fare a vuoto con pesetti non serve a niente

FARE IL VUOTO NON SERVE A NULLA (se lo fai con i pesetti)

FARE IL VUOTO NON SERVE A NULLA (se lo fai con i pesetti)

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E’ lui, l’unico, il solo e l’irraggiungibile esercizio “fondamentale” inserito praticamente in qualsiasi sessione d’allenamento di un qualsiasi Striking Combat Sport.
 
Il “vuoto” (conosciuto anche come Shadow Boxing) con i pesetti.
Ciò che però nessuno si è mai chiesto è se questo esercizio, che viene comunque sfruttato fin dalla notte dei tempi nelle discipline come boxe, muay thai ecc, serve realmente a qualcosa.
 
Vi preannuncio la risposta:
 
NO, anzi in alcuni casi può anche influenzare negativamente la tecnica del gesto, ma cerchiamo di capire il perché.
 
Innanzitutto questo esercizio da cosa nasce? Questo gesto altro non è che un gesto atletico specifico sovraccaricato e nasce da una deduzione molto semplice:
 
Devo tirare un pugno il più veloce possibile –> mi abituo a tirarlo con un peso –> quando tolgo il peso sarò più veloce
 
Ciò che nel tempo ha poi dato fondamento a questa deduzione è il fatto che, SOLO nell’immediatezza in cui si posano i pesetti, il fighter sente effettivamente di essere più veloce, ma ciò è dovuto all’aver tolto i pesetti che rallentavano il movimento e non perché si diventa più veloci!!!
 
Inoltre il fatto di utilizzare un peso in un gesto atletico specifico, non solo non migliora le performance del gesto in sé ma può anche peggiorarlo perché con un peso viene modificata completamente quella che è la meccanica del gesto. andando a modificare la sinergia di contrazione muscolare e gli angoli di lavoro durante il movimento stesso.
 
Naturalmente tutto ciò non lo dico io, lo dicono gli svariati studi effettuati nel corso degli ultimi 40 anni di ricerche in ambito sportivo perché, se da noi ci si sta approcciando solo negli ultimi anni ad un approccio più scientifico nella preparazione atletica, all’estero (USA e Russia in primis) ci studiano già da generazioni.
 
Tutti questi studi effettuati in svariati sport dimostrarono appunto che eseguire il gesto atletico specifico con un sovraccarico determinavano un miglioramento pressoché nullo. In molti casi l’atleta preso in esame migliorava il gesto nell’esecuzione con il sovraccarico, ma poi peggiorava nell’eseguire il gesto con il peso da gara (nel nostro caso il guantone).
 
Quindi in sostanza, si migliorava uno schema motorio che era solo simile al gesto da gara, ma non perfettamente uguale.
 
Se vogliamo entrare più nello specifico riflettendo per bene sulla tecnica e mettiamo a confronto un diretto senza peso con un diretto eseguito con il peso, possiamo notare che:
 
  • La traiettoria dei due pugni sarà diversa in quanto il pesetto tenderà a far andare verso il basso il braccio;
  • Ci sarà un modificazione della coordinazione della contrazione muscolare con un coinvolgimento maggiore della muscolatura della spalla per sostenere un peso maggiore (maggior rischio infortunio alla spalla);
  • Nel lungo periodo il tenere in mano il pesetto tenderà a far lasciare la mano del pugile più aperta, provocando una prevedibilità maggiore dell’attacco (chiudo bene il pugno solo quando sto per attaccare) e un maggior rischio infortunio della mano (andare a colpire con un pugno chiuso male può avere conseguenze negative sulla mano stessa).
Tutti questi svantaggi che più o meno si possono presentare nell’esecuzione del vuoto con i pesetti, saranno tanto accentuati quanto più sarà il peso utilizzato, a maggior ragione se chi utilizza questa pratica di allenamento non è un fighter esperto che abbia già una affermata consapevolezza del gesto (un principiante andrebbe solo a peggiorare la tecnica e a prolungare enormemente l’acquisizione della tecnica corretta).
 
Ora se dobbiamo onesti, non si è mai sentito nessuno che sia morto o gli sia caduto un braccio a causa di questo esercizio, ma ciò che mi preme farvi comprendere è:
 
SERVE REALMENTE ESEGUIRE QUESTE ESERCITAZIONI?
 
Se poi consideriamo pure che per un fighter il tempo per allenarsi non è mai abbastanza, non si potrebbe utilizzare quel tempo per lavorare su qualcosa che abbia un maggior transfer sulla tecnica del pugno?
 
Comprovati studi dimostrano che eseguire Distensioni su Panca Piana in modo tecnico, l’utilizzo di palle mediche e lavori di spinta esplosiva con le kettlebell danno molto più transfer nell’aumento della velocità del pugno che non il semplice gesto sovraccaricato.
 
A tal proposito, nei prossimi giorni scriverò un mini articolo dove verrà esposta una proposta d’allenamento specifica al miglioramento della tecnica di pugno.
 
PER ASPERA AD ASTRA
 
Graziano
Autore: Antonino Graziano Sciuto

Ed eccomi qui allora, piacere di conoscerti, io sono Graziano Sciuto.
Vorrei parlarti un attimo di me in modo da darti le motivazioni necessarie a capire perché dovresti ascoltare ciò che dico.
Sono il più piccolo della famiglia, ero il classico bambino un po’ cicciottello (“perché la pancia è tutta altezza” cit.) e occhialuto cresciuto con in un’infanzia non tanto degna di essere ricordata. Non ho mai avuto la possibilità di giocare con mio padre come facevano gli altri e, per via di svariati problemi economici, ho dovuto aspettare di poter lavorare per pagarmi la palestra per rimettermi in forma.
Durante le scuole a volte venivo deriso ed emarginato a causa della mia prestazione fisica alquanto scadente ed il tutto era incorniciato dall'avere una situazione economica e relazionale interfamiliare non proprio delle migliori. Stavo spesso da solo e non avevo molte amicizie.
Avevo quindi un bivio davanti:
Lasciarmi abbandonare alla situazione che c’era attorno e far sì che il destino decidesse per me
Ribellarmi, lottare e fare di tutto per ottenere qualcosa di meglio dalla mia vita
Grazie al sostegno della mia famiglia e delle poche persone a me vicine che mi hanno sempre accompagnato, scelsi la seconda.
Quindi a 14 anni iniziai finalmente a lavorare, prima in fabbrica dallo zio, poi in una camionetta dei panini nelle stagioni estive e nei fine settimana per mantenermi in autonomia senza dover chiedere nulla. Ero deciso e motivato a tutti i costi di cambiare il mio status.
Della mia adolescenza non ho molti bei ricordi: il sabato sera al posto di uscire con gli amici gli facevo il panino per cena dalla camionetta, ma questa esperienza come tante altre mi portarono per fortuna ad essere molto più responsabile e “adulto” dei miei coetanei.
Con l’intento di imparare a lottare e difendersi, iniziai a praticare il kung-fu, uno dei migliori sport che insegnano la disciplina, la dedizione ed il sacrificio.
Ero molto indietro rispetto a coloro che iniziavano a praticarlo a 5 o 7 anni, ma feci i salti mortali e raggiunsi in pochi anni la cintura nera 1° DUAN e l’attestato di allenatore. Nel corso di questi anni seguirono svariate gare, pagate con i miei sudati guadagni in parallelo agli studi.
A 18 anni arrivò il diploma come Perito Tecnico a pieni voti e, deluso dal kung-fu e da come si era diffuso nel mondo, decisi di praticare prima il sanda, meglio conosciuta come boxe cinese, poi la Muai Thay, la boxe thailandese, entrambi a livello agonistico.
Nel corso degli anni che praticavo con costanza diverse discipline, rimanevo però sempre più deluso da ciò che c’era all’interno del mondo degli sport da combattimento, sentivo che mancava qualcosa, anche se ancora non avevo capito cosa.
Gli allenatori altro non erano che ex atleti con 20 anni di esperienza sul campo, senza la minima conoscenza né dei criteri di allenamento, né tantomeno del motivo per cui determinati esercizi e sessioni di allenamento si facevano proprio in quel modo...
Nella mia testa quindi iniziava a farsi largo l’idea di diventare io stesso un maestro ed istruttore, ma con l’intento di essere molto più preparato di coloro che dicevano
“IO CON QUESTI ALLENAMENTI CI HO FATTO 15 ANNI DI CARRIERA DA PROFESSIONISTA!!!”
Bene, ma quanti di coloro che ti seguono hanno ottenuto gli stessi risultati con lo stesso allenamento? Che risultati agonistici hai ottenuto tu?
- queste sono domande di cui ancora attendo risposta -
Tornando a noi, da dove iniziare quindi? Ero perplesso e non sapevo a chi chiedere consiglio…
Quindi cominciai a strutturare l’idea di cosa volevo essere e diventare da grande e, come tutti i ragazzi ambiziosi e con la voglia di spaccare il mondo della mia età, la modestia non faceva per me tanto da pensare di diventare il miglior preparatore atletico specializzato in SdC di sempre.
Adesso che avevo ben chiaro cosa diventare però, bisognava partire da qualche parte, quindi misi da parte gli studi tecnici da perito e
“HO DECISO, VOGLIO ENTRARE ALL'UNIVERSITÀ, FACOLTÀ DI SCIENZE MOTORIE”
Primo anno, sono fuori dai primi 100 posti, non entro. Mi metto a lavorare come un pazzo, decido di guadagnare i soldi per andare un mese in Cina e conoscere il vero mondo del kung-fu, ci riesco. Parto a fine luglio del 2010 e rientro a fine agosto. Tutto un altro mondo, fantastico e stupendo, ma è un mondo che purtroppo non fa più per me.
Riprovo i test universitari, finalmente entro ed inizio gli studi. Passa qualche mese, mi do le prime materie, tutto procede per il meglio fino a che un bel giorno mio padre mi dice:
“Hanno indetto un concorso a livello nazionale per una borsa di studio di € 27000 per studiare e fare uno stage direttamente nella più grossa casa automobilistica italiana. Prendono solo 10 persone ed il bando è aperto ai Periti con voto sopra il 90/100 ed ai laureati e laureandi triennali in ingegneria e affini. Perché non partecipi?”
“Ma papà, come posso competere con dei futuri ingegneri? e poi ho deciso di chiudere con le materie tecniche”
“Ma che ti interessa?? Non hai nulla da perdere ed è una bella borsa che potrebbe aiutarti a mantenerti gli studi, inoltre il concorso lo fanno qui a Catania, quindi provaci. Alla meno peggio ritorni a studiare per come stai già facendo”
Un po’ indeciso e con la sfacciataggine di colui che già sa come andrà a finire, lo faccio.
Eravamo in 300 circa, di cui la maggior parte tutti ingegneri o aspiranti tali con la puzza sotto il naso. Il test scritto mi sembra estremamente difficile, ma mi concentro e completo tutto ciò che posso. Quel giorno me ne tornai tranquillo a casa, convinto di essermi tolto un peso di dosso e aver accontentato finalmente mio padre.
Inaspettatamente però rientro tra i primi venti, passando la prima selezione. Seguono poi test d’inglese, colloquio tecnico e motivazionale. E alla fine e contro tutte le aspettative che avevo, supero tutto.
Mi ritrovo infine ad essere l’unico diplomato in mezzo a 9 ingegneri che mi guardano in malo modo non appena gli dico di essere un laureando in scienze motorie.
Inizia così il corso di studi tecnico in parallelo a quelli universitari che, inevitabilmente, rallentano.
Salgo a Torino, lavoro per 8 mesi al Centro Ricerche, mi gestisco casa e lavoro in totale autonomia. Contemporaneamente lì scopro un mondo della lotta totalmente diverso da quello che c’è al sud: combattimenti ogni mese, preparazioni atletiche specifiche e generali, mega palestre e tanta voglia di vincere ed emergere. Mi innamoro anche del pugilato, la noble art, che inizio a praticare.
Il percorso della borsa di studio termina dopo un anno e mezzo, una bellissima esperienza che mi ha permesso di accrescere il mio senso del dovere, l’importanza del sapersi organizzare e la consapevolezza che:
NESSUNO MAI SI MUOVERÀ PER TE PER FARTI OTTENERE UN RISULTATO,
SE PRIMA DI TUTTO NON SEI TU STESSO A FARE IL PRIMO PASSO
Quindi ritorno a Catania e riprendo gli studi universitari e inizio a praticare anche la boxe. Siamo a Gennaio del 2014 e nel giro di un mese supero 4 materie dell’università e cerco di recuperare il tempo perduto.
A marzo vengo assunto in e-distribuzione come operaio, e un mese dopo l’assunzione mi richiamano dal Centro Ricerche per un contratto, ma rifiuto. Gli studi universitari rallentano nuovamente.
Nonostante tutto e tutti, continuo ad andare avanti, seguo le materie, passo gli esami, mi esercito e provo su me stesso nuovi modi e metodi di allenamento, ma sento che manca ancora qualcosa. Noto con amarezza che l’università è troppo accademica, c’è troppa teoria nel mezzo e pochissima applicazione pratica.
L’esempio lampante di tutto ciò, è avvenuto dopo aver passato l’esame di biomeccanica, voto 27/30.
Mi sono detto
“WOW posso dire di conoscere l’argomento”
ed ecco che, comprando per pura curiosità un libro di biomeccanica applicata alle alzate di potenza degli strongman, scopro con mio grande stupore e anche un po’ di amarezza che non ci avevo capito un C***O in ciò che c’era scritto, e non perché non ero del settore ma mi sentivo chissà chi, ma ero un laureando in Scienze Motorie che si era fatto un mazzo gigantesco per passare al meglio quella materia specifica.
Quel libro me lo sono dovuto leggere e studiare tre volte prima di iniziare a comprenderlo. Ed il bello è che quel libro lo aveva scritto un ingegnere con la passione per powerlifting!!! Non un dottore del movimento né tantomeno un Chinesiologo o un Fisiatra!!!
La scoperta di questo paradosso e la mia smania di voler sapere come si allenano i grandi campioni e cosa ci sta dietro alle loro preparazioni atletiche (che non è il classico “fai 3 serie da 10 ripetizioni per ogni esercizio”) mi porta a guardarmi in giro anche fuori dall’università, comprando svariati libri di noti preparatori atletici di fama internazionale e di prendere la decisione che dovevo intraprendere anche degli studi extrauniversitari, partecipando a diversi corsi di formazione e conseguendo nel tempo diversi attestati come:
Istruttore di Fitness Wellness 1° e 2° lv (ConfSportiva - Università di Catania)
Istruttore di Allenamento Funzionale 1° e 2° lv (Functional Training School)
Allenamento al Femminile (Functional Training School)
Dimagrimento e Alimentazione (Functional Training School)
Postural Basic (Functional Training School)
Tecnico FIPE 1° lv (Federazione Italiana Pesistica)
Istruttore di Kettlebell Training 1° lv (Functional Training School)
Cutman professionista (ICA - International Cutman Association)
Istruttore Certificato per lo Scrutinio del Movimento Funzionale 1° e 2° lv (Metodo FMS)
Il miglioramento delle mie prestazioni sportive, l’aumento della sicurezza in me stesso, il non aver paura a rispondere e chiedere il perché di una determinata cosa, sono solo alcuni dei risultati raggiunti grazie a tutto ciò che ho fatto e studiato oltre alle competenze e conoscenze acquisite in ambito di Preparazione Atletica per gli Sport da Combattimento.
Attualmente, a 28 anni compiuti, mi ritrovo ad essere il Dottore in Scienze Motorie con la capacità di applicare realmente ciò che studio su fighter che mi si pone davanti, ottimizzando il tutto grazie anche al confronto con altri esperti di diversi settori al fine di raggiungere l’unico obiettivo che mi sono posto negli anni:
DIFFONDERE IL METODO CORRETTO DI PREPARARE UN FIGHTER

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