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Vogliono cancellare la boxe? No, ovviamente.

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Vogliono cancellare la boxe? No, ovviamente.

Nella giornata di ieri 10 dicembre 2021 si è diffusa la notizia, falsa, che il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) volesse… “cancellare la boxe“.

Ora, premesso che nessuno può “cancellare” uno sport, se non il tempo (o magari le leggi di un futuro distopico governo mondiale…), riportiamo l’allarme nei suoi giusti confini: quello che è successo è che il Comitato Olimpico Internazionale, per ragioni che andiamo ora a sviscerare, ha deciso di escludere pugilato, sollevamento pesi e pentathlon moderno dai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.

Ufficialmente la decisione è stata presa per rispettare il limite di 28 discipline e 10.500 atleti partecipanti: sono stati inoltre inseriti skateboard, arrampicata e surf.


In seguito il CIO ha diffuso una nota in cui spiega che per le tre discipline escluse c’è aperto un “percorso per poter essere potenzialmente incluse“: tuttavia questa decisione verrà presa solamente nel 2023, a patto che, conditio sine qua non, le rispettive federazioni affrontino le “preoccupazioni delineate dall’organizzazione” (cioé dal CIO stesso). La decisione sarà ratificata dalla 139ma sessione dell’Esecutivo, ossia il 31 gennaio 2022.

Nello specifico il pugilato è stato definito dal CIO Thomas Bachun bambino problematico“. Secondo il Comitato Olimpico infatti l’AIBA (International Boxing Association), già commissariata dal CIO che ha infatti gestito con una propria task force il torneo di pugilato a Tokyo 2020, dovrà “dimostrare di aver affrontato con successo le preoccupazioni relative alla governance, alla trasparenza e sostenibilità finanziaria e all’integrità dei suoi processi di arbitraggio e giudizio“.

La decisione di commissariare l’AIBA è arrivata dopo gli scandali relativi alla corruzione dei verdetti a RIO 2016 e la sospensione di numerosi giudici. Secondo uno studio pubblicato dal legale canadese Richard McLaren la corruzione dei giudici è continuata con la manipolazione dei verdetti per ben cinque anni e non si è limitata al 2016, diffondendosi in tutta l’associazione a livello mondiale, citando elementi di corruzione presenti al 2017 World Championship di Amburgo relativi ad un giudice dell’Azerbaijan ed episodi di “accordi pre match” ai campionati mondiali di Kielce.


Il pugilato è sempre stato presente nelle Olimpiadi moderne a partire dal 1904, con eccezione di Stoccolma 1912 perché in Svezia era vietato.

Esistono numerose altre discipline fuori dal contesto olimpico che non hanno problemi a sviluppare il loro percorso in autonomia: pensiamo alle MMA o alla Muay Thai, di recente inserita tra le discipline Olimpiche ma semplicemente… diversa dalla disciplina alla quale ironicamente dà il nome.

Il CIO ha bocciato il lavoro degli arbitri del match di Clemente Russo contro Tishchenko a Rio 2016

Numerosi atleti riescono a vivere e crescere in circuiti alternativi a quello olimpico e non sarà certo la decisione di un Comitato a “cancellare la boxe“. Una leggenda del pugilato come Canelo ha recentemente chiarito che nonostante la possibilità di parteciparvi aveva “zero interesse per partecipare alle Olimpiadi di Tokyo 2020“.


Secondo Patrizio Oliva, oro nei superleggeri a Mosca 1980, la decisione non arriva inaspettata:

“Sono sempre stato per la trasparenza ed è giusto che sia arrivata questa bastonata. Dispiace che gli atleti rinuncino al sogno più grande, le Olimpiadi, per colpa di dirigenti che non sono all’altezza. In più c’è il tema degli arbitri. Dopo le polemiche di Rio 2016, come segno di rottura, erano stati tagliati i 36 migliori. A Tokyo, dove l’Aiba è stata esclusa e i tornei sono stati gestiti dal Cio, quelli presenti erano irreprensibili ma poco esperti”.

L’AIBA ha ora un nuovo presidente, si spera stabile, dopo che Wu Ching-kuo, che ha guidato l’organizzazione dal 2006 al 2017, si è dimesso tra le accuse di cattiva gestione finanziaria e manageriale: dopo di lui è arrivato Gafur Rakhimov, un businesmann uzbeko che è stato sanzionato dal governo USA per presunti legami con la malavita organizzata e descritto come “uno dei principali criminali dell’Uzbekistan“.

Rakhimov ha guidato l’associazione dal 2017 al 2019 per poi essere rimpiazzato da un presidente ad interim, Mohamed Moustahsane, al centro di un tornado di polemiche che lo vedevano accusato di aver manipolato gli statuti AIBA. Dopo di lui è arrivato il reggente Umar Nazarovich Kremlev, già segretario generale e membro del comitato esecutivo della Boxing Federation of Russia, subito al centro di una investigazione disciplinare interna (poi archiviata).


Come si capisce la situazione nel mondo AIBA non è delle più rosee e la fiamma olimpica, che almeno in teoria dovrebbe illuminare le vette etiche e morali del mondo dello sport, ha proiettato le ombre di una federazione che necessita di una ristrutturazione importante per tornare a rappresentare quella che il mondo da sempre chiama “nobile arte“.

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