicendo. Allo stesso tempo anche un fighter, o uno sportivo/a può creare il proprio abbigliamento personalizzato e volendo lo può anche fare direttamente online sul nostro sito. In pochi minuti si può creare il proprio paio di pantaloncini. 

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Altro punto è quello del marketplace, dove mettiamo in risalto brand emergenti, piccoli o di medie dimensione che hanno prodotti di qualità. A chi vuole diamo la possibilità di creare una vetrina sul nostro store online e mettere i prodotti a disposizione di tutti. Noi ci occupiamo poi di promuovere il marchio, di metterlo in risalto e proporlo ai nostri utenti. C’è da dire anche che questo i brand lo fanno gestendo in autonomia clienti e spedizioni, non c’è bisogno di molto altro, in pochi minuti possiamo mettere online – gratuitamente – una vetrina con gli articoli di chiunque abbia voglia di farlo. Andando avanti c’è la sezione con le guide e il blog, due cose diverse ma che fanno capo alla stessa cosa, l’informazione di settore.

La divulgazione è importante per noi, sia nella parte relativa alle guide, sia in quella dedicata al blog dove parliamo anche, forse soprattutto, ai meno esperti per cercare di invogliare a iniziare la pratica sportiva, a provare una lezione in una delle tante valide palestre che ci sono in Italia. 

Questo è un parole povere il concetto di Fight Town Store, un posto solo dove i fan delle arti marziali e degli sport da combattimento possono trovare, materiale informativo, prodotti selezionati, intendo quelli del marketplace oppure creare i loro prodotti. Il fatto di non aver mai visto niente di simile online mi ha spinto a far partire il progetto, è così che è iniziato. Ho visto che qualcosa mancava sul mercato e ho quindi messo in moto la macchina che vedete adesso online.

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MINDFULNESS

MINDFULNESS

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Oggi parliamo di Mindfulness, ovvero dello stare (testa-corpo-emozioni e cuore) completamente sul momento presente!

La consapevolezza del qui ed ora… il tempo presente non risulta più schiacciato tra le due colonne del passato e del futuro, ma si riappropria del suo tempo, ovvero dell’unico tempo “reale” in cui tutto accade e si manifesta.

Senza dilungarmi troppo (per chi fosse interessato magari possiamo riproporre l’argomento scendendo nei particolari) possiamo affermare che uno stato stato di salute è tanto maggiore quando la nostra capacità di vivere il momento presente; uno stato mentale sbilanciato troppo in avanti, verso il futuro, produrrà quasi certamente ansia e nei casi più gravi attacchi di panico (il corpo sarà prevalentemente accelerato con pressione alta, ipertiroidismo, battiti accelerati, i pensieri saranno saranno maggiori, sempre più complessi da gestire, …), mentre uno stato mentale sbilanciato troppo indietro, verso il passato, produrrà sintomi depressivi, umore basso (il corpo sarà lento, gonfio, poco tonico, si tenderà all’ipotiroidismo, i pensieri saranno spesso uguali e produrranno dei loop nella nostra mente).

Fatta questa premessa (molto generica, ma necessaria), possiamo quindi comprendere che lo sbilanciamento è sempre generale, coinvolgendo quindi testa-corpo-emozioni.

Come può un atleta (e a maggior ragione un coach!) non tenere conto di queste implicazioni? Come si può pensare che la mancanza di fiato (per esempio) possa essere risolta solo allenandosi più duramente in palestra e non facendo delle sedute di visualizzazioni o di respirazioni addominali? Come mai in palestra facciamo 12 riprese al sacco e in gara siamo già senza fiato dopo appena 2 o 3 minuti?

Per concludere invito tutti a provare questi metodi corporei per alcune sedute (direi almeno dieci) e poi “sentire” cosa è cambiato!

Purtroppo è difficile trovare il “Mental Coach” giusto perché 1) non è detto che una persona laureata in psicologia e specializzata in terapie corporee sia affidabile al 100% (figuriamoci poi se non è laureata) 2) la relazione “a pelle” è più importante di qualunque competenza (un po’ come lo è il maestro in palestra) 3) spesso il Mental Coach crea una dipendenza nella relazione con l’atleta e questo impedisce al coach di comprendere le dinamiche mentali del proprio atleta (ho visto Mental Coach spostare il maestro all’angolo per parlare con l’atleta e questa mi sembra un’invasione di ruoli quantomeno inopportuna).

Alla prossima

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Sport da combattimento a 40 o 50 anni – Si può fare!

Se stai leggendo questo articolo, credo che molto probabilmente hai per la testa l’idea di iniziare (o magari ritornare) a praticare un attività fisica. Non voglio fare l’investigatore di turno ma voglio anche pensare che se ti poni questa domanda è anche perché non hai mai praticato prima sport da combattimento o magari lo hai fatto molti anni fa e non ti ricordi l’ambiente. Allora adesso facciamo insieme il punto della situazione insieme e vediamo se riesco a convincerti che si può fare. Praticare sport da combattimento a 40 o a 50 anni è una domanda che si pongono in tanti, molti di più di quanti tu possa immaginare. Per questo motivo ho deciso di scrivere questo post per cercare di convincerli, e convincere te che è una cosa possibile e non c’è proprio niente di strano a pensarlo. Ci sono tanti, troppi preconcetti riguardo gli sport da contatto, che tengono lontane tante persone da questo ambiente ma spesso invece sono solo luoghi comuni e parole di persone che non hanno mai vissuto questa fantastica esperienza dall’interno. Non ho idea di quanto tu possa mai essere familiare con le differenza che ci sono tra arti marziali e sport da combattimento ma ho scritto altri articoli a riguardo che potrebbero esserti utili per capire meglio alcuni dettagli di cui parleremo in seguito.Leggi tutto l’articolo…

La Legge delle Aspettative

Ciò che ti aspetti, sicuro di te, diventa la tua stessa profezia autoavverante. Agisci sempre come una sorta di veggente, quando pensi e parli delle situazioni che stanno per svolgersi.

Se ti aspetti con una certa sicurezza che accadano cose positive, di solito andrà proprio così. Se ti aspetti eventi negativi, di solito non verrai deluso.
Le tue aspettative esercitano un enorme effetto sulle persone che ti circondano.

Ciò che ti aspetti dagli altri e dalle situazioni, determina il tuo atteggiamento nei loro confronti più di qualsiasi altro fattore; allo stesso modo, gli altri riflettono su di te, come uno specchio, il tuo stesso atteggiamento, positivo o negativo che sia.

Il dr. Robert Rosenthal di Harvard, ha condotto dozzine di esperimenti nel corso della sua carriera, per testare il potere delle aspettative degli insegnanti sui risultati degli studenti.

Nel suo libro, Pygmalion in the Classroom, racconta dei numerosi casi in cui agli insegnanti veniva detto che uno studente, o talvolta un’intera classe, fosse particolarmente dotato e che prevedibilmente avrebbe fatto un lavoro eccellente nel corso dell’anno scolastico.

Sebbene gli studenti coinvolti negli esperimenti fossero stati selezionati a campione, fintanto che gli insegnanti erano convinti della loro eccezionalità, e fintanto che si aspettavano buoni risultati, essi ottenevano effettivamente risultati largamente migliori dei loro compagni di classe o appartenenti a scuole simili, e largamente migliori di quanto ci si sarebbe potuto aspettare dai loro voti o comportamenti precedenti.

Anche nella tua vita le aspettative che hai sui collaboratori, sul capo, sui clienti e persino sul futuro, tendono ad avverarsi.
Le tue aspettative esercitano una potente influenza su persone ed eventi, sia nel bene che nel male; quindi fai attenzione!

Come mettere subito in pratica questa legge.

1. Aspettati il meglio! Pensa che i tuoi dipendenti e i tuoi colleghi facciano del loro meglio; pensa fin dall’inizio che vogliano fare un buon lavoro, prendere buone decisioni e ottenere buoni risultati.
Se le cose vanno male, come succede continuamente, invece di reagire in modo eccessivo, siediti a un tavolo con l’altra persona in un’atmosfera amichevole e poni le domande giuste per capire esattamente cosa è successo. Di solito c’è una spiegazione per tutto.

2. Comincia da casa tua. Ricorda regolarmente al tuo compagno e ai tuoi figli che credi in loro, che pensi siano meravigliosi, che li ami e che ne sei orgoglioso.
David McClelland di Harvard, ha scoperto che le famiglie migliori e più felici, le famiglie dalle quali provenivano ragazzi che ottenevano risultati superiori, erano considerate famiglie “dalle aspettative positive”.
I genitori alimentavano costantemente i loro figli con un flusso di messaggi positivi, riaffermando quanto li amassero e credessero in loro.
A prescindere da ciò che accadeva nel breve termine, i ragazzi sapevano che i loro genitori li sostenevano al cento per cento. E non li deludevano.

3. Metti in pratica questo stesso comportamento con i tuoi dipendenti e colleghi. I manager, gli imprenditori e i venditori migliori sono persone con “aspettative positive” verso tutti e tutto quel che fanno.

4. Aspettati il meglio da te stesso. Immagina di avere un potenziale illimitato e di poter realizzare tutto quello che ti viene in mente.
Immagina che il tuo futuro sia limitato soltanto dalla tua stessa immaginazione e che ciò che hai realizzato finora non è che una piccola parte di quello di cui sei capace. Immagina che i momenti migliori debbano ancora venire, e che tutto quello che ti è successo finora non è altro che una preparazione per le grandi cose che devono ancora accadere.
Brian Tracy
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Come applichi questa legge nella gestione quotidiana del tuo dojo?
Immagina che ad esempio un ragazzo timido ed insicuro si iscriva in palestra da te.

Cosa succederebbe se tu hai un’aspettativa alta nei sui confronti, e lo incoraggi in continuazione?
Potresti realmente renderlo più sicuro di sé stesso, migliorandogli la vita! Questo è uno degli aspetti più belli del lavoro che hai scelto di fare!
Le aspettative che hai nei confronti delle altre persone possono cambiarle completamente la vita!
Hai tra le mani un potere immenso, puoi rendere chi ti gravita attorno una persona sicura di sé, di successo, o un fallito depresso, semplicemente cambiando l’aspettativa che hai nei loro confronti.

IL POTERE DELLE IMMAGINI BASTA?

IL POTERE DELLE IMMAGINI BASTA?

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  …solo se dietro c’è una strategia di marketing ben studiata.  

Ogni scelta del mio personaggio è stata studiata a tavolino:

  • vestiti
  • accessori
  • risposte sui social
  • video di un certo tipo
  • etc etc

Se vuoi farcela devi costruire un Brand.

Molti mi amano, moltissimi mi odiano… ma tutto il gioco è diretto da me.

Gli haters sono importantissimi nella comunicazione efficace, senza di loro si fa poca strada.  

Vuoi sapere come si costruisce una strategia di marketing per le arti marziali?  

E’ semplice… compri il mio corso di Dojo Marketing e impari al volo tutto quello che c’è da sapere!!

Per quale motivo è fondamentale che tu investa nel marketing della tua palestra durante tutto l’anno?

Per quale motivo è fondamentale che tu investa nel marketing della tua palestra durante tutto l’anno?

Per quale motivo è fondamentale che tu investa nel marketing della tua palestra durante tutto l’anno?

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Da studi di marketing (ma sicuramente lo noti tu stesso da come TU fai i tuoi acquisti) e’ emerso che normalmente si acquista qualcosa solo DOPO la SETTIMA o OTTAVA VOLTA che si e’ stati esposti ad un messaggio di marketing perché occorre creare quel “ponte” fondamentale tra te ed il cliente chiamato “FIDUCIA“. Questa viene data per scontata negli altri paesi mentre da noi è invece un punto d’arrivo.

Ciò vuol dire che una persona, per diventare TUO cliente, potrebbe aver visto prima la tua pubblicità su un giornale locale, poi l’insegna della tua palestra nella tua città, aver letto un tuo articolo che hai scritto sul tuo blog o sul giornale locale, sentito un suo amico (tuo cliente) gli ha parlato bene di te, aver visto la tua sponsorizzata su Facebook e …..POI…..lui ti chiama in palestra perché vuole avere un appuntamento con te!

La vendita quindi è ASINCRONA: la maggioranza delle volte il tuo cliente compra quando vuole lui…non quando vuoi tu!
Da qui l’importanza delle azioni costanti di marketing sia per l’acquisizione di nuovi clienti sia sulla tua attuale lista clienti!

Omicidio Colleferro MMA

Omicidio Colleferro, le MMA non sono la causa.

Omicidio Colleferro, le MMA non sono la causa.

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Oramai sono passati alcuni giorni dalla tragica scomparsa e abbiamo tutti letto e riletto quelle poche informazioni che sono state date sull’accaduto. Per quello che fino ad ora è emerso è che il ragazzo, Willy, 21 anni di Paliano (Frosinone) è intervenuto in difesa di un amico che era nel mezzo di una rissa e stava avendo la peggio. L’epilogo è conosciuto, Willy ha perso la vita a causa dei colpi e dei traumi sofferti dalla colluttazione. Al momento non ci sono molte altre informazioni se non che a partecipare alla rissa e a causare la sua scomparsa sarebbe stato un gruppo di 4 o 5 ragazzi che al momento sono sotto fermo e attendono di essere interrogati. Non scrivo questo articolo per fare un processo mediatico, il fatto è grave e sta agli organi competenti vagliare i fatti e trarre delle conclusioni che facciano chiarezza e che portino giustizia nel più breve tempo possibile.

Il motivo di questo articolo è esprimere l’indignazione nei confronti dei media e delle principali fonti di informazione che hanno, come spesso accade, enfatizzato forzatamente alcuni punti della vicenda a discapito della realtà dei fatti. Si sarebbe potuto parlare in maniera più ragionata, si sarebbe potuto aspettare che gli investigatori avessero interrogato i presenti, ma invece no, non c’è tempo per la realtà, ci vuole sensazionalismo istantaneo da dare in pasto al pubblico. Che sia chiaro il concetto che questo accade con moltissimi avvenimenti, giorno dopo giorno, e ora scrivo queste parole per il semplice motivo che questo fatto in particolare tocca un argomento a me noto.

Puoi proseguire la lettura dell’articolo qui:

Omicidio Colleferro, le MMA non sono la causa.

L’USO DEL PARADENTI

L’USO DEL PARADENTI

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Argomento semplice, ma come si sa… il professionista si vede dai dettagli! Ricordiamo che, al contrario di quanto si creda, esso ha lo scopo di serrare la mascella e tenere “la bocca chiusa” per evitare soprattutto danni alla mascella. In allenamento alcuni coach fanno tenere all’atleta il paradenti spesso per far faticare maggiormente l’atleta, per simulare la difficoltà dell’incontro, ecc… Di solito si fa tenere il paradenti per fare il sacco, per fare le figure ai peao, per fare le ripetute, ecc…

Personalmente ritengo che il paradenti vada usato quando c’è il rischio di prendere colpi al volto, quindi durante gli sparring, durante gli esercizi a coppie e durante le figure con l’allenatore (se come me colpisce durante il lavoro ai peao); in alcuni casi, come per testare la resistenza, si può usare anche per il sacco facendo 3 riprese da 3 minuti.

Se stiamo facendo tecnica al sacco lo scopo è la tecnica al sacco, se stiamo facendo riscaldamento lo scopo è il riscaldamento e così via… se voglio creare una difficoltà maggiore renderò più difficile la tecnica o più duro il riscaldamento senza aggiungere complicazioni inutili.

Voi quando lo usate e cosa ne pensate?

IL COACH TUTTOLOGO

IL COACH TUTTOLOGO

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Oggi parliamo di un argomento “spinoso”, ovvero della figura dell’allenatore e del suo ruolo di tuttologo! Cosa significa? Nella maggior parte dei casi le nostre ASD non possono permettersi uno staff composto da nutrizionista, preparatore atletico, massaggiatore, psicologo sportivo, … e quindi tutti gli oneri ricadono obbligatoriamente sull’allenatore. Se l’allenatore ha esperienza questo non sarà un grosso problema (finché si tratta di atleti dilettanti), ma appena il livello sale è necessario circondarsi di professionisti in grado di lavorare sui dettagli (ad esempio lo scarico dei liquidi e taglio del peso, fasi di carico-scarico, lavoro specifico di forza-resistenza-esplosività per la parte atletica; concentrazione, motivazione e focus degli obiettivi per lo psicologo sportivo; massaggio de-contratturante, riassorbente, pre-post match, ecc…).

Leggi tutto l’articolo…
Codice sconto KOMBATNET su Fight Town Store

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utilizzo della gamba avanti nel k1 frontkick yari ashigaru filippo esposto kombatnet

UTILIZZO DELLA GAMBA AVANTI NEL K1

UTILIZZO DELLA GAMBA AVANTI NEL K1

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Nella boxe il Jab rappresenta l’elemento di disturbo per eccellenza; questo colpo serve a fare punti, a ferire, prepara le azioni successive distraendo l’avversario dal reale target, … ma serve soprattutto a bloccare l’iniziativa dell’avversario! Un Jab continuo azzera ogni mossa avversaria e porta la sua mente a ri-elaborare la sua strategia di attacco/ difesa.

Nel K1 abbiamo un bagaglio infinito di queste azioni di disturbo e spesso non le sfruttiamo a dovere!

Con la gamba avanzata possiamo utilizzare il tip sulle gambe (se consentito), il front kick, l’inside kick o il middle kick (in questo caso lo portiamo allo scopo di bloccare le azioni di boxe portate con il braccio arretrato del nostro avversario).

Queste tecniche richiedono molto lavoro in palestra perché la difficoltà risiede nel timing di queste azioni. Se porto un’inside kick quando il mio avversario avanza o porta un Jab sarà più efficace che se portato durante un diretto destro.

Personalmente amo queste tecniche poiché rappresentano l’apice della strategia, della psicologia applicata al combattimento, innervosiscono l’avversario, annullano le sue intenzioni e lo portano a fare ciò che noi vogliamo!

LINEA DI COMBATTIMENTO – DIAGONALE E PIEDE PERNO

LINEA DI COMBATTIMENTO – DIAGONALE E PIEDE PERNO

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Per LINEA DI COMBATTIMENTO si intende quella linea immaginaria che si forma tra le due linee frontali di colpi; i due atleti sono uno di fronte all’altro.

Sulla linea di combattimento arrivano tutti i colpi portati frontalmente (asse longitudinale).

Per DIAGONALE si intende, quindi, quella linea immaginaria posta al di fuori della linea di combattimento (asse sagittale); in questo caso solo l’atleta che utilizza la diagonale può portare colpi diretti (lui è posto frontalmente rispetto al suo avversario), mentre il suo avversario (posto momentaneamente in uno svantaggio tattico) può portare solo colpi laterali o aperti (side kick, back-fist, gancio aperto, …).

Per essere precisi la diagonale va eseguita con uno spostamento e una rotazione del busto (utilizzando il piede perno).

Il PIEDE PERNO e la rotazione del corpo che avviene sull’avampiede, immaginando di avere la punta di un compasso fissa a terra e il corpo che ruota come la matita in un ipotetico semicerchio.

Il piede perno andrebbe sempre eseguito con un semi-spostamento iniziale altrimenti rischiamo di uscire solo parzialmente dalla linea (la gamba ad esempio resta sulla linea di combattimento e può essere colpita con un low kick).

È di fondamentale importanza effettuare dei movimenti corti, stabili (senza sbilanciamenti) e veloci. La guardia può essere tenuta in due modalità: 1) braccio avanti esteso e in controllo dell’avversario (longilineo Vs brevilineo, oppure tecnico vs offensivo) 2) guardia molto chiusa (utilizzata da un brevilineo vs longilineo, offensivo vs tecnico).

La prossima settimana parleremo di spostamenti e semi-spostamenti!

Vi aspettiamo su Fighting Zone!

MIDDLE KICK

MIDDLE KICK

Il middle kick è un calcio circolare che può essere portato con la gamba arretrata (normale o con il chick kick) o con la gamba avanzata (con semi-spostamento o con semplice rotazione dell’anca).

Il “classico” middle kick viene eseguito in piena potenza con la gamba arretrata:

a) ruotando l’anca

b) portando il braccio corrispondente alla gamba all’indietro

c) portando il braccio opposto al volto il protezione

d) ruotando il piede d’appoggio

e) avvitandosi leggermente verso l’alto

f) *facendo un semi-spostamento con la gamba avanti

Una variabile che io utilizzo è quella dell’uscita dalla linea con apertura delle gambe (saltello), abbassamento del baricentro (la gamba è più flessa) e utilizzo prevalente dell’anca.

Il middle kick può essere portato per colpire il braccio ed indebolirlo/rallentarlo oppure per colpire costole o zone sensibili (fegato/milza).

Solitamente si preferisce bersagliare il braccio per evitare di colpire il gomito, ma un atleta tecnico, aspettando il momento opportuno, eviterà di arretrare troppo il baricentro e colpirà il suo avversario prevalentemente di tibia.

Nella maggior parte dei casi il colpo viene eseguito in potenza e non frustato (opzione invece più frequente per gli high kick di cui parleremo più avanti).

L’allenamento più comune è quello ai Peao o al sacco (che aiuta molto anche a condizionare le tibie), ma il lavoro a coppie aiuta a sviluppare meglio le linee di attacco, ad avere una superficie di impatto più realistica, a colpire con la tibia o collo-tibia e, nella fase difensiva, ad assorbire il colpo (mettendo la mano opposta a protezione del braccio), ad afferrare la gamba da fuori oppure restando coperti ed eseguendo una presa dall’alto o dal basso.

Vi aspettiamo su FIGHTING ZONE!

 

INVITO A COLPIRE

12) INVITO A COLPIRE
Atteggiamento provocatorio dove si porta a scoprire parzialmente o completamente la propria guardia (oppure si simula un’inferiorità tattica) al fine di indurre il nostro avversario a scoprirsi portando una tecnica da noi voluta. Questo “rischio” fa sì che il nostro avversario sia prevedibile e noi possiamo mettere in atto la nostra tattica (ad esempio colpo in anticipo, di incontro o contrattacco)
Quando l’azione è “palese” l’atteggiamento di spavalderia può essere sintomo di insicurezza o (presunta) superiorità tecnica.
Quando l’azione è parziale questo può significare uno studio attento dell’avversario (“non devo farmi accorgere troppo dell’invito altrimenti non cadrà nella trappola”) oppure un nostro limite tecnico (l’azione non è voluta).
Solitamente l’invito riguarda il volto (Jab o guardia bassa), meno frequentemente il corpo (fegato, milza, bocca dello stomaco) oppure la guardia tenuta laterale (invito per low kick).
Se per le finte (vedi discussione 11 Fighting Zone) il bagaglio tecnico deve essere elevato per gli inviti è ancora più importante avere il controllo totale della situazione di gara: nel caso di una finta non riuscita possiamo al massimo non colpire l’avversario, in un invito non eseguito correttamente si può correre il rischio di subire un KO! Per questo motivo le azioni mirate all’invito vengono meno studiate ed eseguite in palestra.
OSU