Il paradosso del tombino

Il paradosso del tombino

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Ciao a tutti ragazzi..

Un po’ di tempo fa, io e mia moglie Daniela ci siamo proprio un bel viaggio, Con destinazione Giappone e Malesia.


Abbiamo potuto ammirare i grattacieli, l’ordine e la spettacolare pulizia e gentilezza dei giapponesi e del loro territorio, in contrasto con la giungla della Malesia e come le tecnologie più evolute siano in contrapposizione con la tradizioni più antiche, tanto da lasciar a bocca aperta..

Detto ciò, una cosa che mi ha colpito in particolare e pure nel profondo, sono stati tombini del Giappone.

“I tombini del Giappone?”


Già.. Lo so è strano, ma lascia che ti spieghi…

Questo che vedi a sinistra nella foto è un tombino del Giappone.

Non possiamo dirgli nulla, è quotato con la strada, è tondo per evitare che cada al suo interno, non è nemmeno dipinto dalle strisce pedonali, ed esse stesse sono separate in modo equidistante dal tombino. Non presenta grossi graffi e non c’è terra o erba che lo ricopra anche solo in parte..


Insomma vi è così tanta perfezione in qualcosa di così scontato che quasi mi preoccupa..

Quello che invece vedete a destra della foto è uno dei tanti tombini che ci sono nel sud Italia.

Totalmente coperto dell’asfalto che è pure frantumato, con l’erbetta che esce dagli angoli e totalmente fuori quota rispetto alla strada, il che lo rende anche pericoloso per chi si trova sulla sua strada..


“Vabbé, i Giapponesi sono perfetti e noi no, e allora che c’è di strano? Lo sapevamo già. Grazie per averci rinfrescato la memoria su questo “meraviglioso” divario che ci divide!!! GRAZIE VERAMENTE”

Aspetta!!! il mio non voleva essere un insulto, quindi lascia che ti confidi una cosa:

Cosa succederebbe se paragonassimo il tutto alla preparazione atletica per SdC? Cosa ne uscirebbe fuori?


Ragionandoci un po’ su, uscirebbe proprio questa situazione:

  • Tombino giapponese: preparazione atletica creata ad hoc per l’atleta, tenendo sotto controllo ogni singola possibile variante
  • Tombino tombino del sud Italia: spaccati il culo sempre con gli stessi esercizi in tutti gli allenamenti, tutto l’anno tirati al massimo e, quando hai una gara, due settimane prima togli carboidrati e acqua dall’alimentazione e vai a correre tutti i giorni per almeno un’ora con la tuta termica.

Adesso, considerando questa differenza, quale dei due secondo voi, a parità di condizioni, vincerà un incontro più facilmente?

Il dottor McHill (alias dr. spine) dice sempre che la risposta corretta al 90% delle domande è: “DIPENDE”


Ma stavolta la risposta a questa domanda, ahimè fa parte del restante 10%.

Se consideriamo due persone identiche, con uguale carattere, mentalità, fisicità e livello di preparazione tecnica, con molta probabilità vincerebbe il tombino giapponese, ovvero colui che nel corso dei mesi ha seguito una preparazione atletica specifica creata ad hoc per lui.

Questo perché accade?


Accade perché il tombino giapponese non solo si è allenato bene e con le dovute progressioni, ma ha evitato di fare pure tutti quegli errori che vengono ripetutamente fatti senza cognizione di causa nella stragrande maggioranza delle palestre.

Ovvero:

  • Riscaldamento che diventa una sessione d’allenamento aerobico vera e proprio
  • Lavoro Tecnico a fine allenamento, quando si è già fisicamente e soprattutto mentalmente stremati
  • Addominali alla morte a fine allenamento
  • ecc ecc ecc

CIÒ CHE SEMBRA LOGICO TEORICAMENTE SPESSO NON LO È NECESSARIAMENTE A LIVELLO PRATICO


Vi porto un semplice esempio:

Un’atleta si deve preparare per un incontro di 3 round da 2 minuti l’uno, con recupero di 1 minuto.

Cosa deduce solitamente il maestro?


“Lo faccio allenare alla morte con round da 4 minuti, così il giorno dell’incontro i 2 minuti li tiene che è una bellezza”

Ammettilo, è capitata anche a te una cosa del genere..

Peccato però che una deduzione apparentemente semplice quanto SOLO teoricamente logica come questa, sia totalmente ERRATA.


Infatti hai mai fatto caso che la maggior parte degli atleti, arrivano quasi sempre spompati a fine della gara? Nonostante abbiamo lavorato con round ben più lunghi durante gli allenamenti.

Questo succede perché non si ottiene il risultato desiderato, bensì tutto l’opposto!!!

Nel lungo periodo sia la mente che il tuo corpo rimangono frenati poiché si sono dovuti abituare a lavorare sui 4 minuti, quindi non darai mai il 100% perché devi inconsciamente conservare le energie.


Mi spiego meglio.

Senza entrare troppo nel dettaglio, a livello fisiologico del nostro corpo, lavorare sui 4 minuti o sui due minuti richiedono energie e intensità di lavoro totalmente differenti.

Per farti un esempio pratico che puoi provare tu stesso:


Prova a tirare una serie di colpi alla massima intensità e al massimo ritmo possibili per cui puoi mantenerli costanti per due minuti.

Prova poi a mantenere gli stessi ritmi e intensità per 4 minuti.

Ci sei riuscito? al netto di mantenere ritmo e intensità molto basse tali per cui mia nonna sferra un pugno più forte del tu, io credo proprio di no.


Questo accade proprio perché sono due lavori differenti che necessitano di due tipi di allenamento differente.

PRIMA LAVORA SUL VOLUME, POI SULL’INTENSITÀ

Per arrivare quindi a sostenere senza problemi round da due minuti, prima di tutto dobbiamo abituare il proprio corpo a saper sostenere una grossa mole di lavoro e solo successivamente, una volta acquisita abbastanza resistenza, si riducono i volumi di lavoro in favore dell’aumento d’intensità.


Così facendo, è possibile quindi far abituare gradualmente l’atleta a saper sostenere l’intensità desiderata nel tempo che noi vogliamo che accada, ovvero nello stesso tempo del round e non di più (che senso ha iniziare a lavorare al massimo sui 4 minuti già 3 mesi prima del combattimento?)

ESEMPIO PRATICO

Qui di seguito trovate un esempio pratico di lavoro tecnico da fare ai pao in 8 settimane per prepararsi a sostenere al massimo delle proprie prestazioni 3 round da 2 minuti l’uno, che sono un totale di 6 minuti di lavoro.


SETTIMANA 1

Giorno 1: 8 round da 1’ – rest 1’30’’ (totale minuti di lavoro 8’)

Giorno 2: 6 round da 1’ – rest 1’30’’ (totale minuti di lavoro 6’)


Giorno 3: 8 round da 1’ – rest 1’30’’ (totale minuti di lavoro 8’)

SETTIMANA 2

Giorno 1: 10 round da 1’15’’ – rest 1’30’’ (totale minuti di lavoro 12’30’’)


Giorno 2: 8 round da 1’15’’ – rest 1’30’’ (totale minuti di lavoro 7’30’’)

Giorno 3: 10 round da 1’15’’ – rest 1’30’’ (totale minuti di lavoro 12’30’’)

SETTIMANA 3


Giorno 1: 8 round da 1’30’’ – rest 1’30’’ (totale minuti di lavoro 12’)

Giorno 2: 6 round da 1’30’’ – rest 1’30’’ (totale minuti di lavoro 9’)

Giorno 3: 8 round da 1’30’’ – rest 1’30’’ (totale minuti di lavoro 12’)


SETTIMANA 4 (scarico)

Giorno 1: 5 round da 1’30’’ – rest 1’15’’ (totale minuti di lavoro 7’30’’)

Giorno 2: 3 round da 1’30’’ – rest 1’15’’ (totale minuti di lavoro 4’30’’)


Giorno 3: 5 round da 1’30’ – rest 1’15’’ (totale minuti di lavoro 7’30’’)

SETTIMANA 5

Giorno 1: 6 round da 1’45’’ – rest 1’15’’ (totale minuti di lavoro 10’30’’)


Giorno 2: 3 round da 1’45’’ – rest 1’15’’ (totale minuti di lavoro 5’15’’)

Giorno 3: 6 round da 1’45’’ – rest 1’15’’ (totale minuti di lavoro 10’30’’)

SETTIMANA 6


Giorno 1: 6 round da 2’ – rest 1’15’’ (totale minuti di lavoro 12’)

Giorno 2: 3 round da 2’ – rest 1’15’’ (totale minuti di lavoro 6’)

Giorno 3: 6 round da 2’ – rest 1’15’’ (totale minuti di lavoro 12’)


SETTIMANA 7

Giorno 1: 4 round da 2’ – rest 1’ (totale minuti di lavoro 8’)

Giorno 2: 2 round da 2’ – rest 1’ (totale minuti di lavoro 4’)


Giorno 3: 3 round da 2’ – rest 1’ (totale minuti di lavoro 6’)

SETTIMANA 8

Giorno 1: 3 round da 2’ – rest 1’ (totale minuti di lavoro 6)


Giorno 2: REST

Gara: 3 round da 2’ – rest 1’ (totale minuti di lavoro 6)

Come avrai potuto notare, nel corso delle settimane aumento man mano il volume di lavoro per passare solo dopo ad aumentare l’intensità.


Una programmazione del genere comporta per l’atleta un andamento progressivo delle prestazioni, facendolo abituare pian piano a lavorare sempre più a lungo mantenendo sempre elevata l’intensità senza nemmeno accorgersene.

Provalo, dammi un feedback su cosa ne pensi e alla fine fammi sapere se anche tu fai parte della cerchia dei Tombini del Giappone oppure no.

PER ASPERA AD ASTRA


Graziano

Autore: Antonino Graziano Sciuto

Ed eccomi qui allora, piacere di conoscerti, io sono Graziano Sciuto.
Vorrei parlarti un attimo di me in modo da darti le motivazioni necessarie a capire perché dovresti ascoltare ciò che dico.
Sono il più piccolo della famiglia, ero il classico bambino un po’ cicciottello (“perché la pancia è tutta altezza” cit.) e occhialuto cresciuto con in un’infanzia non tanto degna di essere ricordata. Non ho mai avuto la possibilità di giocare con mio padre come facevano gli altri e, per via di svariati problemi economici, ho dovuto aspettare di poter lavorare per pagarmi la palestra per rimettermi in forma.
Durante le scuole a volte venivo deriso ed emarginato a causa della mia prestazione fisica alquanto scadente ed il tutto era incorniciato dall'avere una situazione economica e relazionale interfamiliare non proprio delle migliori. Stavo spesso da solo e non avevo molte amicizie.
Avevo quindi un bivio davanti:
Lasciarmi abbandonare alla situazione che c’era attorno e far sì che il destino decidesse per me
Ribellarmi, lottare e fare di tutto per ottenere qualcosa di meglio dalla mia vita
Grazie al sostegno della mia famiglia e delle poche persone a me vicine che mi hanno sempre accompagnato, scelsi la seconda.
Quindi a 14 anni iniziai finalmente a lavorare, prima in fabbrica dallo zio, poi in una camionetta dei panini nelle stagioni estive e nei fine settimana per mantenermi in autonomia senza dover chiedere nulla. Ero deciso e motivato a tutti i costi di cambiare il mio status.
Della mia adolescenza non ho molti bei ricordi: il sabato sera al posto di uscire con gli amici gli facevo il panino per cena dalla camionetta, ma questa esperienza come tante altre mi portarono per fortuna ad essere molto più responsabile e “adulto” dei miei coetanei.
Con l’intento di imparare a lottare e difendersi, iniziai a praticare il kung-fu, uno dei migliori sport che insegnano la disciplina, la dedizione ed il sacrificio.
Ero molto indietro rispetto a coloro che iniziavano a praticarlo a 5 o 7 anni, ma feci i salti mortali e raggiunsi in pochi anni la cintura nera 1° DUAN e l’attestato di allenatore. Nel corso di questi anni seguirono svariate gare, pagate con i miei sudati guadagni in parallelo agli studi.
A 18 anni arrivò il diploma come Perito Tecnico a pieni voti e, deluso dal kung-fu e da come si era diffuso nel mondo, decisi di praticare prima il sanda, meglio conosciuta come boxe cinese, poi la Muai Thay, la boxe thailandese, entrambi a livello agonistico.
Nel corso degli anni che praticavo con costanza diverse discipline, rimanevo però sempre più deluso da ciò che c’era all’interno del mondo degli sport da combattimento, sentivo che mancava qualcosa, anche se ancora non avevo capito cosa.
Gli allenatori altro non erano che ex atleti con 20 anni di esperienza sul campo, senza la minima conoscenza né dei criteri di allenamento, né tantomeno del motivo per cui determinati esercizi e sessioni di allenamento si facevano proprio in quel modo...
Nella mia testa quindi iniziava a farsi largo l’idea di diventare io stesso un maestro ed istruttore, ma con l’intento di essere molto più preparato di coloro che dicevano
“IO CON QUESTI ALLENAMENTI CI HO FATTO 15 ANNI DI CARRIERA DA PROFESSIONISTA!!!”
Bene, ma quanti di coloro che ti seguono hanno ottenuto gli stessi risultati con lo stesso allenamento? Che risultati agonistici hai ottenuto tu?
- queste sono domande di cui ancora attendo risposta -
Tornando a noi, da dove iniziare quindi? Ero perplesso e non sapevo a chi chiedere consiglio…
Quindi cominciai a strutturare l’idea di cosa volevo essere e diventare da grande e, come tutti i ragazzi ambiziosi e con la voglia di spaccare il mondo della mia età, la modestia non faceva per me tanto da pensare di diventare il miglior preparatore atletico specializzato in SdC di sempre.
Adesso che avevo ben chiaro cosa diventare però, bisognava partire da qualche parte, quindi misi da parte gli studi tecnici da perito e
“HO DECISO, VOGLIO ENTRARE ALL'UNIVERSITÀ, FACOLTÀ DI SCIENZE MOTORIE”
Primo anno, sono fuori dai primi 100 posti, non entro. Mi metto a lavorare come un pazzo, decido di guadagnare i soldi per andare un mese in Cina e conoscere il vero mondo del kung-fu, ci riesco. Parto a fine luglio del 2010 e rientro a fine agosto. Tutto un altro mondo, fantastico e stupendo, ma è un mondo che purtroppo non fa più per me.
Riprovo i test universitari, finalmente entro ed inizio gli studi. Passa qualche mese, mi do le prime materie, tutto procede per il meglio fino a che un bel giorno mio padre mi dice:
“Hanno indetto un concorso a livello nazionale per una borsa di studio di € 27000 per studiare e fare uno stage direttamente nella più grossa casa automobilistica italiana. Prendono solo 10 persone ed il bando è aperto ai Periti con voto sopra il 90/100 ed ai laureati e laureandi triennali in ingegneria e affini. Perché non partecipi?”
“Ma papà, come posso competere con dei futuri ingegneri? e poi ho deciso di chiudere con le materie tecniche”
“Ma che ti interessa?? Non hai nulla da perdere ed è una bella borsa che potrebbe aiutarti a mantenerti gli studi, inoltre il concorso lo fanno qui a Catania, quindi provaci. Alla meno peggio ritorni a studiare per come stai già facendo”
Un po’ indeciso e con la sfacciataggine di colui che già sa come andrà a finire, lo faccio.
Eravamo in 300 circa, di cui la maggior parte tutti ingegneri o aspiranti tali con la puzza sotto il naso. Il test scritto mi sembra estremamente difficile, ma mi concentro e completo tutto ciò che posso. Quel giorno me ne tornai tranquillo a casa, convinto di essermi tolto un peso di dosso e aver accontentato finalmente mio padre.
Inaspettatamente però rientro tra i primi venti, passando la prima selezione. Seguono poi test d’inglese, colloquio tecnico e motivazionale. E alla fine e contro tutte le aspettative che avevo, supero tutto.
Mi ritrovo infine ad essere l’unico diplomato in mezzo a 9 ingegneri che mi guardano in malo modo non appena gli dico di essere un laureando in scienze motorie.
Inizia così il corso di studi tecnico in parallelo a quelli universitari che, inevitabilmente, rallentano.
Salgo a Torino, lavoro per 8 mesi al Centro Ricerche, mi gestisco casa e lavoro in totale autonomia. Contemporaneamente lì scopro un mondo della lotta totalmente diverso da quello che c’è al sud: combattimenti ogni mese, preparazioni atletiche specifiche e generali, mega palestre e tanta voglia di vincere ed emergere. Mi innamoro anche del pugilato, la noble art, che inizio a praticare.
Il percorso della borsa di studio termina dopo un anno e mezzo, una bellissima esperienza che mi ha permesso di accrescere il mio senso del dovere, l’importanza del sapersi organizzare e la consapevolezza che:
NESSUNO MAI SI MUOVERÀ PER TE PER FARTI OTTENERE UN RISULTATO,
SE PRIMA DI TUTTO NON SEI TU STESSO A FARE IL PRIMO PASSO
Quindi ritorno a Catania e riprendo gli studi universitari e inizio a praticare anche la boxe. Siamo a Gennaio del 2014 e nel giro di un mese supero 4 materie dell’università e cerco di recuperare il tempo perduto.
A marzo vengo assunto in e-distribuzione come operaio, e un mese dopo l’assunzione mi richiamano dal Centro Ricerche per un contratto, ma rifiuto. Gli studi universitari rallentano nuovamente.
Nonostante tutto e tutti, continuo ad andare avanti, seguo le materie, passo gli esami, mi esercito e provo su me stesso nuovi modi e metodi di allenamento, ma sento che manca ancora qualcosa. Noto con amarezza che l’università è troppo accademica, c’è troppa teoria nel mezzo e pochissima applicazione pratica.
L’esempio lampante di tutto ciò, è avvenuto dopo aver passato l’esame di biomeccanica, voto 27/30.
Mi sono detto
“WOW posso dire di conoscere l’argomento”
ed ecco che, comprando per pura curiosità un libro di biomeccanica applicata alle alzate di potenza degli strongman, scopro con mio grande stupore e anche un po’ di amarezza che non ci avevo capito un C***O in ciò che c’era scritto, e non perché non ero del settore ma mi sentivo chissà chi, ma ero un laureando in Scienze Motorie che si era fatto un mazzo gigantesco per passare al meglio quella materia specifica.
Quel libro me lo sono dovuto leggere e studiare tre volte prima di iniziare a comprenderlo. Ed il bello è che quel libro lo aveva scritto un ingegnere con la passione per powerlifting!!! Non un dottore del movimento né tantomeno un Chinesiologo o un Fisiatra!!!
La scoperta di questo paradosso e la mia smania di voler sapere come si allenano i grandi campioni e cosa ci sta dietro alle loro preparazioni atletiche (che non è il classico “fai 3 serie da 10 ripetizioni per ogni esercizio”) mi porta a guardarmi in giro anche fuori dall’università, comprando svariati libri di noti preparatori atletici di fama internazionale e di prendere la decisione che dovevo intraprendere anche degli studi extrauniversitari, partecipando a diversi corsi di formazione e conseguendo nel tempo diversi attestati come:
Istruttore di Fitness Wellness 1° e 2° lv (ConfSportiva - Università di Catania)
Istruttore di Allenamento Funzionale 1° e 2° lv (Functional Training School)
Allenamento al Femminile (Functional Training School)
Dimagrimento e Alimentazione (Functional Training School)
Postural Basic (Functional Training School)
Tecnico FIPE 1° lv (Federazione Italiana Pesistica)
Istruttore di Kettlebell Training 1° lv (Functional Training School)
Cutman professionista (ICA - International Cutman Association)
Istruttore Certificato per lo Scrutinio del Movimento Funzionale 1° e 2° lv (Metodo FMS)
Il miglioramento delle mie prestazioni sportive, l’aumento della sicurezza in me stesso, il non aver paura a rispondere e chiedere il perché di una determinata cosa, sono solo alcuni dei risultati raggiunti grazie a tutto ciò che ho fatto e studiato oltre alle competenze e conoscenze acquisite in ambito di Preparazione Atletica per gli Sport da Combattimento.
Attualmente, a 28 anni compiuti, mi ritrovo ad essere il Dottore in Scienze Motorie con la capacità di applicare realmente ciò che studio su fighter che mi si pone davanti, ottimizzando il tutto grazie anche al confronto con altri esperti di diversi settori al fine di raggiungere l’unico obiettivo che mi sono posto negli anni:
DIFFONDERE IL METODO CORRETTO DI PREPARARE UN FIGHTER

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