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LE CARATTERISTICHE DEL FIGHTER (parte 2)

LE CARATTERISTICHE DEL FIGHTER (parte 2)

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Prima di parlare delle caratteristiche specifiche di un lottatore, è doveroso fare una premessa sulla definizione di “condizione fisica” (dal latino conditio = condizione per qualcosa; e physĭcus, derivazione di phŷsis = natura).

Tale definizione è utilizzata come riepilogativa di tutti i fattori fisici, tecnico – tattici, psichici, cognitivi e sociali che presenta l’atleta durante la prestazione. Questi fattori, si possono suddividere in capacità organico – muscolari (dette impropriamente anche “condizionali”) e capacità coordinative.


Infine vi è una terza capacità che si pone a metà strada tra i due gruppi, ovvero la mobilità articolare (che non DEVE essere intesa come stretching), definibile come la capacità di eseguire i movimenti coordinati e con la massima escursione articolare possibile.

Negli sport da combattimento in generale, non vi è una capacità che predomina in maniera assoluta rispetto alle altre come del caso di un maratoneta o di un pesista facendo così rientrare il combattente in quella categoria di atleti che presentano caratteristiche anatomo – fisiologiche in diversi rapporti tra loro. In linea generale tali capacità si possono suddividere:

· Forza: definita come la capacità di vincere una resistenza tramite la contrazione muscolare; tale capacità nel tempo, è stata suddivisa in varie tipologie da molti studiosi del settore, per capirne le varie differenze nelle applicazioni pratiche. Secondo Verchoshanskij e Zatsiorsky, esistono quattro differenti tipologie di forza: o Massimale: la massima forza che il sistema neuromuscolare è in grado di esprimere come contrazione volontaria; o Esplosiva: è la capacità di sviluppare alti gradienti di forza in tempi brevi; o Esplosiva Elastica: è una forza di tipo reattivo, ovvero che la muscolatura immagazzina ogni qual volta subisce, prima di contrarsi, uno stiramento; o Resistente: è la capacità del muscolo di opporsi alla fatica durante prestazioni di forza e di durata. Nello specifico degli sport da combattimento, allenare e varie tipologie di forza è fondamentale per generare un potenza sufficiente a sferrare colpi e/o atterrare l’avversario allo scopo di finalizzare il match;


· Resistenza: è la capacità psicofisica dell’atleta di opporsi all’affaticamento. La resistenza psichica comprende la capacità dell’atleta di riuscire a resistere il più a lungo possibile a uno stimolo che lo indurrebbe a interrompere lo sforzo. La resistenza fisica, invece, si riferisce alla capacità dell’intero organismo, o dei suoi singoli sistemi parziali, di resistere alla fatica. Nel caso del lottatore, è importante allenare le varie componenti della resistenza (aerobica, anaerobica, specifica, aspecifica, ecc.) in quanto permette all’atleta di sostenere lo sforzo prolungato (come nel pugilato che, a livello professionistico, ogni incontro contiene ben 12 round da tre minuti l’uno), ma soprattutto gli permette di mantenere la lucidità mentale sotto sforzo, in modo da poter realizzare le varie tecniche, portare colpi decisivi e potenti anche nelle fasi finali dell’incontro;

· Rapidità: con questa capacità si intende la capacità di raggiugere, in determinate condizioni, la massima velocità di reazione e di movimento possibili, sulla base di processi cognitivi, di sforzi massimi di volontà e della funzionalità del sistema neuro – muscolare (Grosser, 1991). Pertanto la rapidità rappresenta un insieme di capacità, straordinariamente varie e complesse, che si manifesta in modi completamente differenti nei vari sport. Lottatori, pugili, karateka, judoka, thai boxer, kick boxer, si caratterizzano tutti per un’elevata espressione alla rapidità, ma da molti punti di vista si differenziano per quanto riguarda la rapidità specifica del loro sport;

· Potenza: si ottiene dal prodotto della forza applicata per la velocità di contrazione del muscolo in oggetto. Essendo la velocità una capacità di natura congenita e poco soggetta e miglioramenti, l’espressione e l’applicazione della potenza dipende soprattutto dalla forza applicata. A primo impatto verrebbe da pensare che, per avere la massima potenza, si dovrebbe applicare la massima forza possibile ma ciò non è così come scoperto da A. V. Hill. Senza entrare nel dettaglio, più una fibra muscolare si accorcia velocemente, meno forza può generare ai suoi capi e viceversa, in sostanza non si può avere tutto!!! Pertanto per ottenere la massima potenza esprimibile da una catena cinetica si ottiene con una mediazione dei valori di forza e velocità. Nel caso specifico negli sport da combattimento, la potenza è fondamentale per sferrare colpi decisi, veloci e potenti in grado di colpire l’avversario e metterlo in difficoltà;


· Timing: Questa capacità, nonostante sia molto importante per saper attuare le tecniche al momento e nel modo giusto (sia che siano tecniche di percussione che di sottomissione), spesso viene trascurata e lasciata all’esperienza dell’atleta se non, peggio ancora, addirittura al caso, quando invece è un fattore da dover allenare anche in sessioni d’allenamento specifiche e a mente lucida e riposata. Saper attuare le tecniche giuste al momento giusto è un fattore che, spesso, risolve situazioni difficoltose e/o intricate decisive per la finalizzazione del match;

· Agilità: anche se presenta una componente prevalentemente coordinativa, l’agilità è una delle qualità motorie di più difficile definizione, in quanto deriva dall’integrazione di diverse capacità, come equilibrio, coordinazione, velocità, riflessi, forza e resistenza. Pertanto l’agilità si potrebbe definire come la fusione delle capacità motorie, esaltate ai massimi livelli, tale per cui si può effettuare un qualsiasi movimento in modo efficiente ed efficace; ne consegue che l’agilità è una componente essenziale per un combattente poiché più è agile, più si potrà muovere coordinatamente in velocità ed in economia di energie;

· Flessibilità: detta anche mobilità articolare, è la capacità di un soggetto di muovere una o più articolazioni con la massima escursione articolare possibile, senza alcun limite e senza dolore. Nei lottatori la mobilità articolare è fondamentale per la realizzazione e l’impostazione delle tecniche (si pensi ad esempio ad un Thai boxer o ad un Kick boxer che, se non avessero un’ottima mobilità articolare dell’articolazione coxo – femorale, non potrebbero sferrare calci al viso in modo efficace ed efficiente), oltre che per evitare infortuni dovuti a stiramenti e/o strappi;


· Conoscenza: con questo fattore, non si intende solo la mera conoscenza delle tecniche di attacco e difesa del combattimento, quanto i vari i stili e atteggiamenti che vengono applicati durante la lotta, saper capire come si muove l’avversario in modo da poterlo anticipare e sopraffare, saper individuare le strategie applicate e prontamente saper applicare una tattica adeguata. Quindi la conoscenza è composta da tutto il bagaglio esperienziale del fighter che gli permetterà di trovarsi raramente impreparato alle situazioni;

· Reazione: è la capacità di reagire agli attacchi, dote spesso molto sottovalutata e tralasciata come il timing, ma anch’essa assolutamente necessaria per ogni fighter. Un pugile che sa reagire immediatamente agli attacchi dell’avversario sa anche fermarli e/o anticiparli, un lottatore che riesce e piazzare una contromossa mentre subisce un tentativo di finalizzazione sarà meno vulnerabile e più combattivo;

· Tecnica: ed infine ma non per importanza, la capacità tecnica di saper portare in modo corretto i colpi rende un combattente tale. Ma se padroneggia solo questo fattore peccando nelle altre capacità elencate, sarebbe un lottatore incompleto e facilmente battibile.  


CON QUESTA SECONDA PARTE ABBIAMO PROVATO A DARE UNA INFARINATURA SU QUELLE CHE SONO LE CAPACITA’ CHE UN GUERRIERO DEL RING DEVE POSSEDERE..

TUTTO CIO’ NON PUO’ ESSERE CREATO SENZA UNA PREPARAZIONE ATLETICA REALIZZATA SU MISURA AL FIGHTER..

SE HAI DUBBI HO DOMANDE AL RIGUARDO NON HAI CHE DA CHIEDERE..  


PER ASPERA AD ASTRA

Autore: Antonino Graziano Sciuto

Ed eccomi qui allora, piacere di conoscerti, io sono Graziano Sciuto.
Vorrei parlarti un attimo di me in modo da darti le motivazioni necessarie a capire perché dovresti ascoltare ciò che dico.
Sono il più piccolo della famiglia, ero il classico bambino un po’ cicciottello (“perché la pancia è tutta altezza” cit.) e occhialuto cresciuto con in un’infanzia non tanto degna di essere ricordata. Non ho mai avuto la possibilità di giocare con mio padre come facevano gli altri e, per via di svariati problemi economici, ho dovuto aspettare di poter lavorare per pagarmi la palestra per rimettermi in forma.
Durante le scuole a volte venivo deriso ed emarginato a causa della mia prestazione fisica alquanto scadente ed il tutto era incorniciato dall'avere una situazione economica e relazionale interfamiliare non proprio delle migliori. Stavo spesso da solo e non avevo molte amicizie.
Avevo quindi un bivio davanti:
Lasciarmi abbandonare alla situazione che c’era attorno e far sì che il destino decidesse per me
Ribellarmi, lottare e fare di tutto per ottenere qualcosa di meglio dalla mia vita
Grazie al sostegno della mia famiglia e delle poche persone a me vicine che mi hanno sempre accompagnato, scelsi la seconda.
Quindi a 14 anni iniziai finalmente a lavorare, prima in fabbrica dallo zio, poi in una camionetta dei panini nelle stagioni estive e nei fine settimana per mantenermi in autonomia senza dover chiedere nulla. Ero deciso e motivato a tutti i costi di cambiare il mio status.
Della mia adolescenza non ho molti bei ricordi: il sabato sera al posto di uscire con gli amici gli facevo il panino per cena dalla camionetta, ma questa esperienza come tante altre mi portarono per fortuna ad essere molto più responsabile e “adulto” dei miei coetanei.
Con l’intento di imparare a lottare e difendersi, iniziai a praticare il kung-fu, uno dei migliori sport che insegnano la disciplina, la dedizione ed il sacrificio.
Ero molto indietro rispetto a coloro che iniziavano a praticarlo a 5 o 7 anni, ma feci i salti mortali e raggiunsi in pochi anni la cintura nera 1° DUAN e l’attestato di allenatore. Nel corso di questi anni seguirono svariate gare, pagate con i miei sudati guadagni in parallelo agli studi.
A 18 anni arrivò il diploma come Perito Tecnico a pieni voti e, deluso dal kung-fu e da come si era diffuso nel mondo, decisi di praticare prima il sanda, meglio conosciuta come boxe cinese, poi la Muai Thay, la boxe thailandese, entrambi a livello agonistico.
Nel corso degli anni che praticavo con costanza diverse discipline, rimanevo però sempre più deluso da ciò che c’era all’interno del mondo degli sport da combattimento, sentivo che mancava qualcosa, anche se ancora non avevo capito cosa.
Gli allenatori altro non erano che ex atleti con 20 anni di esperienza sul campo, senza la minima conoscenza né dei criteri di allenamento, né tantomeno del motivo per cui determinati esercizi e sessioni di allenamento si facevano proprio in quel modo...
Nella mia testa quindi iniziava a farsi largo l’idea di diventare io stesso un maestro ed istruttore, ma con l’intento di essere molto più preparato di coloro che dicevano
“IO CON QUESTI ALLENAMENTI CI HO FATTO 15 ANNI DI CARRIERA DA PROFESSIONISTA!!!”
Bene, ma quanti di coloro che ti seguono hanno ottenuto gli stessi risultati con lo stesso allenamento? Che risultati agonistici hai ottenuto tu?
- queste sono domande di cui ancora attendo risposta -
Tornando a noi, da dove iniziare quindi? Ero perplesso e non sapevo a chi chiedere consiglio…
Quindi cominciai a strutturare l’idea di cosa volevo essere e diventare da grande e, come tutti i ragazzi ambiziosi e con la voglia di spaccare il mondo della mia età, la modestia non faceva per me tanto da pensare di diventare il miglior preparatore atletico specializzato in SdC di sempre.
Adesso che avevo ben chiaro cosa diventare però, bisognava partire da qualche parte, quindi misi da parte gli studi tecnici da perito e
“HO DECISO, VOGLIO ENTRARE ALL'UNIVERSITÀ, FACOLTÀ DI SCIENZE MOTORIE”
Primo anno, sono fuori dai primi 100 posti, non entro. Mi metto a lavorare come un pazzo, decido di guadagnare i soldi per andare un mese in Cina e conoscere il vero mondo del kung-fu, ci riesco. Parto a fine luglio del 2010 e rientro a fine agosto. Tutto un altro mondo, fantastico e stupendo, ma è un mondo che purtroppo non fa più per me.
Riprovo i test universitari, finalmente entro ed inizio gli studi. Passa qualche mese, mi do le prime materie, tutto procede per il meglio fino a che un bel giorno mio padre mi dice:
“Hanno indetto un concorso a livello nazionale per una borsa di studio di € 27000 per studiare e fare uno stage direttamente nella più grossa casa automobilistica italiana. Prendono solo 10 persone ed il bando è aperto ai Periti con voto sopra il 90/100 ed ai laureati e laureandi triennali in ingegneria e affini. Perché non partecipi?”
“Ma papà, come posso competere con dei futuri ingegneri? e poi ho deciso di chiudere con le materie tecniche”
“Ma che ti interessa?? Non hai nulla da perdere ed è una bella borsa che potrebbe aiutarti a mantenerti gli studi, inoltre il concorso lo fanno qui a Catania, quindi provaci. Alla meno peggio ritorni a studiare per come stai già facendo”
Un po’ indeciso e con la sfacciataggine di colui che già sa come andrà a finire, lo faccio.
Eravamo in 300 circa, di cui la maggior parte tutti ingegneri o aspiranti tali con la puzza sotto il naso. Il test scritto mi sembra estremamente difficile, ma mi concentro e completo tutto ciò che posso. Quel giorno me ne tornai tranquillo a casa, convinto di essermi tolto un peso di dosso e aver accontentato finalmente mio padre.
Inaspettatamente però rientro tra i primi venti, passando la prima selezione. Seguono poi test d’inglese, colloquio tecnico e motivazionale. E alla fine e contro tutte le aspettative che avevo, supero tutto.
Mi ritrovo infine ad essere l’unico diplomato in mezzo a 9 ingegneri che mi guardano in malo modo non appena gli dico di essere un laureando in scienze motorie.
Inizia così il corso di studi tecnico in parallelo a quelli universitari che, inevitabilmente, rallentano.
Salgo a Torino, lavoro per 8 mesi al Centro Ricerche, mi gestisco casa e lavoro in totale autonomia. Contemporaneamente lì scopro un mondo della lotta totalmente diverso da quello che c’è al sud: combattimenti ogni mese, preparazioni atletiche specifiche e generali, mega palestre e tanta voglia di vincere ed emergere. Mi innamoro anche del pugilato, la noble art, che inizio a praticare.
Il percorso della borsa di studio termina dopo un anno e mezzo, una bellissima esperienza che mi ha permesso di accrescere il mio senso del dovere, l’importanza del sapersi organizzare e la consapevolezza che:
NESSUNO MAI SI MUOVERÀ PER TE PER FARTI OTTENERE UN RISULTATO,
SE PRIMA DI TUTTO NON SEI TU STESSO A FARE IL PRIMO PASSO
Quindi ritorno a Catania e riprendo gli studi universitari e inizio a praticare anche la boxe. Siamo a Gennaio del 2014 e nel giro di un mese supero 4 materie dell’università e cerco di recuperare il tempo perduto.
A marzo vengo assunto in e-distribuzione come operaio, e un mese dopo l’assunzione mi richiamano dal Centro Ricerche per un contratto, ma rifiuto. Gli studi universitari rallentano nuovamente.
Nonostante tutto e tutti, continuo ad andare avanti, seguo le materie, passo gli esami, mi esercito e provo su me stesso nuovi modi e metodi di allenamento, ma sento che manca ancora qualcosa. Noto con amarezza che l’università è troppo accademica, c’è troppa teoria nel mezzo e pochissima applicazione pratica.
L’esempio lampante di tutto ciò, è avvenuto dopo aver passato l’esame di biomeccanica, voto 27/30.
Mi sono detto
“WOW posso dire di conoscere l’argomento”
ed ecco che, comprando per pura curiosità un libro di biomeccanica applicata alle alzate di potenza degli strongman, scopro con mio grande stupore e anche un po’ di amarezza che non ci avevo capito un C***O in ciò che c’era scritto, e non perché non ero del settore ma mi sentivo chissà chi, ma ero un laureando in Scienze Motorie che si era fatto un mazzo gigantesco per passare al meglio quella materia specifica.
Quel libro me lo sono dovuto leggere e studiare tre volte prima di iniziare a comprenderlo. Ed il bello è che quel libro lo aveva scritto un ingegnere con la passione per powerlifting!!! Non un dottore del movimento né tantomeno un Chinesiologo o un Fisiatra!!!
La scoperta di questo paradosso e la mia smania di voler sapere come si allenano i grandi campioni e cosa ci sta dietro alle loro preparazioni atletiche (che non è il classico “fai 3 serie da 10 ripetizioni per ogni esercizio”) mi porta a guardarmi in giro anche fuori dall’università, comprando svariati libri di noti preparatori atletici di fama internazionale e di prendere la decisione che dovevo intraprendere anche degli studi extrauniversitari, partecipando a diversi corsi di formazione e conseguendo nel tempo diversi attestati come:
Istruttore di Fitness Wellness 1° e 2° lv (ConfSportiva - Università di Catania)
Istruttore di Allenamento Funzionale 1° e 2° lv (Functional Training School)
Allenamento al Femminile (Functional Training School)
Dimagrimento e Alimentazione (Functional Training School)
Postural Basic (Functional Training School)
Tecnico FIPE 1° lv (Federazione Italiana Pesistica)
Istruttore di Kettlebell Training 1° lv (Functional Training School)
Cutman professionista (ICA - International Cutman Association)
Istruttore Certificato per lo Scrutinio del Movimento Funzionale 1° e 2° lv (Metodo FMS)
Il miglioramento delle mie prestazioni sportive, l’aumento della sicurezza in me stesso, il non aver paura a rispondere e chiedere il perché di una determinata cosa, sono solo alcuni dei risultati raggiunti grazie a tutto ciò che ho fatto e studiato oltre alle competenze e conoscenze acquisite in ambito di Preparazione Atletica per gli Sport da Combattimento.
Attualmente, a 28 anni compiuti, mi ritrovo ad essere il Dottore in Scienze Motorie con la capacità di applicare realmente ciò che studio su fighter che mi si pone davanti, ottimizzando il tutto grazie anche al confronto con altri esperti di diversi settori al fine di raggiungere l’unico obiettivo che mi sono posto negli anni:
DIFFONDERE IL METODO CORRETTO DI PREPARARE UN FIGHTER

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