Difesa personale e sport da combattimento

Difesa personale e sport da combattimento

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… o anche “dietro una tastiera non si va KO“.

C’è un argomento che mi sta a cuore e che di recente è stato protagonista di alcune accese discussioni su Kombatnet (qui, qui e qui per chi fosse interessato a leggere le varie opinioni e dire la sua), ossia la differenza tra difesa personale in un contesto quotidiano e la pratica sportiva.

Si tratta di un argomento sul quale sono stati spesi fiumi di parole ed anche il nostro Alessio Sakara si è espresso in merito.

La domanda è: quanto conta la pratica sportiva nelle discipline da combattimento in uno scontro reale urbano tra persone? 

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Intervista a Roberto Gallo Cassarino

Intervista a Roberto Gallo Cassarino

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Ciao Roberto, grazie per la tua disponibilità! Partiamo dagli eventi recenti: tuo figlio Mathias Gallo Cassarino è stato nominato “Fighter of the Year” da Muay Thai Magazine! Un’altra vittoria, seppure non sul ring: che cosa pensi di questo riconoscimento?

Grazie a Voi! Sì, ‘Muay Thai Magazine’ ha montato su un teatrino con buone intenzioni che poi è finito in ‘novelas’, ma lasciamo stare. Prima di loro già Fighting Zone Italia aveva assegnato senza indugio il titolo di Kick Boxer dell’anno a Giorgio Petrosyan e di Nak Muay dell’anno a Mathias. Inoltre aveva anche scelto come match dell’anno Mathias Gallo Cassarino vs Inseethong (Campione di Thailandia in carica), dichiarando “ho iniziato a vederlo comodamente seduto sul divano e ho finito sbraitando in piedi davanti alla tv. Vuol dire che è stato speciale e qualcosa mi ha lasciato”.

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TUTTO EBBE INIZIO DA QUI…

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Vi è mai capitato di guardare un’atleta e pensare che potrebbe ottenere molti più risultati solo allenandosi con criterio? E quanti atleti in generale si sono visti loro stessi non raggiungere mai la performance desiderata a causa di blocchi funzionali, rigidità o semplicemente di una preparazione atletica lasciata al caso?
Io mi ci sono ritrovato personalmente e ho conosciuto anche molti atleti in questa stessa IDENTICA situazione.
Numerosi studi spiegano l’importanza di una preparazione atletica creata ad hoc per l’incremento della performance sportiva, dall’atleta d’élite al principiante, per diminuire ad esempio eventuali scompensi che potrebbero peggiorare il gesto atletico e portare ad infortuni.
Avendo praticato per molti anni diversi sport di lotta ho sempre riscontrato la mancanza di qualcosa, di un criterio, di un metodo;
Molto spesso gli allenamenti erano lasciati al caso o all’esperienza dell’allenatore di turno e i miglioramenti tardavano sempre ad arrivare e non trovavo nessuno che potesse dare risposta alle mie domande sul perché di determinati allenamenti e sui criteri da applicare.
Da qui nasce l’esigenza di studiare personalmente tutto ciò che poteva essermi utile nella preparazione atletica specifica, fino a trovare la maggior parte delle mie risposte nei principi dell’allenamento funzionale associati a quelli che sono i fondamenti dell’allenamento per la sua strutturazione ottimale.
Ne seguì un percorso di studi più specifico, fatto anche di libri extra – universitari, allenamenti specifici e corsi di formazione mirati, il tutto accompagnato da continue prove e riprove applicate su me stesso, definendo pian piano la rotta dell’obiettivo finale.
Con questo profilo che ho creato voglio pertanto mostrare cosa si può ottenere creando in modo opportuno una preparazione atletica specifica utilizzando i principi dell’allenamento funzionale… e non solo…
fare a vuoto con pesetti non serve a niente

FARE IL VUOTO NON SERVE A NULLA (se lo fai con i pesetti)

FARE IL VUOTO NON SERVE A NULLA (se lo fai con i pesetti)

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E’ lui, l’unico, il solo e l’irraggiungibile esercizio “fondamentale” inserito praticamente in qualsiasi sessione d’allenamento di un qualsiasi Striking Combat Sport.

Il “vuoto” (conosciuto anche come Shadow Boxing) con i pesetti. Ciò che però nessuno si è mai chiesto è se questo esercizio, che viene comunque sfruttato fin dalla notte dei tempi nelle discipline come boxe, muay thai ecc, serve realmente a qualcosa.  

Vi preannuncio la risposta:

NO, anzi in alcuni casi può anche influenzare negativamente la tecnica del gesto, ma cerchiamo di capire il perché.

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