le caratteristiche del fighter - antonino graziano sciuto - kombatnet

LE CARATTERISTICHE DEL FIGHTER (Parte 1)

LE CARATTERISTICHE DEL FIGHTER (Parte 1)

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“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza, i caratteri più solidi sono quelli cosparsi di cicatrici” (Cit. Khalil Gibran)  

In tutti gli sport dell’era moderna, che si tratti di discipline di squadra o individuali, cicliche o acicliche, di situazione o meno, si è notato come ci fossero atleti molto più predisposti alla pratica di uno sport invece di un altro, predisposizione non solo a livello condizionale e coordinativo, ma anche e soprattutto a livello mentale.  

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PERCHE’ UN FIGHTER NON PUO’ SOLLEVARE PESO COME UN BODYBUILDER

PERCHE’ UN FIGHTER NON PUO’ SOLLEVARE PESO COME UN BODYBUILDER

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Nello scorso post, ho parlato dei motivi per cui un Fighter non può allenarsi come un powerlifter.
 
Il messaggio che vi ho lasciato è riassunto in questi due punti:
 
  • Le alzate fondamentali praticate nel powerlifting non sono l’unico modo di poter allenare la forza;
  • Un integrazione di esercizi unilaterali negli allenamenti, dona un incremento della performance maggiore rispetto all’utilizzo delle sole alzate fondamentali.

Dopo l’articolo riguardante questo argomento sorge una domanda spontanea: come ci si deve organizzare per sollevare peso? Sicuramente non come un BodyBuilder.

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Calci alti nella difesa personale, si o no?

Calci alti nella difesa personale, si o no?

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La querelle sull’utilizzo dei calci alti in un contesto non regolamentare deve essere analizzata da diversi punti di vista.

E’ opinione comune, tra gli esperti del settore, che l’utilizzo di tali calci in un combattimento da strada sia poco utile e in alcuni casi sconveniente.

Causa l’abbigliamento che potrebbe non consentirlo e l’instabilità che ne deriverebbe. Ma chiedilo ad un Thai o Kick boxer e ti dirà il contrario.

Soggettivamente e personalmente ho utilizzato ed ho visto utilizzare questi calci con grande efficacia. Questi sono un arma potentissima e sfruttano l evidente effetto sorpresa.

Ma come tutte le armi hanno i pro e i contro. Se mi trovo su una scala non farò un calcio di rotazione così come non cercherò di proiettare il mio avversario a terra, rischiando danni anche io.

Allora il nocciolo sta nell’opportunità di allenarli per un contesto da strada. Ovviamente se sono un buon praticante di arti marziali o sport da combattimento che ha trascorso molte ore nel perfezionamento della tecnica e nello sviluppo delle funzionalità necessarie al loro utilizzo, ne potrò trarre un vantaggio.

Ma se il mio obbiettivo è esclusivamente quello di prepararmi a fronteggiare un aggressore nella vita quotidiana, sarà inopportuno impegnare molte ore del mio allenamento nel loro perfezionamento che richiede comunque anche determinate doti genetiche.

Ecco che, seguendo il principio “della semplicità ed efficacia”, sarà più utile concentrarsi sull’allenamento di tutte quelle parti del combattimento che necessita acquisire in una lotta senza regolamenti che sono comunque tante e diverse, per certi aspetti, dalla gara sportiva.

cos'è il sinawali

Cos’è il SINAWALI?

Cos’è il SINAWALI?

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Il Sinawali, derivante dal termine sawali (intrecciare).

Il sinawali é uno dei tanti stili d’eskrima. Nelle scuole moderne dell’arte filippina viene usato come una serie di tecniche cicliche in cui si andranno ad utilizzare principalmente due bastoni, ma possono essere applicate con qualsiasi arma da percussione o taglio ed anche a mani nude.

Questa manovra consentirà di sviluppare praticamente una serie di attitudini tali da creare una risposta automatica sia in difesa che in attacco.

Il paradosso del tombino

Il paradosso del tombino

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Ciao a tutti ragazzi..

Un po’ di tempo fa, io e mia moglie Daniela ci siamo proprio un bel viaggio, Con destinazione Giappone e Malesia.

Abbiamo potuto ammirare i grattacieli, l’ordine e la spettacolare pulizia e gentilezza dei giapponesi e del loro territorio, in contrasto con la giungla della Malesia e come le tecnologie più evolute siano in contrapposizione con la tradizioni più antiche, tanto da lasciar a bocca aperta..

Detto ciò, una cosa che mi ha colpito in particolare e pure nel profondo, sono stati tombini del Giappone.

“I tombini del Giappone?”

Già.. Lo so è strano, ma lascia che ti spieghi… Leggi tutto l’articolo…

Perché imparare ad ATTACCARE?

Perché imparare ad ATTACCARE?

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Il motivo é molto semplice. Se non impari ad attaccare, non potrai difenderti da un’eventuale aggressione.

È paradossale, ma é la verità per due motivi:

1) non é possibile rimanere in difesa per sempre, dopo 2 parate (3 sono già troppe), un colpo sicuramente ti arriva;

2) se non impari ad attaccare e di conseguenza conoscere gli eventuali attacchi che l’aggressore potrebbe utilizzare, diventerai facile preda del tuo aguzzino.

Studiare l’attacco é fondamentale. Non si può sperare di conoscere due tecniche e risolvere in breve termine lo scontro. Ci vuole qualcosa in più e quel qualcosa in più è L’ATTACCO.

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Quale triangolo (maschio, femmina) é meglio utilizzare per l’attacco e la difesa?

Quale triangolo (maschio, femmina) é meglio utilizzare per l’attacco e la difesa?

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Entrambi vanno bene sia per attaccare che per difendersi, in modi completamente diversi.

Immagina per un attimo di avere un bastone in mano e di muoverti all’esterno in diagonale a + 45° (triangolo femmina), in questo caso puoi andare a colpire direttamente la mano armata avversaria oppure la testa.

Il +45° non é un errore, anzi, prendilo come un consiglio. Soprattutto se ti trovassi in mano un arma medio/lunga, più esci meglio è. Mai laterale, ma diagonale. Il triangolo lo devi comunque rispettare, sarà con angolazione maggiore, ma se non seguissi questa regola ti troveresti troppo lontano per riuscire a colpire il malintenzionato.

Nel caso del triangolo maschio è la stessa cosa solo che si angola indietro (l’ho spiegato bene nel post precedente). Ovviamente anche in questo caso, come scritto sopra, bisogna fare attenzione ad uscire correttamente.

Bisogna comunque affrontare in maniera approfondita la questione sul come incontrare e seguire la forza e le possibilità che si hanno utilizzando i due tipi di triangoli, i lati positivi e negativi di queste due manovre molto interessanti.

A.E.S. Advanced Eskrima System

A.E.S. Advanced Eskrima System

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Una scuola di nuova concezione nello studio e nell’insegnamento della lotta con armi da taglio, da percussione e a mani nude, in ambito non regolamentare.

Perché scegliere Advanced Eskrima System?

• Innovativa non nella creazione di nuove tecniche o figure (in tremila anni di storia marziale è stato oramai codificato di tutto e l’uomo continua ad avere due braccia e due gambe), ma nella realizzazione di un nuovo sistema didattico, di apprendimento e di scelta delle tecniche più consone ed efficaci al raggiungimento dell’obbiettivo;

• innovativa per l’approccio marziale tradizionale dell’insegnamento e il conseguente apprendimento delle tecniche selezionate, attraverso la ripetizione continua delle tecniche fondamentali, usando diverse formule;

• marziale perché si vogliono anche mantenere quei principi filosofici, mentali e spirituali che hanno contraddistinto le arti da combattimento per secoli;

 semplicità, efficacia e veridicità sono i pilastri fondamentali nella scelta ed applicazione delle tecniche utili allo scopo fondamentale, fronteggiare un’aggressione;

 obbiettivo ultimo dell’A.E.S. sarà creare competenze tali da far si che il praticante abbia un’ottima difesa a mani nude e con le armi, che siano da percussione o da taglio. Così facendo avrà buone possibilità di difendersi in diverse circostanze. Analisi e studio degli aspetti psicologici tattici sono parte integrante del Sistema.

Cosa vogliamo?
• formare istruttori a livello nazionale (per divulgare il nostro sistema), con almeno 3 anni nel settore marziale e/o nella difesa personale.

Cosa stiamo cercando?
• persone che vogliano apprendere non solo la difesa a mani nude, ma anche quella armata;

• persone serie, decise ed umili che abbiano una sana passione per le arti marziali e combattimento nella sua forma pura.

In questo primo modulo si effettuerà un’analisi di tutti gli elementi di base del combattimento allenati secondo diverse combinazioni. Lo studente verrà sempre stimolato a non creare sistemi fissi ma ad adattare logicamente questi elementi alle diverse situazioni.

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QUANDO IL COACH DICE: “NELLO SPARRING ANDATE PIANO E CONTROLLATI!!!” (Parte 2)

QUANDO IL COACH DICE: “NELLO SPARRING ANDATE PIANO E CONTROLLATI!!!” (Parte 2)

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Ciao a Tutti!
 
 
Se non lo hai ancora letto, ti consiglio caldamente di farlo subito…
 
Ciò detto, come preannunciato, adesso parleremo delle 5 cose da NON fare assolutamente durante lo Sparring, sei pronto?
 
Bene, cominciamo…

 

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Condizione bianca – gialla – rossa

Condizione bianca – gialla – rossa

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Quando siete addormentati o ve ne andate in giro svagati e distratti, senza aspettarvi nulla di male, vi trovate al più basso livello possibile di prontezza. Io la chiamo “Condizione Bianca“: una zona in cui siete inermi, vulnerabili, in un atteggiamento di negazione del pericolo. La condizione bianca é quella delle pecore, delle prede.

Quando salite a livello basilare di allerta e prontezza, psicologicamente preparati al combattimento, entrate nella “Condizione Gialla“.  I cani, che sono predatori per natura, raramente escono dalla condizione gialla: sono sempre pronti a giocare, combattere, saltellare, accoppiarsi, correre. Sono totalmente orientati alla sopravvivenza. Anche i guerrieri devono sforzarsi di vivere in una perenne condizione gialla. Un guerriero cerca sempre di sedersi con le spalle alla parete.

Non c’è una specifica frequenza cardiaca associata alle condizioni bianca o gialla: la differenza è più psicologia che fisiologica. Man mano che il livello ti attivazione e di allerta cresce, è possibile associare alle varie condizione altrettanti livelli di frequenza cardiaca.

Nella zona compresa tra i 115 e i 145 battiti per minuto (bpm) si è nelle condizioni ottimali di performance per la sopravvivenza e il combattimento. Chiamiamola “Condizione Rossa“. Le abilità motorie complesse e i tempi di reazione visuale e cognitiva sono ai loro massimi livelli, ma si comincia a pagarne un prezzo: a partire dai 115 bpm, le abilità motorie fine cominciano a deteriorarsi.

Estratto del libro: On Combat (Dave Grossman).

Psicologia e fisiologia del combattimento in guerra e in pace.

Edizioni Libreria Militare

PERCHE’ UN FIGHTER NON PUO’ ALLENARSI COME UN POWERLIFTER

PERCHE’ UN FIGHTER NON PUO’ ALLENARSI COME UN POWERLIFTER

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Chiariamo prima di tutto una cosa, chi è il powerlifter e cosa si pratica nel powerlifting?

In parole molto brevi e semplici, Il Powerlifting è quello sport il cui obiettivo è sollevare il maggior peso possibile in tre alzate fondamentali:

– BACK SQUAT: Piegamento sulle gambe con bilanciere – BENCH PRESS: Distensione su panca con bilanciere – DEADLIFT: Stacco da Terra con bilanciere

Avendo questo fine, il praticante (powerlifter) solleva un enorme mole di peso in ogni singolo allenamento.

Premesso ciò, perché un Fighter, che sia uno STRIKER o un Grappler, non può allenarsi come un powerlifter?

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QUANDO IL COACH DICE: “NELLO SPARRING ANDATE PIANO E CONTROLLATI!!!” (Parte 1)

QUANDO IL COACH DICE: “NELLO SPARRING ANDATE PIANO E CONTROLLATI!!!” (Parte 1)

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Alla fine di ogni round di sparring ed il vostro coach vi dice di cambiare compagno, c’è sempre qualcuno che viene lasciato fuori. E quel qualcuno spesso e volentieri e uno di quelli che durante lo sparring combatte come se dovesse vincere il titolo mondiale..

 

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Stare nel centro

Stare nel centro

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Momento di studio su questo aspetto.

“Ci sarebbe moltissimo da dire a proposito del principio di stare nel centro; molto poco, però, può essere esposto a parole perchè, sebbene questo concetto sia in qualche maniera riconducibile a principi fisici, in realtà si tratta di un modo di essere…

Il vostro “centro” è il centro fisico di gravità, situato all’interno del corpo approssimativamente quattro dita sotto l’ombelico e a metà strada dalla spina dorsale.

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Corsi A.E.S.

Corsi A.E.S.

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L’A.E.S dispone una serie di corsi in base all’esperienza e all’obbiettivo della persona interessata.

  • Lezione privata: adatta per coloro che vogliono approfondire la propria conoscenza marziale in modo più preciso e diretto, proporzionale al proprio grado di preparazione e specifica alle richieste personali tecniche, adattandosi agli orari del richiedente.
  • Corso intensivo: questa tipologia di corso viene consigliata a coloro i quali vogliono effettuare almeno 4 ore di allenamento consecutive, con un minore costo economico. Si diversifica dalla lezione privata in quanto i partecipanti saranno più di uno ma con numero massimo di 6.
  • Corso istruttori: questo è esclusivo solo per coloro che hanno esperienza di almeno 3 anni in qualsiasi disciplina marziale, sportiva da contatto o di difesa personale. È impostato in quattro moduli che a loro volta sono suddividi in step, in cui si andrà a trattare un argomento specifico per almeno 5 ore. Ed è diretta alla formazione di istruttori su tutto il territorio nazionale.

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Tactical Stick

Tactical Stick

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Nell’A.E.S. hai la possibilità di specializzarti nell’uso esclusivo del bastone per la difesa personale, acquisendo le diverse dinamiche di utilizzo:

  • Attacco e difesa;
  • Disarmi con il bastone vs bastone;
  • Disarmi a mani nude vs bastone;
  • L’utilizzo dei due bastoni aumenta le capacità percettive dell’occhio a causa della maggiore velocità del bastone, nella sua parte avanzata, rispetto ad un qualsiasi pugno. Allo stesso tempo diventerai ambidestro nell’utilizzo di quest’arma. Il kali filippino lo prevede da programma;
  • Applicazioni a mani nude delle tecniche di bastone doppio;
  • Esercizi tradizionali basici e avanzati (quest’ultimi ideati da Raffaele Camerano) per aumentare la capacità di risposta d’azione ad un eventuale attacco.

A questa specializzazione si può accedere, per ovvi motivi, solo dopo aver completato i primi due moduli del corso istruttori.

Perché sapersi difendere?

Perché sapersi difendere?

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Preferirei vivere in una società in cui non sia necessario insegnare a donne o comunque a nessuno a difendersi da aggressioni di vario genere. Ma vivere in un sistema in cui non ci sia tale necessità perché ognuno ha imparato a rispettare l’altrui persona.

Purtroppo non è così. Oggi più che mai viviamo periodi di violenza dilagante e le cronache quotidiane ne danno continua testimonianza. Viviamo periodi in cui la violenza può sfociare da piccoli e banali incomprensioni, un semplice parcheggio o uno sguardo di troppo, e gli atti criminosi volti a ledere l’incolumità personale si fanno sempre più estremi.

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Bastone corto per la difesa abitativa

Bastone corto per la difesa abitativa

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Difesa abitativa

Il bastone corto (quello da eskrima di solito è di 70 cm) é un’ottima arma per la difesa abitativa.

In una camera molto spaziosa lo si può usare con una sola mano o con due nella stessa estremità (come una mazza da baseball).

Ovviamente, in casa, molto spesso si hanno spazi stretti, dove, in caso di aggressione sarebbe difficile se non impossibile (in alcuni casi) muovere il bastone con i tipi di impugnature sopra citate, dato che si andrebbe a sbattere contro i muri o altro e si potrebbe perdere momentaneamente il controllo del bastone o nei peggiori dei casi l’arma stessa.

Per questo tipo di difesa, l’impugnatura più consona da adottare sarà a due mani verso le due estremità del bastone, consiglio vivamente di lasciare dello spazio alle due estremità (punjo), perché quest’ultime serviranno anche per colpire l’avversario.
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My Passion.. My Life…

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Ed eccomi qui allora, piacere di conoscerti, io sono Graziano Sciuto.
Vorrei parlarti un attimo di me in modo da darti le motivazioni necessarie a capire perché dovresti ascoltare ciò che dico.
Sono il più piccolo della famiglia, ero il classico bambino un po’ cicciottello (“perché la pancia è tutta altezza” cit.) e occhialuto cresciuto con in un’infanzia non tanto degna di essere ricordata.
Non ho mai avuto la possibilità di giocare con mio padre come facevano gli altri e, per via di svariati problemi economici, ho dovuto aspettare di poter lavorare per pagarmi la palestra per rimettermi in forma.
Durante le scuole a volte venivo deriso ed emarginato a causa della mia prestazione fisica alquanto scadente ed il tutto era incorniciato dall’avere una situazione economica e relazionale interfamiliare non proprio delle migliori. Stavo spesso da solo e non avevo molte amicizie.
Avevo quindi un bivio davanti:
  • Lasciarmi abbandonare alla situazione che c’era attorno e far sì che il destino decidesse per me
  • Ribellarmi, lottare e fare di tutto per ottenere qualcosa di meglio dalla mia vita
Grazie al sostegno della mia famiglia e delle poche persone a me vicine che mi hanno sempre accompagnato, scelsi la seconda.
Quindi a 14 anni iniziai finalmente a lavorare, prima in fabbrica dallo zio, poi in una camionetta dei panini nelle stagioni estive e nei fine settimana per mantenermi in autonomia senza dover chiedere nulla. Ero deciso e motivato a tutti i costi di cambiare il mio status.
Della mia adolescenza non ho molti bei ricordi: il sabato sera al posto di uscire con gli amici gli facevo il panino per cena dalla camionetta, ma questa esperienza come tante altre mi portarono per fortuna ad essere molto più responsabile e “adulto” dei miei coetanei.
Con l’intento di imparare a lottare e difendersi, iniziai a praticare il kung-fu, uno dei migliori sport che insegnano la disciplina, la dedizione ed il sacrificio.
Ero molto indietro rispetto a coloro che iniziavano a praticarlo a 5 o 7 anni, ma feci i salti mortali e raggiunsi in pochi anni la cintura nera 1° DUAN e l’attestato di allenatore. Nel corso di questi anni seguirono svariate gare, pagate con i miei sudati guadagni in parallelo agli studi.
A 18 anni arrivò il diploma come Perito Tecnico a pieni voti e, deluso dal kung-fu e da come si era diffuso nel mondo, decisi di praticare prima il sanda, meglio conosciuta come boxe cinese, poi la Muai Thay, la boxe thailandese, entrambi a livello agonistico.
Nel corso degli anni che praticavo con costanza diverse discipline, rimanevo però sempre più deluso da ciò che c’era all’interno del mondo degli sport da combattimento, sentivo che mancava qualcosa, anche se ancora non avevo capito cosa.
Gli allenatori altro non erano che ex atleti con 20 anni di esperienza sul campo, senza la minima conoscenza né dei criteri di allenamento, né tantomeno del motivo per cui determinati esercizi e sessioni di allenamento si facevano proprio in quel modo…
Nella mia testa quindi iniziava a farsi largo l’idea di diventare io stesso un maestro ed istruttore, ma con l’intento di essere molto più preparato di coloro che dicevano
“IO CON QUESTI ALLENAMENTI CI HO FATTO 15 ANNI DI CARRIERA DA PROFESSIONISTA!!!”
Bene, ma quanti di coloro che ti seguono hanno ottenuto gli stessi risultati con lo stesso allenamento? Che risultati agonistici hai ottenuto tu?
– queste sono domande di cui ancora attendo risposta –
Tornando a noi, da dove iniziare quindi? Ero perplesso e non sapevo a chi chiedere consiglio…
Quindi cominciai a strutturare l’idea di cosa volevo essere e diventare da grande e, come tutti i ragazzi ambiziosi e con la voglia di spaccare il mondo della mia età, la modestia non faceva per me tanto da pensare di diventare il miglior preparatore atletico specializzato in SdC di sempre.
Adesso che avevo ben chiaro cosa diventare però, bisognava partire da qualche parte, quindi misi da parte gli studi tecnici da perito e
“HO DECISO, VOGLIO ENTRARE ALL’UNIVERSITÀ, FACOLTÀ DI SCIENZE MOTORIE”
Primo anno, sono fuori dai primi 100 posti, non entro. Mi metto a lavorare come un pazzo, decido di guadagnare i soldi per andare un mese in Cina e conoscere il vero mondo del kung-fu, ci riesco. Parto a fine luglio del 2010 e rientro a fine agosto. Tutto un altro mondo, fantastico e stupendo, ma è un mondo che purtroppo non fa più per me.
Riprovo i test universitari, finalmente entro ed inizio gli studi. Passa qualche mese, mi do le prime materie, tutto procede per il meglio fino a che un bel giorno mio padre mi dice:
“Hanno indetto un concorso a livello nazionale per una borsa di studio di € 27000 per studiare e fare uno stage direttamente nella più grossa casa automobilistica italiana. Prendono solo 10 persone ed il bando è aperto ai Periti con voto sopra il 90/100 ed ai laureati e laureandi triennali in ingegneria e affini. Perché non partecipi?”
“Ma papà, come posso competere con dei futuri ingegneri? e poi ho deciso di chiudere con le materie tecniche”
“Ma che ti interessa?? Non hai nulla da perdere ed è una bella borsa che potrebbe aiutarti a mantenerti gli studi, inoltre il concorso lo fanno qui a Catania, quindi provaci. Alla meno peggio ritorni a studiare per come stai già facendo”
Un po’ indeciso e con la sfacciataggine di colui che già sa come andrà a finire, lo faccio.
Eravamo in 300 circa, di cui la maggior parte tutti ingegneri o aspiranti tali con la puzza sotto il naso. Il test scritto mi sembra estremamente difficile, ma mi concentro e completo tutto ciò che posso. Quel giorno me ne tornai tranquillo a casa, convinto di essermi tolto un peso di dosso e aver accontentato finalmente mio padre.
Inaspettatamente però rientro tra i primi venti, passando la prima selezione. Seguono poi test d’inglese, colloquio tecnico e motivazionale. E alla fine e contro tutte le aspettative che avevo, supero tutto.
Mi ritrovo infine ad essere l’unico diplomato in mezzo a 9 ingegneri che mi guardano in malo modo non appena gli dico di essere un laureando in scienze motorie.
Inizia così il corso di studi tecnico in parallelo a quelli universitari che, inevitabilmente, rallentano.
Salgo a Torino, lavoro per 8 mesi al Centro Ricerche, mi gestisco casa e lavoro in totale autonomia. Contemporaneamente lì scopro un mondo della lotta totalmente diverso da quello che c’è al sud: combattimenti ogni mese, preparazioni atletiche specifiche e generali, mega palestre e tanta voglia di vincere ed emergere. Mi innamoro anche del pugilato, la noble art, che inizio a praticare.
Il percorso della borsa di studio termina dopo un anno e mezzo, una bellissima esperienza che mi ha permesso di accrescere il mio senso del dovere, l’importanza del sapersi organizzare e la consapevolezza che:
NESSUNO MAI SI MUOVERÀ PER TE PER FARTI OTTENERE UN RISULTATO,
SE PRIMA DI TUTTO NON SEI TU STESSO A FARE IL PRIMO PASSO
Quindi ritorno a Catania e riprendo gli studi universitari e inizio a praticare anche la boxe. Siamo a Gennaio del 2014 e nel giro di un mese supero 4 materie dell’università e cerco di recuperare il tempo perduto.
A marzo vengo assunto in e-distribuzione come operaio, e un mese dopo l’assunzione mi richiamano dal Centro Ricerche per un contratto, ma rifiuto. Gli studi universitari rallentano nuovamente.
Nonostante tutto e tutti, continuo ad andare avanti, seguo le materie, passo gli esami, mi esercito e provo su me stesso nuovi modi e metodi di allenamento, ma sento che manca ancora qualcosa. Noto con amarezza che l’università è troppo accademica, c’è troppa teoria nel mezzo e pochissima applicazione pratica.
L’esempio lampante di tutto ciò, è avvenuto dopo aver passato l’esame di biomeccanica, voto 27/30.
Mi sono detto
“WOW posso dire di conoscere l’argomento”
ed ecco che, comprando per pura curiosità un libro di biomeccanica applicata alle alzate di potenza degli strongman, scopro con mio grande stupore e anche un po’ di amarezza che non ci avevo capito un C***O in ciò che c’era scritto, e non perché non ero del settore ma mi sentivo chissà chi, ma ero un laureando in Scienze Motorie che si era fatto un mazzo gigantesco per passare al meglio quella materia specifica.
Quel libro me lo sono dovuto leggere e studiare tre volte prima di iniziare a comprenderlo. Ed il bello è che quel libro lo aveva scritto un ingegnere con la passione per powerlifting!!! Non un dottore del movimento né tantomeno un Chinesiologo o un Fisiatra!!!
La scoperta di questo paradosso e la mia smania di voler sapere come si allenano i grandi campioni e cosa ci sta dietro alle loro preparazioni atletiche (che non è il classico “fai 3 serie da 10 ripetizioni per ogni esercizio”) mi porta a guardarmi in giro anche fuori dall’università, comprando svariati libri di noti preparatori atletici di fama internazionale e di prendere la decisione che dovevo intraprendere anche degli studi extrauniversitari, partecipando a diversi corsi di formazione e conseguendo nel tempo diversi attestati come:
  • Istruttore di Fitness Wellness 1° e 2° lv (ConfSportiva – Università di Catania)
  • Istruttore di Allenamento Funzionale 1° e 2° lv (Functional Training School)
  • Allenamento al Femminile (Functional Training School)
  • Dimagrimento e Alimentazione (Functional Training School)
  • Postural Basic (Functional Training School)
  • Tecnico FIPE 1° lv (Federazione Italiana Pesistica)
  • Istruttore di Kettlebell Training 1° lv (Functional Training School)
  • Cutman professionista (ICA – International Cutman Association)
  • Istruttore Certificato per lo Scrutinio del Movimento Funzionale 1° e 2° lv (Metodo FMS)
Il miglioramento delle mie prestazioni sportive, l’aumento della sicurezza in me stesso, il non aver paura a rispondere e chiedere il perché di una determinata cosa, sono solo alcuni dei risultati raggiunti grazie a tutto ciò che ho fatto e studiato oltre alle competenze e conoscenze acquisite in ambito di Preparazione Atletica per gli Sport da Combattimento.
Attualmente, a 28 anni compiuti, mi ritrovo ad essere il Dottore in Scienze Motorie con la capacità di applicare realmente ciò che studio su fighter che mi si pone davanti, ottimizzando il tutto grazie anche al confronto con altri esperti di diversi settori al fine di raggiungere l’unico obiettivo che mi sono posto negli anni:
DIFFONDERE IL METODO CORRETTO DI PREPARARE UN FIGHTER
Fabio Corelli per Kombatnet

Intervista a Fabio Corelli

Intervista a Fabio Corelli

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Ciao Fabio, grazie per la tua disponibilità! 

È sempre un piacere per gli amici di Kombatnet!

Partiamo subito da questa edizione del King of The Ring al Palasport Flaminio di Rimini, la nona, che si preannuncia ricca di incontri di altissimo livello, fino al Titolo Mondiale di Giuseppe De Domenico: cosa puoi raccontarci al riguardo?

Come sempre cercheremo di fare il massimo per dare un bello spettacolo, spaziando dalla Kickboxing, al K1 fino arrivare alle MMA: gli abbinamenti che negli anni abbiamo proposto non hanno mai deluso le attese.

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