Bastone corto per la difesa abitativa

Bastone corto per la difesa abitativa

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Difesa abitativa

Il bastone corto (quello da eskrima di solito è di 70 cm) é un’ottima arma per la difesa abitativa.

In una camera molto spaziosa lo si può usare con una sola mano o con due nella stessa estremità (come una mazza da baseball).

Ovviamente, in casa, molto spesso si hanno spazi stretti, dove, in caso di aggressione sarebbe difficile se non impossibile (in alcuni casi) muovere il bastone con i tipi di impugnature sopra citate, dato che si andrebbe a sbattere contro i muri o altro e si potrebbe perdere momentaneamente il controllo del bastone o nei peggiori dei casi l’arma stessa.

Per questo tipo di difesa, l’impugnatura più consona da adottare sarà a due mani verso le due estremità del bastone, consiglio vivamente di lasciare dello spazio alle due estremità (punjo), perché quest’ultime serviranno anche per colpire l’avversario.
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My Passion.. My Life…

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Ed eccomi qui allora, piacere di conoscerti, io sono Graziano Sciuto.
Vorrei parlarti un attimo di me in modo da darti le motivazioni necessarie a capire perché dovresti ascoltare ciò che dico.
Sono il più piccolo della famiglia, ero il classico bambino un po’ cicciottello (“perché la pancia è tutta altezza” cit.) e occhialuto cresciuto con in un’infanzia non tanto degna di essere ricordata.
Non ho mai avuto la possibilità di giocare con mio padre come facevano gli altri e, per via di svariati problemi economici, ho dovuto aspettare di poter lavorare per pagarmi la palestra per rimettermi in forma.
Durante le scuole a volte venivo deriso ed emarginato a causa della mia prestazione fisica alquanto scadente ed il tutto era incorniciato dall’avere una situazione economica e relazionale interfamiliare non proprio delle migliori. Stavo spesso da solo e non avevo molte amicizie.
Avevo quindi un bivio davanti:
  • Lasciarmi abbandonare alla situazione che c’era attorno e far sì che il destino decidesse per me
  • Ribellarmi, lottare e fare di tutto per ottenere qualcosa di meglio dalla mia vita
Grazie al sostegno della mia famiglia e delle poche persone a me vicine che mi hanno sempre accompagnato, scelsi la seconda.
Quindi a 14 anni iniziai finalmente a lavorare, prima in fabbrica dallo zio, poi in una camionetta dei panini nelle stagioni estive e nei fine settimana per mantenermi in autonomia senza dover chiedere nulla. Ero deciso e motivato a tutti i costi di cambiare il mio status.
Della mia adolescenza non ho molti bei ricordi: il sabato sera al posto di uscire con gli amici gli facevo il panino per cena dalla camionetta, ma questa esperienza come tante altre mi portarono per fortuna ad essere molto più responsabile e “adulto” dei miei coetanei.
Con l’intento di imparare a lottare e difendersi, iniziai a praticare il kung-fu, uno dei migliori sport che insegnano la disciplina, la dedizione ed il sacrificio.
Ero molto indietro rispetto a coloro che iniziavano a praticarlo a 5 o 7 anni, ma feci i salti mortali e raggiunsi in pochi anni la cintura nera 1° DUAN e l’attestato di allenatore. Nel corso di questi anni seguirono svariate gare, pagate con i miei sudati guadagni in parallelo agli studi.
A 18 anni arrivò il diploma come Perito Tecnico a pieni voti e, deluso dal kung-fu e da come si era diffuso nel mondo, decisi di praticare prima il sanda, meglio conosciuta come boxe cinese, poi la Muai Thay, la boxe thailandese, entrambi a livello agonistico.
Nel corso degli anni che praticavo con costanza diverse discipline, rimanevo però sempre più deluso da ciò che c’era all’interno del mondo degli sport da combattimento, sentivo che mancava qualcosa, anche se ancora non avevo capito cosa.
Gli allenatori altro non erano che ex atleti con 20 anni di esperienza sul campo, senza la minima conoscenza né dei criteri di allenamento, né tantomeno del motivo per cui determinati esercizi e sessioni di allenamento si facevano proprio in quel modo…
Nella mia testa quindi iniziava a farsi largo l’idea di diventare io stesso un maestro ed istruttore, ma con l’intento di essere molto più preparato di coloro che dicevano
“IO CON QUESTI ALLENAMENTI CI HO FATTO 15 ANNI DI CARRIERA DA PROFESSIONISTA!!!”
Bene, ma quanti di coloro che ti seguono hanno ottenuto gli stessi risultati con lo stesso allenamento? Che risultati agonistici hai ottenuto tu?
– queste sono domande di cui ancora attendo risposta –
Tornando a noi, da dove iniziare quindi? Ero perplesso e non sapevo a chi chiedere consiglio…
Quindi cominciai a strutturare l’idea di cosa volevo essere e diventare da grande e, come tutti i ragazzi ambiziosi e con la voglia di spaccare il mondo della mia età, la modestia non faceva per me tanto da pensare di diventare il miglior preparatore atletico specializzato in SdC di sempre.
Adesso che avevo ben chiaro cosa diventare però, bisognava partire da qualche parte, quindi misi da parte gli studi tecnici da perito e
“HO DECISO, VOGLIO ENTRARE ALL’UNIVERSITÀ, FACOLTÀ DI SCIENZE MOTORIE”
Primo anno, sono fuori dai primi 100 posti, non entro. Mi metto a lavorare come un pazzo, decido di guadagnare i soldi per andare un mese in Cina e conoscere il vero mondo del kung-fu, ci riesco. Parto a fine luglio del 2010 e rientro a fine agosto. Tutto un altro mondo, fantastico e stupendo, ma è un mondo che purtroppo non fa più per me.
Riprovo i test universitari, finalmente entro ed inizio gli studi. Passa qualche mese, mi do le prime materie, tutto procede per il meglio fino a che un bel giorno mio padre mi dice:
“Hanno indetto un concorso a livello nazionale per una borsa di studio di € 27000 per studiare e fare uno stage direttamente nella più grossa casa automobilistica italiana. Prendono solo 10 persone ed il bando è aperto ai Periti con voto sopra il 90/100 ed ai laureati e laureandi triennali in ingegneria e affini. Perché non partecipi?”
“Ma papà, come posso competere con dei futuri ingegneri? e poi ho deciso di chiudere con le materie tecniche”
“Ma che ti interessa?? Non hai nulla da perdere ed è una bella borsa che potrebbe aiutarti a mantenerti gli studi, inoltre il concorso lo fanno qui a Catania, quindi provaci. Alla meno peggio ritorni a studiare per come stai già facendo”
Un po’ indeciso e con la sfacciataggine di colui che già sa come andrà a finire, lo faccio.
Eravamo in 300 circa, di cui la maggior parte tutti ingegneri o aspiranti tali con la puzza sotto il naso. Il test scritto mi sembra estremamente difficile, ma mi concentro e completo tutto ciò che posso. Quel giorno me ne tornai tranquillo a casa, convinto di essermi tolto un peso di dosso e aver accontentato finalmente mio padre.
Inaspettatamente però rientro tra i primi venti, passando la prima selezione. Seguono poi test d’inglese, colloquio tecnico e motivazionale. E alla fine e contro tutte le aspettative che avevo, supero tutto.
Mi ritrovo infine ad essere l’unico diplomato in mezzo a 9 ingegneri che mi guardano in malo modo non appena gli dico di essere un laureando in scienze motorie.
Inizia così il corso di studi tecnico in parallelo a quelli universitari che, inevitabilmente, rallentano.
Salgo a Torino, lavoro per 8 mesi al Centro Ricerche, mi gestisco casa e lavoro in totale autonomia. Contemporaneamente lì scopro un mondo della lotta totalmente diverso da quello che c’è al sud: combattimenti ogni mese, preparazioni atletiche specifiche e generali, mega palestre e tanta voglia di vincere ed emergere. Mi innamoro anche del pugilato, la noble art, che inizio a praticare.
Il percorso della borsa di studio termina dopo un anno e mezzo, una bellissima esperienza che mi ha permesso di accrescere il mio senso del dovere, l’importanza del sapersi organizzare e la consapevolezza che:
NESSUNO MAI SI MUOVERÀ PER TE PER FARTI OTTENERE UN RISULTATO,
SE PRIMA DI TUTTO NON SEI TU STESSO A FARE IL PRIMO PASSO
Quindi ritorno a Catania e riprendo gli studi universitari e inizio a praticare anche la boxe. Siamo a Gennaio del 2014 e nel giro di un mese supero 4 materie dell’università e cerco di recuperare il tempo perduto.
A marzo vengo assunto in e-distribuzione come operaio, e un mese dopo l’assunzione mi richiamano dal Centro Ricerche per un contratto, ma rifiuto. Gli studi universitari rallentano nuovamente.
Nonostante tutto e tutti, continuo ad andare avanti, seguo le materie, passo gli esami, mi esercito e provo su me stesso nuovi modi e metodi di allenamento, ma sento che manca ancora qualcosa. Noto con amarezza che l’università è troppo accademica, c’è troppa teoria nel mezzo e pochissima applicazione pratica.
L’esempio lampante di tutto ciò, è avvenuto dopo aver passato l’esame di biomeccanica, voto 27/30.
Mi sono detto
“WOW posso dire di conoscere l’argomento”
ed ecco che, comprando per pura curiosità un libro di biomeccanica applicata alle alzate di potenza degli strongman, scopro con mio grande stupore e anche un po’ di amarezza che non ci avevo capito un C***O in ciò che c’era scritto, e non perché non ero del settore ma mi sentivo chissà chi, ma ero un laureando in Scienze Motorie che si era fatto un mazzo gigantesco per passare al meglio quella materia specifica.
Quel libro me lo sono dovuto leggere e studiare tre volte prima di iniziare a comprenderlo. Ed il bello è che quel libro lo aveva scritto un ingegnere con la passione per powerlifting!!! Non un dottore del movimento né tantomeno un Chinesiologo o un Fisiatra!!!
La scoperta di questo paradosso e la mia smania di voler sapere come si allenano i grandi campioni e cosa ci sta dietro alle loro preparazioni atletiche (che non è il classico “fai 3 serie da 10 ripetizioni per ogni esercizio”) mi porta a guardarmi in giro anche fuori dall’università, comprando svariati libri di noti preparatori atletici di fama internazionale e di prendere la decisione che dovevo intraprendere anche degli studi extrauniversitari, partecipando a diversi corsi di formazione e conseguendo nel tempo diversi attestati come:
  • Istruttore di Fitness Wellness 1° e 2° lv (ConfSportiva – Università di Catania)
  • Istruttore di Allenamento Funzionale 1° e 2° lv (Functional Training School)
  • Allenamento al Femminile (Functional Training School)
  • Dimagrimento e Alimentazione (Functional Training School)
  • Postural Basic (Functional Training School)
  • Tecnico FIPE 1° lv (Federazione Italiana Pesistica)
  • Istruttore di Kettlebell Training 1° lv (Functional Training School)
  • Cutman professionista (ICA – International Cutman Association)
  • Istruttore Certificato per lo Scrutinio del Movimento Funzionale 1° e 2° lv (Metodo FMS)
Il miglioramento delle mie prestazioni sportive, l’aumento della sicurezza in me stesso, il non aver paura a rispondere e chiedere il perché di una determinata cosa, sono solo alcuni dei risultati raggiunti grazie a tutto ciò che ho fatto e studiato oltre alle competenze e conoscenze acquisite in ambito di Preparazione Atletica per gli Sport da Combattimento.
Attualmente, a 28 anni compiuti, mi ritrovo ad essere il Dottore in Scienze Motorie con la capacità di applicare realmente ciò che studio su fighter che mi si pone davanti, ottimizzando il tutto grazie anche al confronto con altri esperti di diversi settori al fine di raggiungere l’unico obiettivo che mi sono posto negli anni:
DIFFONDERE IL METODO CORRETTO DI PREPARARE UN FIGHTER
Fabio Corelli per Kombatnet

Intervista a Fabio Corelli

Intervista a Fabio Corelli

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Ciao Fabio, grazie per la tua disponibilità! 

È sempre un piacere per gli amici di Kombatnet!

Partiamo subito da questa edizione del King of The Ring al Palasport Flaminio di Rimini, la nona, che si preannuncia ricca di incontri di altissimo livello, fino al Titolo Mondiale di Giuseppe De Domenico: cosa puoi raccontarci al riguardo?

Come sempre cercheremo di fare il massimo per dare un bello spettacolo, spaziando dalla Kickboxing, al K1 fino arrivare alle MMA: gli abbinamenti che negli anni abbiamo proposto non hanno mai deluso le attese.

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Il coltello non è un'arma

Il coltello non è un’arma

Il coltello non è un’arma

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Non è stato un errore, il coltello non è un’arma, ma dirò di più, nessun’arma paradossalmente lo è.

Perché?

Perché manca l’educazione alle armi in generale, dato che c’è un forte pregiudizio, esiste di conseguenza un erroneo pensiero su di esse.

Tutto quello che potrebbe tagliare o spaccare viene considerato un’arma, questo è comprensibile e vero. Ma ad un’analisi attenta si comprende che la vera arma è l’uomo. È l’uomo che fa “dell’oggetto” detenuto un’arma.

Alcune volte si dimentica che c’è L’ESSERE UMANO DIETRO AL COLTELLO,

Sopratutto, non esiste arma migliore o peggiore dipende sempre ed esclusivamente dall’utilizzo che ne fa la persona.

Potrebbero essere un’arma:

  • cacciavite;
  • martello;
  • biro;
  • … e diverse altre.

Difesa personale e sport da combattimento

Difesa personale e sport da combattimento

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… o anche “dietro una tastiera non si va KO“.

C’è un argomento che mi sta a cuore e che di recente è stato protagonista di alcune accese discussioni su Kombatnet (qui, qui e qui per chi fosse interessato a leggere le varie opinioni e dire la sua), ossia la differenza tra difesa personale in un contesto quotidiano e la pratica sportiva.

Si tratta di un argomento sul quale sono stati spesi fiumi di parole ed anche il nostro Alessio Sakara si è espresso in merito.

La domanda è: quanto conta la pratica sportiva nelle discipline da combattimento in uno scontro reale urbano tra persone? 

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Intervista a Roberto Gallo Cassarino

Intervista a Roberto Gallo Cassarino

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Ciao Roberto, grazie per la tua disponibilità! Partiamo dagli eventi recenti: tuo figlio Mathias Gallo Cassarino è stato nominato “Fighter of the Year” da Muay Thai Magazine! Un’altra vittoria, seppure non sul ring: che cosa pensi di questo riconoscimento?

Grazie a Voi! Sì, ‘Muay Thai Magazine’ ha montato su un teatrino con buone intenzioni che poi è finito in ‘novelas’, ma lasciamo stare. Prima di loro già Fighting Zone Italia aveva assegnato senza indugio il titolo di Kick Boxer dell’anno a Giorgio Petrosyan e di Nak Muay dell’anno a Mathias. Inoltre aveva anche scelto come match dell’anno Mathias Gallo Cassarino vs Inseethong (Campione di Thailandia in carica), dichiarando “ho iniziato a vederlo comodamente seduto sul divano e ho finito sbraitando in piedi davanti alla tv. Vuol dire che è stato speciale e qualcosa mi ha lasciato”.

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TUTTO EBBE INIZIO DA QUI…

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Vi è mai capitato di guardare un’atleta e pensare che potrebbe ottenere molti più risultati solo allenandosi con criterio? E quanti atleti in generale si sono visti loro stessi non raggiungere mai la performance desiderata a causa di blocchi funzionali, rigidità o semplicemente di una preparazione atletica lasciata al caso?
Io mi ci sono ritrovato personalmente e ho conosciuto anche molti atleti in questa stessa IDENTICA situazione.
Numerosi studi spiegano l’importanza di una preparazione atletica creata ad hoc per l’incremento della performance sportiva, dall’atleta d’élite al principiante, per diminuire ad esempio eventuali scompensi che potrebbero peggiorare il gesto atletico e portare ad infortuni.
Avendo praticato per molti anni diversi sport di lotta ho sempre riscontrato la mancanza di qualcosa, di un criterio, di un metodo;
Molto spesso gli allenamenti erano lasciati al caso o all’esperienza dell’allenatore di turno e i miglioramenti tardavano sempre ad arrivare e non trovavo nessuno che potesse dare risposta alle mie domande sul perché di determinati allenamenti e sui criteri da applicare.
Da qui nasce l’esigenza di studiare personalmente tutto ciò che poteva essermi utile nella preparazione atletica specifica, fino a trovare la maggior parte delle mie risposte nei principi dell’allenamento funzionale associati a quelli che sono i fondamenti dell’allenamento per la sua strutturazione ottimale.
Ne seguì un percorso di studi più specifico, fatto anche di libri extra – universitari, allenamenti specifici e corsi di formazione mirati, il tutto accompagnato da continue prove e riprove applicate su me stesso, definendo pian piano la rotta dell’obiettivo finale.
Con questo profilo che ho creato voglio pertanto mostrare cosa si può ottenere creando in modo opportuno una preparazione atletica specifica utilizzando i principi dell’allenamento funzionale… e non solo…
fare a vuoto con pesetti non serve a niente

FARE IL VUOTO NON SERVE A NULLA (se lo fai con i pesetti)

FARE IL VUOTO NON SERVE A NULLA (se lo fai con i pesetti)

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E’ lui, l’unico, il solo e l’irraggiungibile esercizio “fondamentale” inserito praticamente in qualsiasi sessione d’allenamento di un qualsiasi Striking Combat Sport.

Il “vuoto” (conosciuto anche come Shadow Boxing) con i pesetti. Ciò che però nessuno si è mai chiesto è se questo esercizio, che viene comunque sfruttato fin dalla notte dei tempi nelle discipline come boxe, muay thai ecc, serve realmente a qualcosa.  

Vi preannuncio la risposta:

NO, anzi in alcuni casi può anche influenzare negativamente la tecnica del gesto, ma cerchiamo di capire il perché.

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Ruiz vs Joshua 2

Si è appena svolto il match “Ruiz vs Joshua 2”, rivincita attesissima sopratutto dopo la precedente inaspettata vittoria del messicano nel match precedente, con la conseguente conquista dei titoli.

Francamente l’incontro intero NON L’HO ANCORA VISTO, ma non ho potuto fare a meno di leggere considerazioni sul web e sui vari gruppi che parlano di SDC.
Vi è una gran polemica in corso per quanto riguarda la vittoria di Joshua, su un cliché abbastanza comune per la verità. Ovvero che Joshua limita il contatto, mantiene la distanza, sfrutta l’incredibile allungo rispetto a quello dell’avversario, evita situazioni pericolose, mette dentro punti e porta a casa la vittoria ma annoia il pubblico e gli spettatori.

Sicuramente l’incontro aveva un certo rilievo, non solo a livello mondiale e mass mediatico ma anche per i singoli pugili. Ognuno di essi era motivato per vincere.
Pensateci: per Ruiz è l’occasione della vita, mentre per Joshua è l’ultima occasione.
Non che obbligatoriamente si sarebbe dovuto ritirare come molti dicono, ma avrebbe fatto quello scivolone da cui è difficile risalire.

Avendo in mente queste premesse è inutile lamentarsi dell’incontro, ognuno ha usato la strategia tattica migliore per cercare di vincere. Joshua dal suo punto di vista non ha sicuramente dato peso alla spettacolarità del match. L’obiettivo era vincere, riconquistare i titoli punto. Quello che lui ha messo in palio era di gran lunga maggiore rispetto a quello messo in palio da Ruiz.

Concludendo penso che Joshua non poteva veramente sbagliare in questo match, e nonostante sia uscito criticato negativamente e Ruiz sia uscito a testa alta, ha fatto il lavoro che doveva fare ed ha fatto bene.
I colpi del messicano sono potenti, scambiare sarebbe stato troppo rischioso per Joshua in un match il cui contesto non gli avrebbe permesso di assumersi questo rischio.
Per quanto possano essere poco spettacolari alcuni match non si vincono soltanto con la forza ma sopratutto di intelligenza.

Kombatnet - Social network per arti marziali e discipline da combattimento

21 motivi per iscriversi a Kombatnet

21 MOTIVI PER ISCRIVERSI A KOMBATNET

È una giusta domanda: perché iscriversi a Kombatnet?

In fondo, non c’è già FACEBOOK?

Giusto! Ecco allora un elenco (non esaustivo) di validi motivi per iscriversi al primo social network dedicato ai fighters, alle discipline da combattimento ed a tutte le attività correlate.

1. Troverete persone che parlano la stessa vostra lingua. “Jab”, “Gedan Barai”, “Tora Yop Chagi” e “Question Mark Kick” saranno termini compresi da tutti nella vostra cerchia di amici.

2. Amplierete le vostre conoscenze in altri ambiti marziali. Per quanto siate in contatto con il vostro mondo ci sarà sempre qualcuno che ancora non conoscete che pratica la vostra stessa disciplina: su Kombatnet avrete la possibilità di conoscerlo molto più facilmente.


3. Potrete promuovere al meglio la vostra figura di atleta. Immersi in un ambito qualificante e qualificato, in mezzo ad atleti, enti, federazioni, aziende e marchi noti, promoter e organizzatori di eventi, la vostra figura sarà messa in evidenza più che in ogni altro social network.

4. La vostra palestra sarà in vista in un sito specializzato. Non avrete una “generica pagina Facebook o Instagram” come una qualsiasi altra attività (un negozio di fiori come una concessionaria di automobili): sarete IN ELENCO SU KOMBATNET.

5. Avrete possibilità di trovare avversari per gli incontri: risolvere la tipica problematica situazione dove un fighter si infortuna una settimana prima del match sarà molto più semplice da risolvere.

Leggi anche: QUANTO GUADAGNA UN FIGHTER NEL MONDO 👈

6. Potrete aprire un negozio su Kombatnet e vendere i vostri prodotti online. Risparmierete in pubblicità contando su una utenza già targettizzata ed avrete la possibilità di gestire ogni fase della vendita in maniera automatica.

7. Potrete fare inserzioni a pagamento molto più efficaci rispetto ad altri social, dove la massa di utenti non consente un ROI (ritorno dell’investimento) conveniente. Ogni annuncio su Kombatnet sarà visto unicamente da fighters, enti ed aziende del settore, in numero quotidianamente crescente.

8. Su Kombatnet non esiste alcun tipo di visualizzazione “falsata” da un algoritmo che premia alcuni e danneggia altri. I post della community sono visibili a tutti in ordine cronologico e l’utente può scegliere chi e cosa visualizzare in piena autonomia.


9. Potete curare un vostro blog personale: su Kombatnet avete uno spazio per curare un vostro blog e pubblicare articoli sugli argomenti che vi interessano o ai quali volete dare risalto, siano essi vostri progetti o commenti ad attività altrui (match famosi, iniziative federali, scelte dei campioni e via dicendo).

10. Entrerete a contatto direttamente con i campioni: come già detto il flusso principale (“bacheca”) di Kombatnet è costituito da tutti i messaggi di tutti i partecipanti in maniera incondizionata, quindi non vi perderete mai i post dei vostri fighter preferiti.

11. Potrete pubblicare annunci pubblici (simili agli “Eventi” di Facebook ma molto più versatili), sia gratuitamente che sponsorizzati, per diffondere una notizia o una richiesta specifica.

12. Potrete creare gruppi pubblici, privati e segreti proprio come su Facebook, ma specifici per la vostra attività o disciplina: non ci sarà nessun disturbo o richiesta da parte di persone che non hanno nulla a che fare con il mondo dei fighters.

13. Non sarete inondati di pubblicità inutile! Come nelle riviste specializzate si predilige l’inserzione “tecnica”, su Kombatnet vedrete sempre dell’advertising legato alla vostra attività ed ai vostri interessi.


14. Visualizzerete foto e video più pertinenti ai vostri interessi: i contenuti postati dagli utenti saranno in linea con il tema trattato dal sito, ossia il fighting.

15. Potrete discutere di argomenti che vi interessano. Facebook ed altri social sono diventati, da luogo di discussione, una mera bacheca dove postare foto e meme. Instagram ne è la riprova. Foto e video sono il contenuto multimediale più diffuso, anche perché più semplici da capire da una utenza non specializzata. Su Kombatnet avrete la possibilità di trovare persone con le quali discutere di argomenti sullo stesso piano in tutta libertà.

16. È free! Non è richiesto alcun pagamento per partecipare a Kombatnet. Se lo si vuole, si può accedere a servizi a pagamento aggiuntivi e corollari come le inserzioni, ma l’utilizzo è al 100% gratuito e libero per ogni persona fisica o giuridica che sia nell’ambito del fighting.

17. È uno spazio dove i giornalisti possono trovare materiale quotidiano. Un conto è andare a cercare le notizie sportive sulle arti marziali e le discipline da combattimento nei vari siti web… ed un conto è avere un unico luogo dove le notizie vengono da te, con commenti e reazioni in tempo reale dei diretti interessati! Per un giornalista sportivo Kombatnet è una occasione ghiotta di partecipazione e di sviluppo della propria attività personale.

18. È uno spazio dove i blogger/vlogger e le testate online possono trovare utenza. Ogni sito web o canale social a tema fighting può riproporre i propri video ed i propri contenuti semplicemente ripostandoli in bacheca, con il conseguente vantaggio di raggiungere immediatamente una utenza selezionata! Un modo perfetto per attrarre utenti interessati.


19. Meglio pochi interessati che tanti disinteressati. In tanti hanno sperimentato l’inefficacia di campagne di marketing rivolte a grandi numeri di persone, che poi si rivelano assolutamente disinteressate al proprio prodotto. Sentir parlare di “9 milioni di utenti” è molto interessante per chi vuole creare una inserzione, ma se l’engagement reale coinvolge poche centinaia di persone il ROI cala rovinosamente e la campagna diventa inutile o, peggio, dannosa.

20. Non c’è “rumore di fondo”: i venti like che provengono dai parenti sono sicuramente piacevoli dal punto di vista umano ma quando si parla di engagement (persone realmente interessate al tuo stage, al tuo incontro, al tuo video commento) è meglio avere a che fare con numeri reali. In più in una discussione tendenzialmente interverranno persone competenti e solo raramente ci saranno commenti fuori luogo. Pochi, ma buoni.

21. Su Kombatnet si possono raggiungere tante persone interessate in poco tempo. Niente più campagne di marketing per mesi, nel tentativo di raggiungere quante più persone interessate possibile: su Kombatnet i fighter sono già tutti lì!

Che aspetti allora? Iscriviti ora!

Clicca qui: https://www.kombatnet.com/register


Perdere sul ring, vincere sui social

Perdere sul ring, vincere sui social

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Leggo i resoconti dei vari match la mattina che si dividono equamente (per statistica) in sconfitte e vittorie e mi domando quanto i social network abbiano cambiato la gestione psicologica della sconfitta.

A mio avviso moltissimo.

Per iniziare, una volta c’era meno diffusione degli sport da combattimento e chi arrivava a comparire nelle pagine dei giornali era già un campione. Nessuno (o poco) spazio per i dilettanti ed i professionisti di primo pelo.

I più visibili quindi erano solo i professionisti famosi: chi vinceva era il dio assoluto e chi perdeva doveva fare i conti con solo sé stesso e la eco dei titoli che lo davano per “sconfitto“, “finito“, “da buttare”. Una pressione psicologica non da poco.

Oggi, volente o nolente, non è più così: esistono i social dove tutti, sia chi ha un curriculum sportivo enciclopedico sia chi ha tirato il primo calcio ieri l’altro, hanno la loro bella vetrina sul mondo ed il numero di follower che li segue fa di loro dei “campioni” (virgolette d’obbligo).

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Palestra Sociale La Disperata

Ciao a tutti!

Il nostro progetto si chiama: Palestra Sociale “La Disperata Udine”. Ma abbiamo dei gruppi di allenamento anche a Gorizia e Pordenone, in fase di costituzione/radicamento e successiva trasformazione in altrettante ASD.

Perché Palestra “sociale”? La nostra è una realtà che non si ferma al solo aspetto sportivo dello studio di una disciplina da combattimento. Il nostro progetto nasce tra aderenti al movimento della Tartaruga frecciata. Abbiamo una meta ambiziosa: riformare le persone e la società attraverso il sudore e il sacrificio. Da noi non si imparano solo tecniche e non si bruciano solo calorie. Si costruiscono caratteri e si forgiano fisici che possano affrontare le sfide del domani col sorriso sicuro sulle labbra.

Il lato agonistico della pratica è previsto, promosso, ma non preponderante rispetto alle nostre finalità.

Sociale perché vogliamo offrire un’alternativa valida e formativa alla passività quotidiana di molti giovani che per varie ragioni, che non spetta a noi indagare “si lasciano vivere”.

Infine, sociale perché, attraverso l’abbattimento della retta, ridotta ad un prezzo politico ed i cui proventi vengono totalmente reinvestiti nella palestra, vogliamo dare a tutti la possibilità di attingere ai benefici dati dalla pratica di uno sport completo.

Anche chi ha comprovate ridotte possibilità economiche, ma dimostra impegno e di aderire alle nostre finalità sociali, viene agevolato nella frequenza ai corsi, attraverso la rimodulazione della retta mesile al ribasso.

Il nostro motto è: “SEGUI LA VIA DEL FASTIDIO”. Si capisce questo assunto solo calcando il nostro tatami.

La principale disciplina che si insegna alla “Disperata” è il Taekwon-Combat® (una variante di Kickboxing ibridata col Taekwondo), unita alle MMA.

Per qualunque info o curiosità siamo a disposizione. Grazie e buon lavoro a tutti!

#kickboxing #mma

Nascono oggi i blog di Kombatnet!

Da oggi nascono i post del blog di Kombatnet!

Qualsiasi utente può scrivere un post nel canale blog ufficiale di Kombatnet dal suo profilo utente, allegare una immagine ed utilizzando un editor stile Word!

I post verranno poi pubblicati in bacheca, indicizzati lato web e compariranno nel profilo personale dell’utente.

Si tratta di una nuova importante funzione che consente ad ogni utente (palestre, atleti, enti, aziende, professionisti) di creare un argomento di discussione e far conoscere le proprie attività senza i limiti di un messaggio tradizionale.

Fatene buon uso!

Kombatnet Staff