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Robot, AI e sport da combattimento: la fantascienza è già realtà

Fino a poco tempo fa film come “Real Steel” erano considerati fantascienza e nessuno avrebbe mai pensato di vedere combattere un robot nella vita reale. Una volta arrivati in fondo a questo articolo capirete che il mondo sta rapidamente cambiando ed i fighter, come tutti gli abitanti del pianeta, stanno per affrontare una rivoluzione tecnologica, filosofica e concettuale che non si vedeva dalla nascita dell’aratro, della ruota o dell’invenzione della scrittura.

Macchine e fighter: un binomio di lunga data

Innanzitutto una doverosa premessa: già utilizziamo delle macchine e degli strumenti elettronici per allenarci. Concettualmente, anche un timer è uno strumento elettronico che ci aiuta nell’allenamento. Così come lo sono fitbit, fasce per il cardio Bluetooth, gli stessi smartphone che ci consentono di riprenderci e riguardare i nostri errori durante l’esecuzione di una tecnica. Esistono cyclette, bilance per il BMI, attrezzature digitali e chi più ne ha più ne metta: sin da quando è nata, la tecnologia va di pari passo con l’allenamento dello sportivo.

Man mano che la tecnologia avanza poi anche gli strumenti diventano sempre più “smart” e sono in grado di fare ben più che contare i km macinati durante una corsa e la nostra frequenza cardiaca: siamo arrivati, in questi anni, a robot che possano farci da “sparring partner“, seppure ancora in maniera semplice e rudimentale (ma leggete fino in fondo per rimanere a bocca aperta).


Il problema da risolvere è semplice: come si dice nel mondo degli sport da combattimento, “the boxing bag doesn’t fight back“, ossia “il sacco non risponde“. Per quanto da sempre i fighter si ingegnino a creare strumenti meccanici capaci di allenare la reattività (sacchi da boxe, palle tese, appendici al sacco, fino alle più recenti SparBar e varie declinazioni), il problema è sempre lo stesso: da soli, questi strumenti sono inerti e non possono prendere l’iniziativa.

Esistono degli strumenti come i BlazePod e lucine varie che servono a stimolare in maniera casuale (e magari ragionata, con programmi di difficoltà progressiva) l’occhio ed i riflessi del fighter: utilissimi, ma ancora non ci siamo. Il problema di ogni fighter è basilare: deve allenarsi a schivare e parare, ed eventualmente rimettere un colpo. E da solo è impossibile farlo. Fino ad ora.

I robot entrano in palestra

È iniziato tutto veramente pochi anni fa (forse complice proprio la pandemia), con alcuni inventori che hanno creato prototipi tanto brutti quanto efficienti, dando il “la” ad un trend che pare essere solo all’inizio di una curva in rapidissima ascesa. Utili sia in palestra quando ci sono molti allievi che in situazioni di totale isolamento (dove non è disponibile uno sparring partner), sono nati i primi robot capaci di tirare colpi.


Erano poco più di barre metalliche con pistoni, che effettuavano movimenti casuali che tentavano di emulare diretti e ganci del pugilato: erano funzionali al loro scopo e divertenti da usare. Non si trattava, ovviamente, di strumenti professionali, ma l’idea di base era chiara ed efficace.

Non è passato molto tempo prima che qualcuno avesse l’idea di produrre su larga scala uno strumento professionale vendibile a fighter e palestre e commercializzarlo in tutto il mondo: è nato così lo Stryk.

Lo Stryk RXT-1 simula quello che molti insegnanti fanno fare tutti i giorni ai loro allievi: schivate e bersagli con tubi di gomma spugnosa, per allenare occhio, movimenti e riflessi. Immaginate una palestra piena, dove gli insegnanti sono pochi e non riescono fisicamente a tenere a tutti i tubi (chiamati più professionalmente “bacchette da boxe“): uno strumento del genere può diventare un valido ausilio (sempre sotto l’occhio vigile di un insegnante competente che controlli postura e tecnica).


Lo Stryk RXT-1, autodefinitosi “The World’s First Sparring Robot” ha diverse funzionalità: 3 modalità di allenamento, oltre 100 combinazioni e colpi veloci fino a 64 km/h. A poco meno di 850 euro si tratta di un attrezzo al momento riservato a palestre e a chi ha una certa disponibilità economica, ma che sicuramente scenderà di prezzo aumentando la sua commercializzazione in tutto il mondo: al momento sul sito Equip 2 Train, partner commerciale di STRYK USA, è già sold-out.

Il futuro è qui: arrivano i robot umanoidi

Ci sono degli studi su prototipi che vanno ben oltre ad un attrezzo da palestra “smart”: oltre ai ben noti prototipi della Boston Dynamics, il recente Optimus Gen-2 di Tesla e l’altrettanto recente Figure, ci sono grandi investitori pronti a finanziare progetti come NADIA, uno dei primi umanoidi capaci di replicare fedelmente i movimenti umani e con un interessante rapporto peso-potenza, grazie a meccanismi e materiali innovativi.

Il robot NADIA prende il nome dalla rinomata ginnasta Nadia Comăneci, sottolineando così l’ambizioso obiettivo di replicare l’intero range motorio umano. Il progetto è supportato da Office of Naval Research (ONR), Army Research Laboratory (ARL), NASA Johnson Space Center e TARDEC e le sue applicazioni saranno principalmente militari e legate all’esplorazione spaziale, oltre che alla ricerca pura.


Il robot è completamente disegnato e progettato dalla IHMC and Boardwalk Robotics. Grazie al nuovo hardware ed un controller remoto, è possibile pilotare in tempo reale il robot utilizzando dei normali strumenti di realtà virtuale come visore 3D e controller: i movimenti sono incredibilmente fluidi ed avvengono in tempo reale, tanto da poter mettere un (inesperto, va detto) padman di fronte al robot e permettere un potenziale allenamento a distanza.

Il passo da qui a uno strumento utilizzabile da remoto da maestri ed allievi è relativamente breve: sappiamo bene che il concetto di “breve” in questi anni ha acquisito tutto un altro significato e che la frase “da noi arriverà tra 10-20 anni” è destinata ad essere platealmente sconfessata in tempi decisamente minori.

Il robot Atom si allena con Charlie nel pugilato nel film Real Steel

Sappiamo inoltre che le interfacce uomo-macchina stanno ottenendo un boost impressionante grazie all’avvento di LLM come ChatGPT, Bard e Claude: l’AI è la pepita della nuova corsa all’oro e nessuno può fermare la sua avanzata, soprattutto con il vivo interesse di multinazionali e grandi colossi commerciali e finanziari a sospingerla. Non passerà quindi molto tempo prima che i nuovi robot per allenarsi siano guidati completamente da una (o più) intelligenze artificiali, aprendo così la strada a nuovi lavori e nuove realtà.


Siamo chiaramente ancora ben lontani dall’affrontare robot capaci di muoversi come un umano, come è possibile vedere in animazioni in CGI sempre più convincenti (talmente convincenti che qualcuno è veramente convinto che siano reali) ma è notizia recentissima il lancio di Alter3, un umanoide capace di autoapprendere movimenti che imitino le posture umane, senza che nessuno gliele abbia insegnate in precedenza.

Oggi l’intelligenza artificiale ed il rapido accesso a potenze di calcolo impensabili (ed in progressione esponenziale) consentono di sviluppare nuovi prototipi ad una velocità incredibile, dando l’idea che in capo a pochi anni dei robot in grado di allenarsi con gli umani cammineranno nelle palestre (e non ci sembrerà strano).

D’altra parte, nessuno tra i nati negli anni ’80 avrebbe mai pensato di fare videochiamate da uno smartphone, parlare con una intelligenza artificiale, navigare con Google Maps o commentare video di sconosciuti su Internet dal proprio letto. Eppure lo facciamo ogni giorno ed è la normalità (senza giudizi di merito).


Nel frattempo anche il mondo della realtà virtuale ed aumentata si dà da fare e le interfacce aptiche (capaci di riprodurre sensazioni tattili) stanno diventando sempre più sofisticate, così come la qualità dell’esperienza immersiva e c’è chi è pronto a giurare che i prossimi allenamenti di pugilato si potranno tenere nel metaverso.

Esistono già dispositivi come la TESLASUIT (denominati human-to-digital interface), capaci di effettuare un accuratissimo motion capture e di registrare ogni dato biometrico. Oltre ai dati in output forniscono anche sensazioni fisiche all’utente che la indossa, come calore e sensazioni tattili (ossia: quando si viene colpiti, lo si percepisce fisicamente). Strumenti del genere possono essere utilizzati per apprendere tecniche e movimenti in sicurezza, sia in un contesto lavorativo che sportivo o ludico.

Sul piano della virtualizzazione, poi, si avanza a passi da gigante. I pugili, anche esperti, che hanno provato The Thrill of the Fight – VR Boxing con il Meta Quest 3 giurano che si tratti di una esperienza incredibile. Anche in questo caso, è possibile che la tecnologia avanzi così tanto da renderci in grado di combattere contro dei software in maniera “professionale“, o “competitiva” (qualsiasi cosa voglia dire). Qualcuno ha detto Matrix?


Esistono inoltre sistemi come AXIS (Active XR Interface System) sviluppati dalla società di Singapore Refract Technologies che tramite sensori indossabili, dopo una configurazione iniziale sono in grado di utilizzare il corpo come controller.

AXIS Active XR Interface System - VR Fighting - Kombatnet
AXIS Active XR Interface System – VR Fighting – Kombatnet

Tramite il visore Meta Quest 3 è quindi possibile controllare un personaggio virtuale con tutti i colpi dei quali il corpo umano è capace: pugni, gomitate, calci, parate, schivate. Il rapidissimo avanzare della tecnologia (mesi, non più anni) consentirà di fare sparring virtuale o apprendere colpi da un maestro via web.

Vedremo mai combattimenti misti uomo – macchina? O addirittura: le macchine sostituiranno gli umani nei match? Probabilmente no: la lotta è una componente ancestrale dell’essere umano e saremo sempre interessati a vedere due umani combattere per stabilire chi “sia il più forte”.


Vedendo poi cosa sono oggi le “lotte tra robot“, nonostante si tratti di pregevoli progetti tecnologici, potremmo dire che i fighter possono dormire sonni tranquilli.

Ma non è dato sapere cosa ci riservi l’immediato futuro. Oggi la nostra limitata capacità previsionale ci dice che si tratta solo di una fantasia adatta al grande schermo, ma gli ultimi anni ci hanno abituato diversamente e sarebbe bene pensarci su attentamente prima di riderci sopra e bollarla come una fantasia irrealizzabile.

Non importa quale sia l’opinione diffusa riguardo la robotica, l’intelligenza artificiale ed i loro ambiti di applicazione negli sport da combattimento: il progresso tecnologico, come è sempre stato, arriverà alle porte di tutti e solo chi sarà in grado di comprenderlo, accoglierlo, ovviamente criticarlo e adottarlo in maniera intelligente sarà in grado di proseguire.


La cosa più intelligente da fare, come per un match, è farsi trovare preparati.

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