MIDDLE KICK

MIDDLE KICK

Il middle kick è un calcio circolare che può essere portato con la gamba arretrata (normale o con il chick kick) o con la gamba avanzata (con semi-spostamento o con semplice rotazione dell’anca).


Il “classico” middle kick viene eseguito in piena potenza con la gamba arretrata:

a) ruotando l’anca

b) portando il braccio corrispondente alla gamba all’indietro

c) portando il braccio opposto al volto il protezione

d) ruotando il piede d’appoggio

e) avvitandosi leggermente verso l’alto

f) *facendo un semi-spostamento con la gamba avanti


Una variabile che io utilizzo è quella dell’uscita dalla linea con apertura delle gambe (saltello), abbassamento del baricentro (la gamba è più flessa) e utilizzo prevalente dell’anca.

Il middle kick può essere portato per colpire il braccio ed indebolirlo/rallentarlo oppure per colpire costole o zone sensibili (fegato/milza).

Solitamente si preferisce bersagliare il braccio per evitare di colpire il gomito, ma un atleta tecnico, aspettando il momento opportuno, eviterà di arretrare troppo il baricentro e colpirà il suo avversario prevalentemente di tibia.

Nella maggior parte dei casi il colpo viene eseguito in potenza e non frustato (opzione invece più frequente per gli high kick di cui parleremo più avanti).

L’allenamento più comune è quello ai Peao o al sacco (che aiuta molto anche a condizionare le tibie), ma il lavoro a coppie aiuta a sviluppare meglio le linee di attacco, ad avere una superficie di impatto più realistica, a colpire con la tibia o collo-tibia e, nella fase difensiva, ad assorbire il colpo (mettendo la mano opposta a protezione del braccio), ad afferrare la gamba da fuori oppure restando coperti ed eseguendo una presa dall’alto o dal basso.

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INVITO A COLPIRE

12) INVITO A COLPIRE
Atteggiamento provocatorio dove si porta a scoprire parzialmente o completamente la propria guardia (oppure si simula un’inferiorità tattica) al fine di indurre il nostro avversario a scoprirsi portando una tecnica da noi voluta. Questo “rischio” fa sì che il nostro avversario sia prevedibile e noi possiamo mettere in atto la nostra tattica (ad esempio colpo in anticipo, di incontro o contrattacco)
Quando l’azione è “palese” l’atteggiamento di spavalderia può essere sintomo di insicurezza o (presunta) superiorità tecnica.
Quando l’azione è parziale questo può significare uno studio attento dell’avversario (“non devo farmi accorgere troppo dell’invito altrimenti non cadrà nella trappola”) oppure un nostro limite tecnico (l’azione non è voluta).
Solitamente l’invito riguarda il volto (Jab o guardia bassa), meno frequentemente il corpo (fegato, milza, bocca dello stomaco) oppure la guardia tenuta laterale (invito per low kick).
Se per le finte (vedi discussione 11 Fighting Zone) il bagaglio tecnico deve essere elevato per gli inviti è ancora più importante avere il controllo totale della situazione di gara: nel caso di una finta non riuscita possiamo al massimo non colpire l’avversario, in un invito non eseguito correttamente si può correre il rischio di subire un KO! Per questo motivo le azioni mirate all’invito vengono meno studiate ed eseguite in palestra.
OSU

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tattica e strategia

TATTICA E STRATEGIA

TATTICA E STRATEGIA

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In modo semplice possiamo definire la tattica come la singola azione stabilita in base al momento (cosa faccio ad inizio ripresa per esempio), all’azione avversaria (cosa faccio se l’avversario tira un low kick) e ad altre variabili (…).
La strategia possiamo definirla come il perseguimento di un fine a lungo termine (esempio vittoria) attraverso più azioni (o tattiche).

A volte la tattica è perdente (non sta parando i low kick, sta perdendo sulla carta), ma la strategia è vincente (prima del match si è deciso di non parare i low kick per far abbassare la guardia all’avversario e sferrare al momento giusto il destro del KO).

A volte però la strategia vincente può risultare troppo costosa in termini tattici (cosiddetta vittoria di Pirro) quando ad esempio ho un taglio pericoloso, una costola crinata, una tibia aperta… ma continuo e vinco il match (“il gioco vale la candela?”).
Nel caso di una gara importate sicuramente siamo disposti ad accettare una perdita tattica maggiore, mentre in una gara meno importate no.

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AZIONI DI FINTE

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DEFINIZIONE
Finta: azione simulata, accennata portata per distrarre/ fuorviare l’avversario al fine di eseguire una manovra già elaborata precedentemente (vedi tattica/ strategia, discussione 10 sul gruppo Fighting Zone).

Le finte possono essere eseguite in modo accennato (piccolo movimento del corpo) o quasi completo (porto un low kick, ma cado avanti all’ultimo istante cambiando guardia e sferrando una ginocchiata con la gamba opposta).
Possono riguardare i colpi (finta di Jab, di ginocchio), il corpo (inclino il busto per fingere un montante al corpo e poi tirare un diretto corto al corpo/volto) la linea (finta di colpire in alto e poi colpisco in basso), i movimenti (fingo di entrare in linea e poi faccio una diagonale, ad esempio per una spazzata, fingo di fare un passo avanti per poi uscire e rientrare su attacco avversario), gli atteggiamenti (ad esempio posso simulare una difficoltà per far avanzare il mio avversario e colpirlo d’incontro oppure posso simulare di non aver sentito il colpo al fegato per evitare che il mio avversario ne approfitti), il luogo (fingo di essere capitato all’angolo, quando in realtà l’ho voluto), il tempo (solitamente le finte vengono effettuate all’inizio del match quando si studia l’avversario e le sue risposte).

Da questa complessità di azioni comprendiamo come un buon coach non può sempre lasciare al caso o alle singole capacità dell’atleta tali azioni, ma sempre più spesso è necessario elaborare e provare queste azioni in palestra.
La coordinazione deve essere elevata e il bagaglio tecnico necessario per effettuare tali azioni deve essere completo altrimenti l’azioni di finta risulta lenta, prevedibile o goffa.

Tu lavori in palestra su tutte le finte elencate?

THE BOXER – IL FILM

Siamo a Belfast dove la guerra civile la fa da padrone della vita di tutti i giorni. Una città stanca del disordine, martoriata dalla violenza. Daniel Day Louis veste i panni di  Danny Flynn che ha scontato la pena di 14 anni per atti di terrorismo. Danny ha ora 32 anni ed ha scontato la sua pena, la sua vita è cambiata, la sua carriera da pugile stroncata e l’amore della sua vita, Maggie (Emily Watson), per decisione del padre, si trova in un infelice matrimonio con un membro del partito.Una volta fuori dal carcere Danny vuole riprendere tra le mani la sua vita, riprendere a combattere e soprattutto riavvicinarsi a Maggie. Il padre, il marito e l’IRA stessa si oppongono, sono sotto serie minaccia. Il pugile ritorna alla sua vecchia palestra e insieme al suo vecchio manager Ike (Ken Stott), cerca di rimetterla in piedi per dare un luogo di aggregazione che non abbia nulla a che fare con la religione, la politica e l’odio.La storia intreccia perfettamente avvenimenti socio politici con lo sport e la storia d’amore. Ancora una volta ci viene fatto vedere come lo sport, in questo caso il pugilato diventano un mezzo per affrontare con sfrontatezza le difficoltà della vita, ci dimostra quanto le palestre sono centro di aggregazione privo di minacce e discriminazioni.

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Gli sport da combattimento per educare i bulli

Gli sport da combattimento per educare i bulli

Gli sport da combattimento per educare i bulli

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Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza e di parlare seriamente anche dei carnefici di uno dei problemi che, molto spesso nel silenzio affligge scuole, luoghi di lavoro e altri ambienti di aggregazione. L’argomento è delicato, su questo non ci sono dubbi e una miriade di opinioni e soluzioni vengono proposte all’ordine del giorno da politici, associazioni ed educatori. Quello che però, buona parte di queste persone si dimentica di ipotizzare, probabilmente inconsapevolmente, è di proporre l’educazione marziale e gli sport da combattimento come soluzione al bullismo. Non possiamo di certo dire che sia la soluzione ultima, c’è molto lavoro da fare in tutti i settori, ma possiamo dire con certezza che sarebbe un grande aiuto a tutta la società. Cerco di affrontare questo argomento con cognizione di causa forte della mia esperienza di questo ambito sportivo. Proviamo allora insieme a vedere come gli sport da combattimento possono (potrebbero) educare un bullo. 

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