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Million Dollar Baby: il capolavoro di Clint Eastwood che racconta una storia tristemente attuale

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Million Dollar Baby: il capolavoro di Clint Eastwood che racconta una storia tristemente attuale

Articolo aggiornato il 13 giugno 2022 alle ore 22.00

Ogni appassionato della nobile arte o di cinema che si rispetti conosce bene il film Million Dollar Baby, il capolavoro di Clint Eastwood del 2004 in bilico tra una storia di pugilato ed uno dei più importanti temi sociali ed umani, ossia il diritto alla morte.

Million Dollar Baby oscar Clint Eastwood Hillary Swank - Kombatnet Blog
I premi oscar Hillary Swank e Clint Eastwood in “Million Dollar Baby”

[Attenzione: spoiler]


Il film racconta la storia di una ragazza, Margaret “Maggie” Fitzgerald, interpretata magistralmente da Hilary Swank, che viene portata dal suo allenatore Frankie (Clint Eastwood) fino al match per la cintura mondiale contro la campionessa Billie “The Blue Bear” Osterman (la grandissima campionessa di pugilato e kickboxing Lucia Rijker).

Durante il match la Osterman colpirà a tradimento Maggie facendola cadere di collo contro lo sgabello a bordo ring, causandone la rottura che la lascerà tetraplegica e dipendente da un ventilatore per la respirazione. In seguito al peggiorare della sua condizione, dopo aver subito anche l’amputazione di una gamba in necrosi, Maggie chiederà a Frankie di aiutarla a morire, chiarendogli che era già riuscita ad ottenere tutto quello che aveva voluto nella vita.

Frankie in un primo momento rifiuterà categoricamente ma Maggie tenterà di uccidersi mordendosi la lingua e cercando di dissanguarsi. Dopo lunghe e dolorose riflessioni solitarie e confronti con altre persone vicine, Frankie entrerà di nascosto in ospedale di notte e le somministrerà una iniezione letale di adrenalina.


Durante la sua morte, le rivelerà il significato del soprannome che le aveva affibbiato: “Mo Chuisle“, termine irlandese che significa “my darling, and my blood” (letteralmente “il mio battito del cuore”, NdA).

Il film si concluderà con Frankie che uscirà dall’ospedale e non tornerà più in palestra. La voce narrante di Scrap (Morgan Freeman), assistente di Frankie in palestra ed ex pugile, si rivelerà una lettera diretta alla figlia di Frankie, per farle conoscere la vera storia di suo padre.

[Fine spoiler]


Si tratta di una pellicola durissima, un pugno nello stomaco degno di uno sparring pesante, che intreccia sullo sfondo del mondo del pugilato le storie dei protagonisti con grande realismo, portando in primo piano numerose tematiche: dalle difficoltà per emergere come campionessa della protagonista, all’importantissimo ed attuale argomento sulla libertà di scelta riguardo la propria morte oltre a mille altre come lo scontro generazionale (un classico dell’ultimo Eastwood), le contraddizioni della religione, le diseguaglianze sociali.

Eastwood dipinge magistralmente ogni inquadratura, controlla il tempo e le nostre emozioni, gestisce i silenzi e dosa le parole per deporre in noi il seme del ragionamento su tematiche che vorremmo non affrontare mai mentre siamo chiamati a discuterne dalla dura realtà che ci circonda. Quattro Oscar premieranno il suo lavoro: miglior film e miglior regia ad Eastwood, miglior attrice protagonista ad Hilary Swank e miglior attore non protagonista a Morgan Freeman, oltre che un “premio del pubblico” con ben 216 milioni di dollari di incasso in tutto il mondo.

La presenza di Lucia Rijker, nonostante il ruolo da “villain” interpretato, ne aumenta ulteriormente, se possibile, la qualità: la Rijker è una leggenda del pugilato e della kickboxing, più volte campionessa del mondo e ritiratasi imbattuta in entrambe le discipline.


Dopo aver perso solo un match-esibizione di kickboxing da dilettante è passata professionista infilando qualcosa come 35 vittorie consecutive ed un solo pareggio al suo secondo match, ritirandosi con 38 match al suo attivo, dei quali 25 vinti per KO e 0 sconfitte mentre nel pugilato si è guadagnata 17 vittorie (con 14 KO) e 0 sconfitte. Con tale palmarés, la Rijker è considerata una delle più grandi fighter della storia.

Il film è probabilmente ispirato alla storia vera di Katie Dallam, ex pugile professionista, finita in coma dopo un match contro Sumya Anani: anche Katie veniva dal Missouri, era povera ed è stata costretta alla disabilità per tutta la vita a causa dei troppi (brutti) colpi subiti sul ring: il che potrebbe aprire un grande capitolo sulla qualità dei controlli pre-match, sulla qualità delle visite mediche necessarie e sull’opportunità di mandare al massacro dei fighter inesperti per soldi e/o per il pubblico ludibrio… ma non è questo il punto che solleveremo oggi.

“Atroce non poter decidere”: la storia di Fabio Ridolfi

Chi scrive è di Pesaro, non troppo lontano da Fermignano, piccolo comune che ha dato i natali a Fabio Ridolfi, immobilizzato a letto da 18 anni e ciononostante strenuo lottatore per il diritto all’eutanasia.


Fabio Ridolfi lotta per il diritto all’eutanasia

Fabio Ridolfi è stato vittima della rottura dell’arteria basilare e può muovere solo gli occhi, riuscendo a comunicare unicamente tramite un puntatore oculare. Nel 2004, pochi giorni prima di compiere 28 anni, viene colto da un malore e viene portato d’urgenza in ospedale. La diagnosi è terribile e non lascia scampo: emorragia cerebrale (quella che è stata fatale a Simiso Buthelezi, il pugile che ha perso il senno sul ring ed ha cominciato a colpire un avversario immaginario).

“Vorrei dire alle persone che vivono come me di farsi sentire altrimenti le cose non cambieranno mai. È ora che in Italia si parli di eutanasia. È atroce non poter decidere della propria vita mentre aspetti dei mesi che altri lo facciano al posto tuo, scegliere di morire è un diritto di tutti, spero che tutto questo serva a quelli che purtroppo vivranno la mia condizione”

Queste sono le parole del quarantaseienne tetraplegico che in questi giorni, non potendo contare sul diritto all’eutanasia in Italia per manifesto disinteresse da parte delle autorità competenti (complice certa politica così come certa ideologia mista a crudele ipocrisia e colpevole ignavia) ha scelto la sedazione profonda e continua: uno stato che non ridurrà le sofferenze di chi gli sta intorno, tiene a sottolineare, ma almeno lenirà in parte le sue.

“Non ho paura. Non vedo l’ora di farlo. Basta di trattarci come cittadini di serie B, é assurdo che ci voglia più di un mese per individuare il farmaco mortale. Grazie al vostro menefreghismo sono costretto a scegliere la strada della sedazione profonda”

Già dall’ottobre 2006 Fabio ha chiesto pubblicamente, riferisce l’associazione Luca Coscioni, di essere aiutato a morire, nel completo disinteresse delle istituzioni. Scoprirà nel 2020 che ora è possibile, per persone nelle sue condizioni, ottenere assistenza medica alla morte volontaria per porre fine alle proprie sofferenze. Così chiederà a suo fratello Andrea di avviare le pratiche burocratiche per poterne fare richiesta: tuttavia sta attendendo da oltre due anni il parere del Comitato Etico dell’ASUR.


Il sito web eutanasialegale.it dell’associazione Luca Coscioni

Fabio ha così pubblicato un videoappello: “Gentile Stato italiano, aiutami a morire“. Guarda caso, dopo 24 ore della diffusione virale del suo videoappello ASUR Marche ha reso noto che il parere del Comitato Etico era pronto dall’8 aprile ed era solo stato “smarrito“. Pare che il parere sia positivo poiché le condizioni di Fabio rientrano nei parametri previsti dalla Corte costituzionale con la sentenza sul caso Cappato/Antoniani, tuttavia sarebbe incompleto, mancando l’indicazione del farmaco necessario per l’eutanasia.

Un fighter non si gira dall’altra parte.

Questo non è il tipico post che vorreste leggere su Kombatnet, ne siamo coscienti: tuttavia il collegamento con le tematiche trattate nel capolavoro “Million Dollar Baby” di Clint Eastwood creano l’occasione per portare alla luce una tematica volutamente ignorata, a volte per ignavia, per complicità con attori potenti del mondo politico e religioso, per ignoranza o semplicemente per giustificata paura. Tendiamo, è naturale, a fuggire dal dolore e dalle notizie che ci causano tristezza: è più che normale. Ogni persona lo sa, ogni combattente lo sa.

Ma girare la testa dall’altra parte non fa andare via il problema. Affrontare un problema, gestirlo, risolverlo: queste sono le azioni che ci fanno crescere ed evolvere.


Nessun problema è mai stato risolto ignorandolo: e questo un fighter lo sa bene. Lo sa bene prima di salire su un ring, quando gli tremano le gambe: lo sa bene quando attende il verdetto, lo sa bene quando la vittoria è sfumata e bisogna scegliere tra abbandonare tutto e fuggire dalla sofferenza oppure affrontarla, rialzarsi e tentare un’altra strada che possa condurre ad una nuova vittoria.

Ecco, se siete veri fighter guardatevi “Million Dollar Baby” di Clint Eastwood questa sera. Senza distrazioni, tutto d’un fiato. Lasciatevi coinvolgere dalla narrazione, vivete ogni scena. Poi andate a leggervi la storia di Fabio Ridolfi e dei tanti come lui che attendono una risposta che non arriva. Fatevi una vostra opinione. Non è detto che debba essere in linea con il pensiero di Fabio: nessuno chiede l’uniformità di pensiero su tematiche esistenziali così complicate e profonde.

Link diretto per donazioni all’associazione Luca Coscioni

Ma pensateci. E fate, poi, se siete d’accordo con lui, quello che è in vostro potere (una parola; una donazione; un voto; un post) per aiutare queste persone a passare oltre il verdetto che questa vita ha loro imposto e rialzarsi, per chi ci crede, in una nuova vita verso una nuova vittoria.


Aggiornamento del 13 giugno 2022 alle ore 22.00: Fabio Ridolfi ha vinto la sua battaglia: è morto. Lo comunica la famiglia attraverso l’Associazione Luca Coscioni. Dopo aver scelto la revoca del consenso alla nutrizione ed idratazione artificiali, nel pomeriggio di lunedì 13 giugno 2022 ha avviato la propria sedazione profonda e continua. Da tutta Italia si leva un saluto ed un abbraccio (che include quello del calciatore Lorenzo Pellegrini, capitano della Roma, la sua squadra del cuore, che gli ha dedicato un messaggio). Hai vinto, Fabio.

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